01/06/2025
A volte il silenzio dice più di mille parole.
E chi era a Monaco ieri lo ha percepito.
Un’aria diversa. Strana.
Una sensazione che, per chi si sofferma sui dettagli, era chiara fin da subito.
Dal riscaldamento agli sguardi.
Dall’atteggiamento del mister a quello dei giocatori.
Dal tifo sugli spalti al PSG che, a tratti, sembrava aver già vinto prima ancora del fischio d’inizio.
Lo volevano. Con tutto se stessi. Si vedeva. Si sentiva.
Noi, invece, ci siamo portati dietro i problemi di tutta la stagione.
E la verità è che i colpevoli – per un’annata in cui si poteva vincere tutto e invece non si è vinto nulla – siamo tutti: società, allenatore, squadra e anche noi tifosi.
Ma ora serve fermarsi.
Guardarsi negli occhi.
E parlarsi da uomini.
Perché l’Inter non è per tutti.
È per chi ha fuoco vero, per chi ogni volta che vede quella maglia sente un brivido, per chi porta questi colori negli occhi e nel cuore.
Si può perdere, certo.
Fa parte dello sport.
Ma si perde con onestà, con dignità, dando tutto fino all’ultimo secondo.
E poi si ringrazia. Si riconosce chi c’è stato. Si onora chi ha fatto chilometri per esserci.
Ieri non è successo.
A parte Dumfries, che a fine premiazione ha avuto la lucidità di ve**re sotto il settore.
Per il resto, nulla.
Nessuna parola da dirigenti, giocatori o allenatore verso quei tifosi che, nonostante tutto, sono rimasti.
Per abbracciare, per capire, per esserci.
L’unico gesto empatico – e fa quasi male dirlo – lo ha fatto Hakimi. Con il gol dell’1-0. L’unico che sembrava dire “scusatemi” davvero.
E allora sì, quello che resta è meno di zero.
Tutto ciò che è stato fatto finora vale meno di nulla.
Perché a quel punto, anche le cose più belle perdono di senso.
Pretese, rincari, abbonamenti, tessere, ticket…
Non si può chiedere tanto a chi ha ricevuto poco.
E dal prossimo anno, con lucidità e coerenza, valuteremo se continuare ad aderire a tutto questo.
Perché l’amore resta, ma il resto, se non c’è rispetto, fuoco e passione, non è più necessario.
Già prima della partita lo si percepiva.
Chi c’era può confermarlo.
C’era qualcosa che non tornava.
In 4 anni abbiamo raccolto poco, pochissimo.
E la pazienza, per quanto grande, non è infinita.
Noi tifosi non meritiamo questo. Non più.
Ora abbiate la decenza di guardarvi in faccia e ripartire.
Costruite con una visione vera. Non solo per tornaconto personale. Perché se si vuole essere protagonisti in Europa, bisogna investire, dare spazio ai giovani, puntare anche su chi il campo se lo mangia, avere occhi attenti e lucidi nel saper preparare ed approcciare diversamente, ma soprattutto bisogna remare tutti nella stessa direzione.
Serve dire le cose come stanno, senza paura.
Serve fare scelte coraggiose. Anche scomode.
Perché se qualcosa non funziona, è giusto cambiare.
E se un giocatore non vuole restare, non si forza.
Per noi l’Inter viene prima di tutto. E se lo è per noi, dovrebbe esserlo ancora di più per chi quei colori li indossa ogni giorno.
Rispetto. Fuoco. Passione. Senza questi tre elementi, tutto il resto, per noi, non ha nessun valore.