Kung Fu Studio Camporosso Centro di Movimento e Arti Marziali Tradizionali

Kung Fu Studio Camporosso
Centro di Movimento e Arti Marziali Tradizionali Fisioterapia, Osteopatia e Tradizione Cinese unite da un unico filo:
il movimento.

Kung Fu Studio Camporosso
Centro di Movimento e Arti Marziali Tradizionali
Kung Fu • Tai Chi Ch'uan • Chi Kung
Qui la pratica marziale incontra lo studio del corpo umano.

PAUSA ESTIVA ☀️Si conclude un altro anno di pratica, studio e condivisione.Ora è il momento di fermarsi, recuperare ener...
31/07/2026

PAUSA ESTIVA ☀️

Si conclude un altro anno di pratica, studio e condivisione.

Ora è il momento di fermarsi, recuperare energie e lasciare che il lavoro svolto durante l’anno abbia il tempo di sedimentare. Anche la pausa fa parte del percorso: come lo Yin e lo Yang, attività e riposo si completano e si sostengono a vicenda.

Le attività del Kung Fu Studio Camporosso si fermano per qualche settimana, mentre stiamo già preparando la nuova stagione.

Dopo Ferragosto presenteremo i corsi in partenza e i nuovi appuntamenti: il percorso in tre seminari dedicato al Pa Tuan Chin, che si terrà sia a Camporosso sia a Milano, e Corpo in equilibrio, un nuovo ciclo di incontri dedicato alla postura, alla respirazione, alla consapevolezza corporea e alla qualità del movimento, proposto a Camporosso.

Buona estate e continuate a seguirci: presto condivideremo tutte le novità. ☯️

Kung Fu Studio Camporosso
Centro di movimento e arti marziali tradizionali

La posizione è il risultato, non il punto di partenza... Questo è un piccolo studio su una posizione specifica, ma il pr...
26/07/2026

La posizione è il risultato, non il punto di partenza...

Questo è un piccolo studio su una posizione specifica, ma il principio può essere applicato a ogni lavoro sul corpo.

Nella prima esecuzione utilizzo soltanto due coperte sotto le spalle. Nella seconda ne utilizzo cinque, insieme a una cintura che mantiene i gomiti più vicini e offre maggiore stabilità al cingolo scapolare.

Il confronto non serve a stabilire quale posizione sia esteticamente più bella. Vuole mostrare come la forma finale possa cambiare quando vengono modificati gli appoggi e le condizioni nelle quali il corpo lavora.

La prima qualità da sviluppare è la consapevolezza, che nasce dalla sensibilità e dall’ascolto. Attraverso queste capacità possiamo riconoscere le necessità del corpo e decidere se utilizzare dei supporti, non per semplificare passivamente l’esercizio, ma per creare le condizioni più favorevoli alla stabilità, all’allineamento e a una respirazione libera.
Una posizione non è soltanto ciò che appare dall’esterno. Prima vengono la preparazione, la costruzione degli appoggi, l’organizzazione della colonna e la relazione tra i diversi segmenti corporei.

Pur non insegnando yoga, ne utilizzo alcune posizioni come strumenti di studio per comprendere meglio principi presenti anche nel Kung Fu: equilibrio, radicamento, allineamento, controllo e relazione tra organizzazione interna e ambiente esterno.

Un ringraziamento particolare al mio istruttore di yoga Francesco Merletti i suoi consigli, la profondità del suo insegnamento e la passione che mette in cio che fa non mi hanno soltanto aiutato a migliorare la posizione, ma mi hanno guidato a comprendere il senso più profondo, fatto di ascolto, consapevolezza e organizzazione intena del corpo.

The shape is visible. Awareness is what creates it.

Yin e Yang nel combattimento preordinatoLa scuola di Kung Fu trasmessa dal Maestro Chang è estremamente profonda, studia...
18/07/2026

Yin e Yang nel combattimento preordinato

La scuola di Kung Fu trasmessa dal Maestro Chang è estremamente profonda, studiata nei minimi dettagli e costruita in accordo con i principi classici del pensiero cinese.
Molto spesso, però, questa ricchezza rimane celata dietro l’aspetto più evidente della pratica: le posizioni, gli spostamenti e le tecniche.

Oggi voglio accompagnarvi alla scoperta di ciò che si trova oltre il semplice gesto tecnico.
Come esempio prenderò una tecniche del Po Chi Ti Ehr T’ao, il secondo combattimento preordinato della nostra scuola.
I Po Chi sono sequenze composte da attacchi di mano e di piede, parate, leve e proiezioni. Vengono studiati inizialmente da soli, contro uno o più avversari immaginari, e successivamente praticati con uno o più compagni reali.

Non si tratta, tuttavia, di una semplice successione di tecniche.
La loro struttura si fonda sul principio di Yin e Yang e sulla continua trasformazione di una polarità nell’altra.
Durante l’esercizio, quando un praticante esprime un’azione Yang, l’altro assume una condizione Yin. Nel momento successivo i ruoli cambiano: chi attaccava riceve, chi riceveva risponde, chi avanzava arretra e chi si difendeva trasforma la difesa in una nuova azione.
Se i due praticanti mantengono viva questa mutazione, lo scambio non si interrompe mai.
Nessuna polarità prevale definitivamente sull’altra. Non esiste un vincitore e non esiste un perdente: esiste una relazione continua, nella quale ciascuno permette all’altro di esprimere, comprendere e trasformare il movimento.

Il combattimento diventa così uno strumento di conoscenza e non soltanto di contrapposizione.
Nell’immagine, il serpente e l’airone simboleggiano due qualità differenti ma complementari, che si incontrano e si trasformano nello scambio tra i praticanti.
Il concetto di Yin e Yang nasce nell’antico pensiero cinese e richiama originariamente il lato in ombra e quello esposto al sole di un rilievo.

Lo Yang è associato alla luce, al giorno, al movimento, all’espansione e alle funzioni più attive.
Lo Yin è associato all’ombra, alla notte, al raccoglimento, alla quiete e alle funzioni più ricettive e interiori.

I caratteri tradizionali sono:
Yin 陰
Yang 陽
Questi due principi non rappresentano forze separate o nemiche, ma due aspetti complementari della stessa realtà.
Ogni cosa possiede un proprio opposto, ma mai in modo assoluto. Nulla è completamente Yin o completamente Yang: ogni elemento contiene già in sé il seme della propria trasformazione.
Yin e Yang hanno radice l’uno nell’altro. Sono interdipendenti, si generano reciprocamente e nessuno dei due potrebbe esistere senza l’altro.

Nel Po Chi questo principio filosofico diventa esperienza concreta.
Non viene soltanto spiegato: viene praticato attraverso il corpo, il movimento, il contatto e la relazione con il compagno.
È qui che la tecnica smette di essere una semplice forma esteriore e diventa una via per comprendere più profondamente sé stessi, l’altro e le leggi che regolano il cambiamento.

Where Yin meets Yang, movement becomes harmony.

Gli animali nel Kung FuNel Kung Fu tradizionale molte tecniche sono associate a un animale. In alcune il richiamo è evid...
13/07/2026

Gli animali nel Kung Fu

Nel Kung Fu tradizionale molte tecniche sono associate a un animale. In alcune il richiamo è evidente, mentre nei movimenti più semplici e fondamentali può essere meno immediato riconoscerlo.

L’animale non è stato introdotto soltanto come imitazione esteriore, ma per molteplici scopi: rappresenta una strategia, una qualità del movimento e un particolare modo di organizzare il corpo.

Uno degli aspetti più importanti è la dinamica mentale. Attraverso l’immagine dell’animale, la mente guida il gesto e il corpo ne assume progressivamente la struttura, il ritmo e l’intenzione.

In questo modo non si copia semplicemente una forma: si cerca di svilupparne la qualità.

Il serpente, per esempio, richiama la spirale, l’adattabilità, la continuità e la capacità di raccogliere ed esprimere energia.

L’animale diventa così un ponte tra immaginazione, struttura e movimento.

Become the animal. Shape the energy.

Energia potenziale, caviglie, ginocchia, anche ed energia cinetica nel Kung FuNel Kung Fu, attraverso l’utilizzo corrett...
02/07/2026

Energia potenziale, caviglie, ginocchia, anche ed energia cinetica nel Kung Fu

Nel Kung Fu, attraverso l’utilizzo corretto delle caviglie, delle ginocchia e dell’anche, il corpo può trasformare una condizione di stabilità in una condizione di movimento.
Quando siamo in piedi, bacino, tronco e testa hanno un peso reale.
Se blocchiamo le ginocchia in estensione, irrigidiamo le caviglie e chiudiamo l’anca, questo peso rimane stabile, fermo, quasi trattenuto. La struttura è verticale, ma poco disponibile al movimento (energia potenziale) . Questa posizione la usiamo quando dobbiamo stare in piedi nella vita di tutti i giorni per non sprecare troppa energia.

Quando invece le caviglie restano vive, le ginocchia si flettono correttamente e l’anca rimane libera, la massa del corpo può organizzarsi verso terra. (energia cinetica)

Non si tratta semplicemente di “piegare le gambe”, ma di permettere al peso di attraversare la struttura grazie al rilassamento, alla forza di gravità e alla corretta relazione tra caviglie, ginocchia, anca e bacino.
In questo passaggio, ciò che era stabile diventa movimento: il peso del corpo entra nella tecnica.

La contrazione muscolare corretta non è rigidità, ma sostegno intelligente.
Il rilassamento non è abbandono, ma capacità di lasciar passare il peso attraverso la struttura.
Caviglie, ginocchia, anca, bacino, tronco e testa diventano così parti di un’unica catena.
Il corpo non colpisce solo con un arto: porta la propria massa in un punto preciso.

È da qui che nasce la pienezza della tecnica: non dalla forza isolata del muscolo, ma dalla capacità di trasformare peso, rilassamento e struttura in movimento.

From weight to movement. From structure to power.

Ma Pu: il ponte tra Wu Wei e Pa Tuan ChinNel Pa Tuan Chin, o Otto Pezzi di Broccato, la posizione Ma Pu non è solo una p...
14/06/2026

Ma Pu: il ponte tra Wu Wei e Pa Tuan Chin

Nel Pa Tuan Chin, o Otto Pezzi di Broccato, la posizione Ma Pu non è solo una posizione di forza o di radicamento.
È anche una posizione di ritorno al centro.
Tra un esercizio e l’altro, Ma Pu è spesso presente come passaggio, come pausa, come momento di riordino.
Non è una pausa morta, ma una pausa viva.
Il peso è distribuito in modo equilibrato.
Non c’è una gamba chiaramente piena e una chiaramente vuota.
Destra e sinistra si equivalgono.

In questo senso Ma Pu diventa una posizione neutra: le polarità laterali non spariscono, ma si raccolgono nel centro.
Da questo centro nasce il movimento successivo.

Il Pa Tuan Chin è una pratica legata alla tradizione del Ch’i Kung e del Tao Yin, con una forte matrice taoista.
Non lavora solo sul corpo esterno, ma sull’armonia tra respiro, struttura, energia e intenzione.

Ogni esercizio apre una direzione diversa: alto e basso, destra e sinistra, avanti e indietro, pieno e vuoto.
Ma tra una direzione e l’altra, Ma Pu riporta tutto a una condizione neutra.

In questo senso Ma Pu diventa il ponte tra la filosofia taoista e la pratica corporea: non un’idea astratta, ma un principio che si manifesta nella struttura, nel peso, nel respiro e nella capacità di non forzare.
Quando tra un esercizio e l’altro Ma Pu viene eseguito correttamente, il Pa Tuan Chin rallenta naturalmente.
Non per perdere efficacia, ma per diventare più profondo.
Il movimento non viene più solo eseguito: viene ascoltato, riordinato e lasciato nascere dal centro.
Anche il lavoro energetico, all’atto pratico, cambia.
La pratica si fa più raccolta, più presente, più interna.

Questo richiama il principio del Wu Wei.
Wu Wei non significa non fare nulla.
Significa non forzare.
Significa lasciare che l’azione nasca da una struttura corretta, senza aggiungere tensione inutile.

Quando Ma Pu è vissuto come rigidità, diventa solo fatica.
Quando invece il corpo smette di “tenere” la posizione e lascia che sia la struttura a sostenerlo, Ma Pu diventa equilibrio.
Non immobilità, ma disponibilità.

Ma Pu, nel Pa Tuan Chin, può essere letto proprio così:
un ritorno al centro,
una pausa neutra,
un equilibrio senza conflitto,
un momento in cui Yin e Yang non si oppongono, ma si ricompongono.
Ma Pu non interrompe il movimento.
Lo riporta al centro prima che prenda una nuova forma.

True stillness is not the absence of movement, but the moment from which movement is born.

武以修身
Attraverso l’arte marziale si coltiva la persona.

Nella nostra Scuola si dice:“Lo Yin spinge lo Yang e lo Yang abbraccia lo Yin.”Nel lavoro marziale, lo Yin può essere vi...
09/06/2026

Nella nostra Scuola si dice:
“Lo Yin spinge lo Yang e lo Yang abbraccia lo Yin.”

Nel lavoro marziale, lo Yin può essere visto come la tecnica: ciò che prende forma, ciò che è visibile, ciò che possiamo osservare, correggere e costruire nel tempo.
Lo Yang, invece, è l’efficacia: ciò che non sempre ha una forma evidente, ma che si manifesta quando il gesto diventa vivo, presente, reale.

Senza una buona tecnica, senza uno Yin solido che spinge, non può nascere una vera efficacia.
Anzi, cercare subito il risultato, la forza o l’applicazione immediata, senza aver sviluppato la tecnica, rischia di portarci fuori strada e, a volte, anche a farci male.

Oggi molti cercano l’efficacia immediata.
Vogliono che una tecnica “funzioni” prima ancora di averla compresa, attraversata e maturata.
Ma la pratica tradizionale richiede tempo.
Quando la tecnica diventa corretta, stabile e radicata, allora lo Yin inizia davvero a spingere lo Yang.
A quel punto l’efficacia comincia a manifestarsi.

E quando l’efficacia nasce, non cancella la tecnica: la abbraccia.
La trasforma.
La rende meno rigida, meno esterna, meno “solo tecnica”.

Il gesto allora diventa qualcosa di diverso, non è più soltanto forma, non è più soltanto applicazione.
Diventa pratica viva.

Technique gives form

Effectiveness gives life

獨練如對練,對練如獨練Allenarsi da soli è come allenarsi con un compagno.Allenarsi con un compagno è come allenarsi da soli.Allenar...
06/06/2026

獨練如對練,對練如獨練
Allenarsi da soli è come allenarsi con un compagno.
Allenarsi con un compagno è come allenarsi da soli.

Allenarsi da soli non significa essere soli.
Quando non abbiamo un compagno davanti a noi, il compagno diventa il respiro, la postura, l’attenzione.

Ogni gesto diventa un confronto:
con la nostra stabilità,
con la nostra intenzione,
con la nostra capacità di rimanere presenti.
Nella pratica tradizionale, il lavoro individuale prepara il lavoro a due.

E il lavoro a due rivela ciò che, da soli, dobbiamo ancora comprendere.
Perché il vero avversario non è sempre fuori.
A volte è la distrazione, la fretta, la rigidità, l'ego.
La pratica è uno specchio.
E ogni volta che ci alleniamo, incontriamo noi stessi.

武以修身
Attraverso l’arte marziale si coltiva la persona.

Yao T’ou Pai WeiYáo Tóu Bǎi Wěi — 搖頭擺尾In Yao T’ou Pai Wei un dettaglio importante è questo passaggio.Quando gli assi cor...
26/05/2026

Yao T’ou Pai Wei
Yáo Tóu Bǎi Wěi — 搖頭擺尾

In Yao T’ou Pai Wei un dettaglio importante è questo passaggio.
Quando gli assi corporei sono corretti, lo stiramento della linea del meridiano di Vescica diventa più intenso, profondo e percepibile.

Nella Medicina Tradizionale Cinese, il meridiano di Vescica è considerato il più lungo del corpo: parte dalla zona della testa, percorre la schiena, attraversa la linea posteriore delle gambe e arriva fino ai piedi.
Prenderne consapevolezza attraverso lo stiramento non significa soltanto “allungare” una zona del corpo, ma percepire una continuità propriocettiva tra alto e basso.
Non si tratta solo di piegarsi o di cercare più mobilità.
Si tratta di organizzare il corpo in una linea continua: piedi, gambe, bacino, colonna, testa e sguardo.
Quando questa continuità è presente, il corpo non lavora più a pezzi separati.
La parte bassa sostiene, la parte alta si orienta, e il movimento diventa più uniforme.

Ed è proprio qui che il quinto esercizio richiama uno dei principi classici del Tai Chi Chuan:
Shang Hsia Hsiang Sui
Shàng Xià Xiāng Suí — 上下相隨
accordare la parte superiore con quella inferiore.
La parte alta e la parte bassa non si muovono separatamente: si seguono, si richiamano e si organizzano in un’unica struttura.

Secondo la lettura della Medicina Tradizionale Cinese, stimolare questa linea aiuta a liberare la parte posteriore del corpo e a favorire la circolazione del Qi lungo la schiena.
Dal punto di vista del movimento, diventa un lavoro sulla relazione tra radicamento, bacino, colonna e orientamento della testa.
Per questo, quando viene richiamato correttamente, lo stiramento non resta solo muscolare: diventa un lavoro di ascolto, regolazione e integrazione.

La forza non nasce dalla tensione, ma dalla relazione corretta tra gli assi.

When above and below are connected, the whole body moves as one.












Kung Fu Studio Camporosso
Giulio Marchetti

Per essere Maestri non basta avere qualcosa da trasmettere.Serve anche qualcuno disposto a riceverlo, a riconoscerlo, e ...
21/05/2026

Per essere Maestri non basta avere qualcosa da trasmettere.
Serve anche qualcuno disposto a riceverlo, a riconoscerlo, e a custodirlo nel tempo.

Molti si definiscono Maestri.
Forse, in alcuni casi, lo sono davvero.
Ma Maestri non ci si proclama da soli.
Sono gli allievi che, nel tempo, decidono di riconoscere in noi una guida.
Sono loro, in fondo, a darci questa possibilità.
Ed è proprio per questo che nasce una responsabilità.

Un Maestro non trasmette soltanto movimenti.
Trasmette misura, presenza, esempio, direzione.
A volte con una parola.
A volte con una correzione.
A volte con il silenzio.
A volte semplicemente restando lì, nel tempo.
Ma un rapporto del genere non può stare in piedi da una parte sola.
Non basta che qualcuno insegni.
Serve anche qualcuno che, nel tempo, scelga di restare in ascolto.
Perché il rapporto tra Maestro e allievo non è un contratto commerciale.
Non è semplicemente una lezione pagata.
È un legame fatto di fiducia, rispetto e continuità.

Un tempo, molto spesso, la formazione iniziava da bambini.
Il rapporto con il Maestro cresceva insieme alla persona.
Crescevano il gesto, il carattere, il rispetto, la fiducia.
Certe cose si imparavano restando, Osservando, Tornando, Attraversando il tempo.

Oggi questo rapporto è più raro.
Non perché manchino necessariamente gli allievi.
E non perché manchino necessariamente gli insegnanti.
È cambiato il tempo.
Sono cambiati i modi di imparare.
Sono cambiate le aspettative.
Spesso si cerca qualcosa di utile, immediato, compatibile con la propria vita.
Ed è comprensibile.

Ma la trasmissione profonda ha bisogno di altro.
Ha bisogno di presenza.
Di continuità.
Di fiducia.
Di tempo.
Quando queste condizioni non ci sono, non significa che non vi sia valore.
Si può comunque insegnare.
Si può comunque imparare.
Si può comunque crescere.
Forse, però, si rimane su un altro piano.
Si trasmette una tecnica.
Si segue una lezione.
Si impara un movimento.
Ed è già qualcosa.

Ma il rapporto tra Maestro e allievo appartiene a una dimensione più profonda.
Nasce quando il sapere non viene solo spiegato, ma riconosciuto.
Quando la pratica non viene solo frequentata, ma abitata.
Quando il rispetto non viene solo detto, ma praticato.
Forse è proprio questo il punto.
Non si diventa Maestri perché lo si dichiara.
E non si diventa allievi solo perché si frequenta una lezione.

Entrambi i ruoli nascono nel tempo.
Nella fiducia.
Nella continuità.
Nel riconoscimento reciproco.
Dove questo accade, la tecnica diventa trasmissione.
E la pratica diventa cammino.

Tradition is not behind us.
It is what allows us to move forward.

Istruttore
Giulio Marchetti

Indirizzo

Corso Italia 1
Camporosso
18033

Orario di apertura

Martedì 18:00 - 20:00
Venerdì 18:00 - 20:00
Sabato 11:00 - 13:00

Telefono

+393427350384

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