22/06/2026
All'inizio del cammino si è naturalmente attratti dagli strumenti. Si studiano i materiali, si apprendono le tecniche, si realizzano craft, amuleti e oggetti di potere. Le mani lavorano, la mente immagina, la volontà imprime una direzione.
Nel percorso della Stregoneria, però, arriva un momento in cui si intuisce qualcosa di più profondo: gli strumenti non servono soltanto a operare sul mondo esterno, operano soprattutto su noi stessi.
Un Taufr, ad esempio, non è semplicemente un oggetto costruito secondo determinate regole, è una chiave, una presenza, un punto di contatto tra attenzione, memoria e relazione. Portarlo con sé non significa soltanto utilizzare uno strumento, ma allenare una parte di Sé, significa imparare a ricordare, osservare e percepire ciò che normalmente sfuggirebbe allo sguardo.
È qui che questa frase assume una profondità diversa:
"Creiamo strumenti affinché un giorno possiamo diventare noi stessi strumento."
Uno strumento capace di ascoltare, di riconoscere i segni e di mantenere viva la relazione con ciò che ci ha preceduto, con ciò che ci circonda e con la propria Essenza Stregonica.
Ogni craft che realizziamo è un esercizio di trasformazione personale. Ogni simbolo, ogni legatura e ogni gesto rituale lavorano contemporaneamente sia verso l'esterno e sia verso l'interno.
Forse il passaggio più importante non avviene quando uno strumento inizia a funzionare, ma quando iniziamo a funzionare diversamente noi: più presenti, più attenti, più consapevoli.
A volte siamo così impegnati a forgiare amuleti, chiavi e strumenti da dimenticare che, nel frattempo, è la pratica stessa che sta forgiando noi.
by Emanuele Uc***lo