27/08/2026
VI RIPORTO QUESTA LETTURA
ED UNA RIFLESSIONE ☺️😐
“GHIACCIO AMARO ❄️💨💦🌨️”
La nostra percezione è malata, e in gran parte dipende della comunicazione. Tutto è ridotto all’eccitazione di un istante, che chiamare emozione è già troppo. Ti buttano lì la notizia, ti si alzano due peli delle braccia e un minuto dopo sei pronto alla successiva. Il fatto è che dentro la catena di smontaggio passano anche le notizie epocali, subito triturate dal blob dei media, social e no.
Quest’estate ha fatto così caldo che chi non vede la disfunzione merita il repartino psichiatrico. È chiaro che andremo arrosto, le migrazioni climatiche saranno epocali, spenderemo miliardi per metterci un pannicello freddo e cresceranno a dismisura le differenze tra chi potrà permettersi la refrigerazione artificiale, la casa in montagna, la fuga dall’afa, e chi resterà a morire nelle periferie. È talmente chiaro che non frega a nessuno, infatti si parla di fenomeni eccezionali, numeri da guinness, curiosità estive, aspettando che l’autunno spenga i cervelli per altri sei mesi.
Vale anche per i ghiacciai, che sono notizie d’intrattenimento se non c’è di meglio. Ma a me la scomparsa fulminea del ghiaccio sembra una morte epocale, la fine del mondo che conoscevamo, perché la neve e i ghiacciai rappresentavano la nostra innocenza. Come se d’un tratto ci togliessero il mare dagli occhi, o le foreste. L’idea che al grigio delle città si affiancasse il bianco, così vicino che bastava alzare lo sguardo, era la certezza di un contraltare alle nostre tristezze, e anche se non ci salivi, sui ghiacciai, erano sempre lì a certificare l’esistenza di un altro mondo. Ora non più.
Cristian Migliorati
REDELK Outdoor