27/09/2026
Spesso si vedono esercitazioni bellissime da vedere, con tuffi plastici e conclusioni pulite, ma che di fatto anestetizzano il cervello del numero uno perché la risposta motoria è già scritta prima ancora che parta il tiro. Se togli l'incertezza, togli la percezione e di conseguenza la presa di decisione: il portiere diventa un esecutore passivo anziché un lettore attivo del gioco.
Sul campo, con i ragazzi e in particolare con le categorie dove la velocità di pensiero fa la differenza, sto applicando tre variazioni che azzerano la prevedibilità:
Situazioni a opzione aperta (2v1 o 3v2 in spazi stretti): L'attaccante ha la libertà di calciare, servire il compagno o puntare. Il portiere deve gestire la postura (di solito una set position più dinamica e fluida) per coprire lo specchio senza sbilanciarsi sulla prima finta, leggendo i tempi d'uscita sui piedi di chi conduce.
Partenze in deficit sensoriale: Invece del classico segreto "via" o del pallone calciato da fermo, introduco partenze con il portiere rivolto di sp***e, in ginocchio o in movimento su stimolo visivo (una casacca mossa dal mister o un segnale luminoso/sonoro), costringendolo a riorganizzare il campo visivo un istante prima di parare.
Il "briefing" a fine blocco: Come giustamente sottolinei, chiedere "Cosa hai visto?" o "Perché hai scelto quella diagonale d'uscita?" sposta l'attenzione dall'errore tecnico al processo cognitivo. Se il portiere sa verbalizzare l'indizio che ha usato (es. l'orientamento del bacito dell'attaccante), significa che la lettura è diventata consapevole.
Alla fine, la reattività pura è solo una componente marginale: la vera parata inizia secondi prima che il pallone venga calciato, negli occhi che scannerizzano il campo.
Apport - Associazione Italiana Preparatori Portieri
🧠🧤 Il portiere esperto decide più velocemente. Ma non perché possiede riflessi “magici”.
Uno studio pubblicato nel 2025 ha confrontato i processi decisionali di portieri di livello élite e portieri meno esperti. Nelle situazioni sperimentali proposte, il gruppo élite ha mostrato tempi decisionali significativamente più brevi, compresi indicativamente tra 240 e 260 millisecondi.
Il dato va interpretato con prudenza: una prova controllata non riproduce tutta la complessità di una partita. Offre però uno spunto importante per chi lavora sul campo.
L’esperienza permette al portiere di riconoscere prima gli indizi rilevanti. Il piede d’appoggio e l’orientamento del tiratore, la posizione del pallone, la distanza dalla porta, il movimento degli altri giocatori e lo spazio disponibile contribuiscono a restringere il numero delle risposte possibili.
Il portiere non aspetta semplicemente la conclusione. Raccoglie informazioni mentre l’azione si sviluppa e si prepara alla scelta più probabile, senza impegnarsi troppo presto.
Questo aspetto dovrebbe trovare spazio anche nelle sedute. Un’esercitazione nella quale direzione, tempo e modalità del tiro sono già conosciuti può essere utile per consolidare un gesto, ma allena poco la decisione. Per sviluppare la lettura servono situazioni con più possibilità reali, nelle quali il portiere debba osservare e scegliere.
Non occorrono necessariamente esercizi complessi. È possibile intervenire su alcuni elementi:
- lasciare all’attaccante più soluzioni;
- cambiare distanze e angoli di conclusione;
- utilizzare partenze meno prevedibili;
- inserire compagni e avversari nel campo visivo;
- evitare indicazioni che anticipino la risposta;
- chiedere al portiere quali informazioni abbia utilizzato per decidere.
Il dato cronometrico è interessante, ma la domanda utile per il preparatore è un’altra: stiamo allenando soltanto l’esecuzione oppure anche ciò che permette al portiere di scegliere l’intervento corretto?
Condividete nei commenti esperienze ed esercitazioni.