09/06/2026
1 PARTE IL DISPARI: L’ ISCHIA CALCIO TRA STADIO E MERCATO, IL PIANO B IN TERRAFERMA E L’OBIETTIVO ALVES
L’ Ischia Calcio del presidente Luigi Lauro non smette di tenere banco. Anche nei giorni di pausa apparente, qualcosa si muove – sottovoce, con la discrezione che contraddistingue la gestione di questa nuova era gialloblù – e le questioni aperte restano abbastanza spinose da meritare attenzione. La più urgente riguarda lo stadio. Nei giorni scorsi, complice una circolazione di notizie di stampa non proprio attendibili, si è diffusa la voce di un possibile addio al Mazzella e di un trasferimento dell’attività agonistica allo stadio del Comune di Quarto, sul continente. Una struttura di dimensioni ridotte rispetto all’impianto di Fondobosso, e che fin da subito aveva fatto storcere il naso a molti. La notizia aveva alimentato qualche preoccupazione nell’ambiente e sollevato più di un interrogativo sul futuro del club nell’isola. La verità sta nel mezzo. E vale la pena raccontarla con precisione.
LO STADIO, LA TRATTATIVA, LE CONDIZIONI
Nelle ultime settimane, dalla presidenza del club di Fondobosso sono state inviate le risposte alle comunicazioni formali pervenute dall’ente di Via Iasolino. Il quadro che emerge, tenendo conto delle trattative in corso e restando coerenti con le dichiarazioni che lo stesso presidente Lauro ha rilasciato – anche a questo giornale – è quello di rapporti con il sindaco Enzo Ferrandino che si sono incanalati verso una direzione percorribile, con minori ostacoli rispetto al passato. Rimane, però, il nodo delle condizioni in cui versa il Mazzella. Lo stadio è una struttura abbandonata a se stessa, mai adeguatamente mantenuta dalle precedenti gestioni del club, e aggravata da anni di sfruttamento incondizionato e incuria. E’ il risultato di un approccio che ha trattato il Mazzella come una mucca da mungere fino all’ultima goccia, senza mai reinvestire un solo euro nella struttura, nonostante i canoni non pagati e il godimento esclusivo dell’impianto. Il conto di quella gestione si paga adesso. I segnali, d’altronde, erano evidenti già da mesi: già in questo inverno, dopo appena tre docce, l’acqua calda finiva. Non una rivelazione improvvisa, per ca**tà, ma l’inevitabile somma di anni e anni di gestione irresponsabile e incivile. Lo stesso vale per l’impianto di illuminazione, fuori uso da tempo. Problemi non solo di immagine, ma di regolarità sportiva: il club ha già rischiato sanzioni perché squadre ospiti e arbitri sono stati costretti a fare la doccia fredda dopo le partite al Mazzella, con le conseguenti segnalazioni agli organi federali. Su queste basi, Lauro e la sua dirigenza hanno fatto sapere all’amministrazione di essere disponibili a restare al Mazzella, ma di volerlo ricevere almeno in condizioni di decenza minima. La proposta sul tavolo sarebbe quella di una concessione annuale – o comunque a scadenza più ravvicinata rispetto al progetto iniziale di convenzione ventennale – a fronte di un ripristino dei livelli base di funzionalità dell’impianto. Non grandiosi interventi di ristrutturazione, ma il minimo indispensabile per poter giocare e ospitare gli avversari senza incorrere in situazioni imbarazzanti o provvedimenti disciplinari.
IL PIANO B: UNA LOGISTICA, NON UNA MINACCIA
In questo contesto va letto il cosiddetto piano B della terraferma, che resta vivo e sul tavolo ma non come uno strumento di pressione nei confronti dell’ente comunale. E’, piuttosto, una questione concreta di logistica e di pianificazione: se le trattative con il Comune di Ischia dovessero arenarsi o protrarsi oltre i tempi consentiti dal calendario sportivo, il club avrebbe bisogno di una soluzione alternativa per disputare le gare casalinghe. La serie D non aspetta e le scadenze federali per l’iscrizione e l’omologazione degli impianti sono vincolanti. La volontà di restare a Ischia sembra genuina da entrambe le parti. Società ed ente comunale hanno un obiettivo comune evidente: tenere la squadra sull’ isola, in condizioni degne di una piazza che si accinge a disputare un campionato nazionale. Il “come” e il “quando”, tuttavia, restano ancora da definire con precisione. Il tempo non è illimitato, ma qualche settimana di margine prima dell’avvio delle gare c’è ancora. Basta usarla bene.