Centro Studio Tai Chi Chuan ASD

Centro Studio Tai Chi Chuan ASD Pratica e studio del Tai Chi Chuan per il benessere fisico e l'efficacia marziale, scuola di Tai Chi Chuan " vecchio Stile Yang "

hanno detto di noi.... Grazie al mio splendido gruppo
29/05/2026

hanno detto di noi.... Grazie al mio splendido gruppo

L'Associazione sarà presente con Gazebo informativo e dimostrazioni. possibilità di provare la disciplina gratuitamente....
26/04/2026

L'Associazione sarà presente con Gazebo informativo e dimostrazioni. possibilità di provare la disciplina gratuitamente. per informazioni contattare l'insegnante al 338 5838730

RIPRESA DEI CORSI DI TAI CHI CHUAN VECCHIO STILE YANG LUNEDI 29  / 9 ore 20,30 Presso Centro civico Comunale di Busnago ...
27/08/2025

RIPRESA DEI CORSI DI TAI CHI CHUAN VECCHIO STILE YANG LUNEDI 29 / 9 ore 20,30 Presso Centro civico Comunale di Busnago via Piave 6 Per informazioni 338 / 583 8730
Se non vuoi fare il solito Tai chi modello ginnastica dolce o energetica per anziani ma vuoi vedere qualcosa di più reale ed applicato vieni a provare !

08/10/2024

IL MAESTRO DEL “PUGNO DI COTONE”

Nessuno a Pechino aveva mai visto una disciplina marziale tanto strana e ridicola come quella portata nella capitale da un oscuro maestro proveniente da chissà dove.
La sua bizzarria era chiara, sia nei movimenti incomprensibili, sia nella modalità di esecuzione assurdamente lenta e “morbida”.
Davanti alle prime esibizioni, la gente sorrideva pensando: “ma che razza di efficacia può avere in combattimento il muoversi lenti come tartarughe?, per non parlare dei colpi che sembrano avere la stessa consistenza... della bambagia!”.
Sarà forse questo il motivo per cui il Taijiquan delle origini venne chiamato all’inizio: “Pugno di cotone”.

Eppure, dopo esser giunto a Pechino sul finire della prima metà del XIX secolo, Yang Luchan (1799-1872) impiegò pochissimo a dimostrare la superiorità della sua strana disciplina, lenta e morbida, rispetto alle potenti e fulminee arti marziali che i cinesi della capitale avevano sino allora conosciuto.

A quel tempo tutti coloro che si dedicavano all’insegnamento marziale lo facevano per professione e per un maestro la miglior pubblicità per accrescere la propria fama (e il numero degli allievi paganti) era senz’altro costituita dal “sistema delle sfide”.
Un insegnante ne sfidava un altro per acclarare non soltanto la propria superiorità, ma anche quella della disciplina che insegnava.
In quel periodo, questi duelli erano a volte delle mere esibizioni di abilità, altre volte degeneravano in combattimenti feroci, senza esclusione di colpi (va pertanto detto che Yang Luchan si trovava a Pechino, in un primo tempo sotto falso nome, proprio per sfuggire alla vendetta dei familiari di un maestro che era rimasto ucciso in combattimento).
Il rischio di subire danni fisici era quindi concreto, per questo motivo i contendenti spesso firmavano degli accordi scritti che “liberavano” l’avversario da ogni responsabilità per i danni subiti.

Il primo maestro che lo sfidò, probabilmente ritenne il confronto una semplice formalità: non aveva alcun dubbio che avrebbe battuto e ridicolizzato Yang Luchan, e del “Pugno di cotone” non se ne sarebbe più parlato.
Come racconta la storia, le cose andarono in maniera assai diversa: la vittoria di Luchan fu rapida e schiacciante.

Dopo di questa, le sfide si susseguirono una dopo l’altra. Nessuno riusciva a capacitarsi di come il nuovo maestro riuscisse a neutralizzare col minimo sforzo qualunque attacco gli venisse sferrato, non importava quanto questo fosse rapido e violento; altrettanto misterioso era il come riuscisse a restituire – decuplicata – la forza che gli sfidanti impiegavano contro di lui: i più fortunati venivano semplicemente catapultati a metri di distanza, cadendo rovinosamente.
Allorché fu chiaro che il suo modo di combattere denotava delle qualità marziali “nuove” e radicalmente diverse da tutte quelle che si erano viste nel corso del tempo a Pechino, il maestro venuto dalla campagna venne finalmente liberato dal fastidio delle sfide ininterrotte. Nel frattempo, la gente iniziò a chiamare Yang Luchan col solo epiteto di “Wudi” (cioè: “senza rivali”, “invincibile”). Per lui e poi per i suoi figli si aprirono delle grandi prospettive, anche come istruttori della guardia imperiale.

I numerosi allievi che si avvalsero nell'Ottocento degli insegnamenti della famiglia Yang compresero quanto fosse duro il lavoro per acquisire abilità simili a quelle del loro maestro.
Lo studio del Taiji richiedeva infatti una “riprogrammazione” del corpo e della mente, non paragonabile al lavoro richiesto in altre discipline che perseguivano essenzialmente la forza, la velocità e la tecnica.
La pratica del Taijiquan richiede una "trasformazione", impone di modificare la risposta “naturale” della mente e del corpo agli stimoli esterni e persino al pericolo; e questo era, e lo è ancora oggi, molto difficile da ottenere.
E, sebbene si possa esser lieti dell’enorme diffusione che il Taiji – soprattutto quello della famiglia Yang – ha avuto nel tempo come “disciplina salutistica”, piange il cuore nel constatare che la considerazione nei suoi confronti come “arte del combattimento” (del tutto viva nel corso delle prime tre generazioni) oggi sia svanita quasi del tutto.

23/08/2024

Giusto per evidenziare e ricordare a tutti che lo scopo e la funzione originaria delle arti marziali cinesi dei vecchi tempi era COMBATTERE. Era solo un combattimento semplice, un'abilità pratica di combattimento.
I vecchi maestri parlano di praticare arti marziali per sconfiggere e uccidere il nemico. Non hanno mai menzionato la filosofia o l'autocontrollo e l'autodisciplina legata alla pratica delle arti marziali, o lo sviluppo spirituale, o il riequilibrio energetico.
La pratica attuale di collegare le arti marziali cinesi, giapponesi e coreane alla filosofia, alla spiritualità, al miglioramento di sé e all'autorealizzazione, ecc. è uno sviluppo moderno dopo la seconda guerra mondiale, per commercializzare queste arti agli studenti moderni a livello globale. Tenete a mente lo scopo e la funzione fondamentali, anche se la maggioranza non avrà bisogno di combattere fisicamente come soldato o per sopravvivere.
Praticare le arti marziali serve a uccidere i nemici, qualunque essi siano, non a coltivare.
- tratto dal Web -

A fine settembre riprendono i corsi di Tai Chi Chuan " vecchio stile Yang " scuola Erle Montaigue con la lezione di prov...
18/08/2024

A fine settembre riprendono i corsi di Tai Chi Chuan " vecchio stile Yang " scuola Erle Montaigue con la lezione di prova. gratuita.
Se sei interessato ad un Tai Chi Chuan diverso che non sia la solita ginnastica per anziani infarcita di stupidate da New age californiano o altre cretinate simili,o gonfiato da paroloni o concetti del maestro santone di turno ( ogni grande associazione ne ha uno ) ma vuoi provare qualcosa di diverso, efficace e soprattutto applicabile oltre che energetico ( a proposito, lo sai che è un arte marziale e che non si riduce alla spinta delle mani o applicazioni da palestra ? ), perchè non vieni a trovarci? così, tanto per renderti conto.. Contattami al 338 5838730 e facciamo due chiacchiere
vi aspettiamo

01/06/2024

ARTI MARZIALI: TRA PASSATO E PRESENTE
Sono in molti a pensare che l'unico scopo di un’arte marziale sia ancora oggi l’acquisizione dell'efficacia nel combattimento, la capacità di difendersi... e di offendere.
Per lungo tempo è stato senz’altro così, un tempo in cui l’apprendimento delle arti marziali serviva essenzialmente a preservare l’incolumità propria (o di “altri”), oppure a difendere i propri beni dall’insidia dei malintenzionati.
Oggi la prospettiva di chi pratica un’arte marziale non può essere limitata soltanto da questo orizzonte.
Non esiste più la necessità di sfornare “guerrieri” (eccezion fatta, se vogliamo, per la pratica professionistica degli sport di combattimento e, ovviamente, per la formazione dei corpi militari e di élite).
Ai giorni nostri, la pratica di un’arte marziale ha finalità più ampie rispetto al passato. Un obiettivo a medio termine prevede indubbiamente di “fortificare” il praticante fisicamente, tecnicamente, tatticamente (ma anche sotto il profilo mentale e caratteriale).
Lo scopo ultimo della pratica, però, quello a lungo termine, consiste, semplicemente, nel cercare di "migliorare" il più possibile il praticante. Fargli cioè conseguire un miglior grado di benessere fisico, un maggior equilibrio mentale, un carattere più "fermo", una migliore comprensione di sé e, possibilmente, anche degli altri.
Spesso la spinta a iniziare lo studio di una disciplina marziale dipende principalmente dalla ricerca di un maggior "senso di sicurezza”. Sin da subito occorre però considerare che questo “senso di sicurezza” non si ottiene solo attraverso il raggiungimento dell’efficienza fisica e di una certa efficacia nel combattimento (fermo restando che lo scontro in strada – caotico, violento e sregolato – ha ben poco a che spartire col combattimento in palestra, praticato nel rispetto di regole "certe").
La tranquillità nell’affrontare un pericolo, così come la determinazione richiesta in uno scontro violento, è una conquista della mente e del “cuore” (qualcuno potrebbe dire… del “fegato”).
Oggi, la pratica marziale (fatte le debite eccezioni) non è più orientata verso quello scopo totalizzante che aveva invece nel passato; indubbiamente, però, può contribuire a migliorare qualità morali e caratteriali come l’autocontrollo, la calma e il coraggio che possono tornare utili per disinnescare sul nascere una situazione conflittuale e, nella peggior ipotesi, per affrontare con lo spirito giusto una proditoria aggressione.

Festa dello Sport 2024
31/05/2024

Festa dello Sport 2024

03/05/2024

PROGREDIRE IN UN'ARTE MARZIALE
Progredire in un’arte marziale non significa soltanto raggiungere la capacità di esprimere il movimento in maniera fluida, armoniosa e precisa; significa anche utilizzare un dispendio di energia muscolare così contenuto che non fa presagire l'enorme efficacia che il gesto poi consegue.
Progredire verso un livello più alto dell’arte, implica che la sfera corporea, quella mentale e quella emozionale maturino sinergicamente. Significa ricercare una nuova consapevolezza, nuovi livelli di coscienza che rendano sempre più chiaro il conseguimento del movimento unitario, l'utilizzo della forza integrata.
Questo livello della pratica si manifesta attraverso un nuovo vissuto corporeo, un differente modo di agire: la “tecnica” non esprime più soltanto forza muscolare e coordinazione segmentaria ma "connessione totale", sia all'interno della struttura corporea così come nel "legame" che è possibile instaurare col suolo, traendo da esso un'energia insospettabile.
Indipendentemente dalla disciplina praticata, ciò che prima appariva "corretto ma esterno”, diventa "perfetto perché anche interno”.
Il livello della maestria incarna poi la raggiunta e perfetta unitarietà di “corpo/mente/energia”.
In questo raro caso, il movimento marziale travalica i limiti del gesto ordinario o della sola "tecnica", diventa espressione della propria personalità, della propria creatività. Sfiora pertanto la purezza dell’arte.

Il fantastico gruppo del seminario di Cagliari sul vecchio stile Yang del 21 - 22 Ottobre . Un ringraziamento speciale a...
24/10/2023

Il fantastico gruppo del seminario di Cagliari sul vecchio stile Yang del 21 - 22 Ottobre . Un ringraziamento speciale a Alessandro per l'organizzazione e l'ospitalita' e a tutti per l'entusiasmo, il calore dimostrato e l'impegno profuso nell'allenamento. Arrivederci a presto!

Indirizzo

Via Libertà 33
Busnago
20874

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