14/05/2026
Spring Camp 2026, sotto la Direzione Tecnica del M° Fabio Ramazzin: quattro giorni di pratica intensa, costruiti attorno a un tema centrale, la consapevolezza del proprio corpo.
Aikido e consapevolezza corporea: l’Aikido diventa benessere e consapevolezza, e si manifesta attraverso praticanti mobili, flessibili, che stanno bene e si prendono cura di sé.
Il lavoro è partito da forme tecniche comuni, accessibili a tutti, ma non si è fermato alla loro esecuzione. Progressivamente, l’attenzione si è spostata su ciò che genera il movimento: il “motore” anatomico.
Non quindi la tecnica come forma da riprodurre, ma come manifestazione di un’organizzazione interna più profonda.
Questo ha portato a un cambio di prospettiva concreto: meno imitazione, più comprensione. Un processo che privilegia l’ascolto e la coerenza interna, rendendo ogni movimento espressione di un principio, piuttosto che di una forma.
Ha arricchito questo percorso l’intervento di uno specialista ortopedico, che ha offerto una lettura chiara e diretta dell’apparato muscolo-scheletrico coinvolto nell’applicazione tecnica su uke, sottolineando i punti di attenzione per chi esegue, ma al tempo stesso rimarcando l’efficacia delle tecniche, evidenziando eventuali punti di lesione o rottura. Tutto ciò ha reso evidente come, nel lavoro a coppie, l’efficacia e il controllo non dipendano da uno sforzo maggiore, ma da un uso più coerente e soprattutto più consapevole del corpo.
Parallelamente, il camp ha incluso moduli di formazione dedicati agli insegnanti, momenti specifici in cui la pratica si è fatta ancora più analitica. Tra questi, un lavoro mirato sugli “aggiustamenti”: non correzioni esterne, ma interventi puntuali capaci di orientare la percezione dell’altro, facilitando un apprendimento più diretto e incarnato. Un approccio che richiede sensibilità, precisione e responsabilità nella relazione didattica.
Il clima di pratica è stato improntato a una serietà autentica, mai rigida: un ambiente in cui l’attenzione era alta, ma il cuore rimaneva leggero. Tutti erano immersi nello studio, presenti a ciò che stavano facendo, e proprio questa qualità ha lasciato spazio anche a momenti di goliardia spontanea, parte naturale della relazione e non sua interruzione.
Alla quarta edizione dello springcamp emergono segnali di ciò che abbiamo definito “convergenza della pratica”, ovvero percorsi differenti che si incontrano non solo nelle forme esteriori, ma soprattutto nei principi, negli intenti e negli obiettivi.
Non un’omologazione, ma una comprensione condivisa che rende il lavoro più intelligibile e profondo.
Sempre più il pensiero del gruppo si orienta verso un orizzonte ampio, che vede la pratica dell’Aikido collocata su una strada larga: non per semplificare, ma per includere. Una pratica che accoglie, che si apre e che, proprio per questo, diventa, se possibile, ancora più esigente e ricercata.
Durante il camp si è inoltre svolta una sessione di esami per i gradi Dan nell’ambito del Progetto Aiki e dell’Aikikai, momento coerente con il lavoro svolto e soprattutto con il clima dell’intero campus: non una verifica formale, ma un passaggio di grado inserito in un contesto di ricerca e crescita continua.
Al termine dell’evento, i riscontri dei partecipanti sono stati unanimemente positivi ed entusiasti, e ci siamo salutati con il desiderio di ritrovarci ancora, sempre più numerosi, a questo appuntamento che sta diventando una tradizione e un momento centrale delle attività del gruppo Aiki de Noboru.
Federico Vottre, Crisitan Lavagnoli