21/06/2026
Sono anni che si parla di sicurezza sulle strade e sono anni che la situazione è la stessa. È come se in Italia si combattesse una guerra senza fine dove muoiono 3000 persone ogni anno. Leggo su Repubblica che qualche giorno fa in 72 ore ci sono state sulle nostre strade 43 vittime. È pazzesco. Da ciclista mi colpiscono le tragedie come quella di ieri dove Adele Cobelli, una giovane di 14 anni è stata uccisa da un auto in Trentino e oggi la scomparsa di Mirela Nicoletta Rusu 41enne falciata da una vettura in sorpasso con linea continua In Sicilia. Noi possiamo urlare la nostra disperazione, possiamo denunciare tutto quello che ci rende dei veri e propri bersagli indifesi ma deve cambiare il modo di utilizzare le strade. Chi guida sotto l’effetto di alcol o droga, chi affronta viaggi alla guida di auto come se fosse in ufficio rispondendo a mail e messaggi, le nostre strade sono sempre più un campo minato dove ogni giorno rischi la vita. E badate bene, non è un problema di noi ciclisti perché la metà delle vittime di questo ultimo periodo sono motociclisti. Per non parlare dei pedoni che ne muoiono in media due al giorno. Una vera e propria strage ma sembra che a nessuna frega niente. Sì, qualche articolo sui giornali,le esternazioni di qualche personaggio pubblico ma tutto finisce lì. Anzi, quando qualche città cerca di ridurre i limiti di velocità arrivano sollevazioni di tutti coloro che temono di perdere qualche secondo del loro tempo.
Ormai ci sono migliaia di telecamere, perché non vengono utilizzate per smascherare chi utilizza il telefono mentre è alla guida? Perché non si cominciano a fare controlli a tappeto per togliere la patente a chi guida in stato di ebbrezza? Perché non si avviano campagne per informare e sensibilizzare tutti quanti sul problema sicurezza stradale? Ogni regione dovrebbe investire su questa materia, nominare un assessore specifico, creare un ufficio preposto esclusivamente allo studio e risoluzione del problema. Parlo di regione perché si dovrebbe circoscrivere il problemi riducendo il campo di azione. Capire quali sono le strade più pericolose, studiare cosa fare per ridurre gli incidenti.
Intanto siamo qua a piangere chi non c’è più sapendo che se non cambia qualcosa le nostre lacrime non serviranno a un bel niente.