10/06/2026
Negli ultimi anni ho capito che il movimento non è qualcosa che faccio: è proprio la mia vita, sono io. Per questo la gara di Alghero di domenica non mi è sembrata qualcosa di straordinario o distante dalla mia quotidianità.
La riflessione più grande che mi sono portato a casa dopo questi 1,9km di nuoto, 90km di bici e 21,1km di corsa è che non ho bisogno di cercare la fatica per sentirmi vivo.
Per anni ho pensato che le sfide più dure fossero quelle sportive ma la mia vita è piena, intensa e impegnativa. Amo il mio lavoro, amo le persone che mi circondano, amo costruire progetti, allenarmi, insegnare, condividere.
Rispetto al passato posso dire che oggi lo sport sia per me davvero uno spazio di scoperta e libertà. Certo, continuerò a mettermi in gioco. So già che il triathlon tornerà a chiamarmi ma non sento più il bisogno di rincorrere immediatamente la prossima impresa.
La cosa più bella di Alghero è stata rendermi conto che non stavo facendo quella gara per dimostrare qualcosa a qualcuno. Ero lì per me.
Avevo attorno atleti straordinari, persone che dedicano la vita a questo sport, ma io ero concentrato sul mio percorso e a il privilegio di poter lì (per chi è innamorato di sport e movimento è una sensazione incredibile).
Poi c’è questa gara mi ha ricordato quanto sono fortunato.
Al traguardo non ho scoperto di essere amato, lo sapevo già. Mia moglie c’è ogni giorno. La mia famiglia c’è ogni giorno. I miei amici ci sono ogni giorno. Alghero non ha creato qualcosa che mancava: ha semplicemente reso visibile ciò che vivo continuamente.
Forse è per questo che l’emozione più grande non è arrivata al traguardo ma dopo a mente lucida.
Quando ho guardato questi mesi e ho realizzato di aver fatto una maratona ad aprile e un mezzo Ironman a giugno senza perdere me stesso lungo la strada. Nel momento in cui ho smesso di fare le cose per dimostrare qualcosa, ho iniziato davvero a migliorare.
Ecco la mia medaglia: sono più forte rispetto alla persona che ero ieri. Testa e cuore.
Grazie