01/05/2019
Quei nostri 1° maggio con Ethnika’, una bella storia che finisce qui.
Dopo l’ultima esperienza in cui ci rimettemmo anche finanziariamente, l’entusiasmo proprio non c'era, tuttavia, in tanti ci hanno esortati a rifare Ethnika’. Per parte nostra sarebbe stata l’ultima volta, l’obiettivo era di passare le consegne ad altra organizzazione che avesse i requisiti per assicurare l’evento Ethnika’ per gli anni a ve**re. Non solo, i contatti presi nell’ultimo anno, la ricerca di partner e le intese con i responsabili di altre manifestazioni nazionali, quelle che si vedono in televisione per intenderci, prefiguravano per Ethnika’ l’inserimento nel circuito nazionale dei grandi eventi.
Giacchè Ethnika’ non si improvvisa come fosse una festicciola “quattro balli e un mojito”, ma abbisogna di scrupolosa programmazione, di preliminari accordi con i partner, osservanza dei riferimenti sociali, della valorizzazione culturale, dei rapporti fra l’associazionismo, le comunità immigrate e del coinvolgimento delle stesse osservando il principio dell’equilibrata rappresentanza. Abbisogna di attenta pianificazione, partendo dai soggetti partecipanti e che, già ora, avrebbe coinvolto circa 800 persone; tenere conto delle incombenze burocratiche e di sicurezza, dove nulla è lasciato al caso e per questo occorrono tempi inimmaginabili; tempi e lavoro gratuito, impensabili per chi non ha vissuto Ethnika’ dall’interno. Per questo motivo, perché non si tratta di una delle tante “feste dei popoli”, era stata avanzata la richiesta a Citta Metropolitana già ad inizio estate dello scorso anno, con posta elettronica certificata, dello spazio del parco di Monte Claro, dove Ethnika’ è nata, delle infrastrutture e del personale addetto al parco, con l’adesione e sotto l’egida di Città Metropolitana, appunto. Tale richiesta venne inviata, per conoscenza e dietro sua richiesta, al vice presidente dell’Ente, Fabrizio Rodin, il quale assicurava, che avrebbe seguito personalmente l’iter burocratico, (conserviamo tutta la messaggistica anche whatsApp). Invece, ci vollero tre sollecitazioni solo per avere conferma da parte dell’Ente dell’acquisizione della nostra richiesta, senza la quale non avremmo potuto dare garanzie ai contatti nè fare accordi con i partner, nonché finanziatori. Risposta che giunse a distanza di cinque mesi dalla data di invio, a firma del Direttore Generale, Matteo Muntoni, in cui si precisava che tale richiesta non poteva essere evasa perché fatta con troppo anticipo (proprio così) ed inoltre che l’Amministrazione avrebbe valutato l’eventuale ricorso ad una manifestazione di interesse. Cosa che non preoccupava questa organizzazione, anzi, giacchè il curriculum di Ethnika’ era ed è quello di chi quell’evento lo ha creato e organizzato per nove anni; il problema restava il fattore tempo, che quella risposta non specificava. Chiedemmo perciò un incontro fra le parti al fine di rappresentare al Direttore e alla parte politica, che avevano palesato l’assoluta ignoranza sull’evento Ethnika’, le ragioni organizzative e l’importanza di quei tempi di programmazione. Tale richiesta venne più volte avanzata per email, per telefono e WhatsApp, a Fabrizio Rodin, il quale, in un primo momento si dichiarò impotente nei confronti del Direttore Generale e poi cominciò la sequenza dei rinvii e in noi ad insinuarsi qualche domanda.
A metà dicembre scorso, invitati ad una riunione di un’associazione, incontrammo un consigliere di Città Metropolitana, Walter Piscedda, al quale raccontammo le vicissitudini intercorse con il suo Ente e la risposta assai singolare del Direttore e la subordinazione della politica all’apparato tecnico, così come c’era sembrato. Walter Piscedda, si mostrò assai sorpreso e si impegnò, a far data dalla riapertura degli uffici, cioè dal 8 gennaio 2019, di interve**re per assicurare, se non altro, un colloquio tra le parti. Lo informammo che i tempi erano pressochè esauriti e che se entro gennaio non avessimo ricevuto risposta, il progetto della 10° edizione di Ethnika’, 2019, sarebbe stato irrealizzabile. In quella stessa riunione incontrammo Fabrizio Rodin che rammaricato per le sue mancate risposte, in nostra presenza, diede la sua disponibilità a Walter Piscedda per un’azione congiunta in sede di Città Metropolitana. Ricordiamo ancora il dialogo tra i due: Piscedda, “pieno rispetto del regolamento ma le decisioni, poi, le prende la politica, questo deve essere chiaro; risposta di Rodin, sono perfettamente d’accordo con te”. Come richiestoci inviammo a Piscedda una email con la documentazione da noi presentata mesi prima e la risposta del Direttore Generale. A metà gennaio ricordammo a Walter Piscedda, con un sms, la nostra urgenza; la sua risposta fu: non ho dimenticato l’impegno preso. A metà febbraio, col progetto orami abbandonato, inviammo un altro messaggio allo stesso consigliere, senza mai ricevere risposta; abbiamo anche notato che è scomparso dalla nostra rubrica Messenger e WhatsApp: avrà cambiato numero? Di fronte agli strani silenzi della politica, alla incomunicabilità con la pubblica amministrazione, Ethnika’, creata nel 2007 insieme alla Provincia di Cagliari e organizzata per nove edizioni, ogni primo maggio; divenuta negli anni punto di riferimento delle politiche di integrazione, un contributo concreto per una società più inclusiva, gioiosa rappresentazione della convivenza pacifica, che radunava centinaia di associazioni e comunità immigrate, con la loro umanità, i loro colori e la loro arte, una presenza di pubblico di oltre 25.000 persone, ha deciso che può bastare così e di sciogliere l’associazione.
Avvertiamo futuri organizzatori, disinibiti imitatori e volgari ladri di idee altrui che Ethnika’, sia nel nome, nel font e anche cromaticamente è un marchio registrato, quindi, regolatevi di conseguenza. Aprite nuove strade se ne siete capaci ma non spacciatevi per Ethnika’. Siamo, invece, disponibili, se qualcuno fosse interessato, a cedere il marchio a titolo gratuito e anche fornire collaborazione esterna, ma solo ad organizzazioni che abbiano i requisiti di serietà, cultura ed esperienza organizzativa in questo campo. Resta il rammarico delle cose non completate; resta l’entusiasmante esperienza maturata in questi anni, ma pure l’amarezza per un patrimonio culturale e interculturale che aveva le potenzialità e la concreta possibilità di diventare evento di portata nazionale. Neppure occorrevano soldi pubblici; servivano elementari supporti politici lungimiranti, e non politici dalla vista breve. Restano le immagini, i filmati e gli amici che hanno contribuito a fare di Ethnika’ una grande storia. Una bella storia.