09/09/2026
E se non fossi abbastanza brava?”
Credo che questa sia una domanda che, prima o poi, si è fatta chiunque abbia davvero a cuore quello che fa.
Per molto tempo l'ho vissuta come una richiesta di essere sempre più preparata, più competente, più sicura.
Come se la soluzione fosse sapere sempre cosa fare.
Poi ho capito che c'era un pezzo che stavo trascurando: me.
Ho iniziato a lavorare sul mio corpo, imparando ad ascoltare le sensazioni, le tensioni, il respiro, il modo in cui mi muovo e reagisco.
E ho iniziato a lavorare anche sulla mia mente, sulle mie paure, sulle aspettative, sul bisogno di controllare e sulla necessità di dimostrare qualcosa.
È stato lì che ho iniziato a comprendere quanto chi siamo entra inevitabilmente nelle nostre relazioni.
E con un cavallo questo diventa evidente.
Non possiamo chiedergli di fidarsi se noi siamo incapaci di stare nella fiducia.
Non possiamo chiedergli calma se dentro di noi c'è solo fretta.
Non possiamo osservare davvero l'altro se siamo troppo impegnati a cercare la risposta giusta.
Questo non significa che tutto dipenda da noi.
Significa riconoscere che anche noi siamo parte della relazione.
Oggi, quindi, quando qualcosa non funziona, cerco di non chiedermi soltanto:
“Cosa devo fare con questo cavallo?”
Mi chiedo anche:
“Chi sono io in questo momento?
Cosa sto portando nella relazione?
E cosa posso imparare da quello che sta accadendo?”
Forse diventare brava non significa arrivare al punto in cui non hai più dubbi.
Forse significa avere abbastanza consapevolezza da poterli attraversare.
E continuare a imparare.
Dal cavallo.
Dalla relazione.
E anche da te stessa. 🤍
Per me, è da qui che nasce una competenza che non è solo tecnica, ma profondamente umana.