09/06/2026
Diario di una insegnante Gra Grace
Orologio alla mano, corsa contro il tempo.
Oggi per me era una di quelle giornate "no": ho fatto tardi in laboratorio, ho buttato giù un pranzo velocissimo e, a dirla tutta, fuori dall'orario limite prima dell'allenamento. Sopra ci si mette la stanchezza fisica, quella di chi si allena tanto e sente ogni singolo muscolo che chiede tregua.
In giornate così, c’è un pensiero fisso che bussa alla testa: “Ma chi me lo fa fare stasera?”
E insieme a quel pensiero, iniziano a girare i dubbi che noi insegnanti spesso teniamo nascosti:
Ce la farò a mostrare l'esercizio corretto stasera, nonostante quella contrattura e quello stiramento che mi sono causata ieri? Ce la farò ad arrivare all'ultimo turno della sera – spettinata, stanca, con tutto il carico dei turni precedenti sulle spalle – e riuscire a dare esattamente la stessa energia, la stessa qualità di performance e di attenzione che ho dato al primo turno?
Riuscirò a restare lucida e a non confondere, per l'ennesima volta, la destra con la sinistra mentre guido la classe?
Sì, penso anche io tutte queste cose.
Perché c’è questo grande malinteso sul nostro ruolo, l’idea che noi si entri in sala sempre fresche, calme, perfette e immuni dai dolori e dal caos del mondo. Ma la verità è che dietro il sorriso con cui vi accolgo alla porta c’è una persona reale e in pomeriggi come quello di oggi, l’ultima cosa che vorrei è mettermi in prima linea, esposta davanti a tutti a fare quella forte che guida.
So perfettamente che stasera, molte di voi sono arrivate in sala con lo stesso identico peso.
Stanche dal lavoro, con la testa piena di pensieri, il pranzo sullo stomaco o la cena ancora da incastrare e poi... Con questo caldo?!
Ci saranno stati mille motivi validi, mille scuse perfette per dire: "Stasera salto, sono troppo stanca per fare Pilates".
Ma sapete cosa succede ogni volta?
Che la lezione comincia.
Vi guardo posizionare i tappetini, sento i vostri respiri che cercano il ritmo, vedo lo sforzo e l'impegno che ci mettete. E lì accade un miracolo invisibile: la stanchezza svanisce, i dolori passano in secondo piano, le "fluttiazioni della mente" si placano. Le vostre, le mie.
La vostra energia, la vostra presenza, la vostra fiducia curano me come io a lezione mi prendo cura di voi. E' uno scambio continuo, un cerchio che si chiude.
Alla fine dell'ultimo turno, quando spegno le luci della sala e i capelli sono ormai del tutto spettinati, mi rendo sempre più conto che non sono solo io ad aver dato qualcosa a voi. Siete state voi a sollevare me, senza nemmeno saperlo.
Quindi, la prossima volta che vi sentite stanche morte e avete mille dubbi se ve**re o no... venite lo stesso!
Portate tutta la vostra fatica e i vostri acciacchi sul tappetino e condividiamo e superiamo assieme. Ci sosterremo a vicenda, un respiro (e magari qualche destra-sinistra invertita) alla volta. 🤍