18/06/2026
18 giugno 1997, Stadio San Siro, Milano.
Io, tredici anni. Mio padre, poco più che quarantenne. E un concerto: Il concerto che sarebbe diventato uno dei più belli della mia vita.
In quello stadio sarei tornato tante altre volte negli anni successivi: Per Elisa, Beyoncé, i Coldplay e molti altri artisti. Ma quando hai tredici anni e stai per vedere il tuo idolo di sempre, tutto sembra immensamente più grande.
Parlo di Michael Jackson.
Ricordo che mi allontanai per qualche metro per comprare una copia di TV Sorrisi e Canzoni con Michael in copertina. Milano mi sembrava enorme, quasi sconfinata. Per un ragazzino che arrivava da un paese di appena 16.000 abitanti, quella città era un mondo tutto nuovo.
Ricordo il merchandising. Ricordo l’emozione dell’attesa. E ricordo una domanda che mio padre mi fece poco prima di entrare:
“Vuoi stare in tribuna o vuoi andare sul prato?”
Oggi non avrei dubbi:Sceglierei il prato. Ma allora non riuscivo ancora a capire davvero cosa significasse vivere un concerto.
Eppure fu una delle esperienze più belle della mia vita.
Per la prima volta pensai: “Ecco, Michael è lì, davanti ai miei occhi.” Non era più soltanto nelle fotografie, nei ritagli di giornale che conservavo gelosamente e che, in fondo, continuo a conservare ancora oggi.
Michael ha inevitabilmente influenzato il mio modo di essere. Ha lasciato un segno nel mio lavoro, nel mio modo di pensare e nel mio desiderio di aiutare gli altri. Mi ha insegnato il valore della generosità, anche se con il tempo ho imparato che non tutti sanno apprezzarla e che, a volte, è importante anche saper ricevere.
Perché è bello dare, ma è bello anche sentirsi importanti per qualcuno.
Sono passati ventinove anni.
Eppure, dentro di me, c’è ancora quel ragazzino sognatore che, in una sera d’estate del 1997, vide il suo sogno diventare realtà.
Grazie papá Raffaele Consalvo♥️