Sanchin Dojo

Sanchin Dojo Dojo in cui si pratica: Kaisai, Kobudo, Daruma Taiso e Kaisai per bambini. A Brugherio le antiche arti di Okinawa e la ginnastica orientale per tutte le età.

Karate Goju Ryu
Okinawa Budo Kaisai Shorei-Kan
Okinawa Kobudo Shorei-Kai
Daruma Taiso
Kaisai Kids

11/04/2026

USARE IL MURO... COME PARTNER DI ALLENAMENTO

Leggendo il titolo di questo post la prima cosa che può ve**re in mente è che l'argomento di cui tratta sia la "tensione isometrica", cioè di quel tipo di contrazione muscolare statica in cui i muscoli generano forza, senza che vi sia alcuno spostamento osteo-articolare, cioè nessun movimento.
In effetti, non parleremo di isometria, quanto meno non nel modo in cui l'argomento viene di solito trattato, vale a dire come "metodo di potenziamento muscolare attraverso l'utilizzo di contrazioni muscolari statiche".

Partiamo però da un presupposto: nella pratica di diverse discipline marziali – ad esempio nell'Yi Quan, nel Bagua o nel Taijiquan – l'azione di "spingere" è molto utilizzata, sia negli esercizi in coppia, così come nel "tuishou" ("spinta con le mani").

Nel Taiji la spinta è fondamentale e occupa un posto rilevante anche all'interno dello studio della Forma. Il termine "An", che indica una delle "otto forze" del Taiji, viene infatti tradotto nella nostra lingua come "spingere". In effetti, una traduzione più accurata sarebbe stata "pressare verso il basso".
In ogni caso, indipendentemente dalla direzione che si sceglie: pressare, premere o spingere implicano meccanismi fisici molto simili.

La domanda però è: "per un praticante di Taiji può essere utile esercitare la spinta contro un muro?"
Sicuramente, perché se lo si fa nel giusto modo, questo genere di esercizio può avere una forte incidenza su importanti presupposti della pratica: come la struttura corporea, l'allineamento articolare, la connessione e la stabilità.

Immaginate ora di stare spingendo un muro e che qualcuno vi chieda di farlo con una forza sempre maggiore, cosa succederebbe? Provateci!
Se spingete semplicemente più forte con le braccia, appoggiandovi di più al muro, ciò che sentirete è che la parte superiore del corpo viene spinta indietro dal muro in maniera considerevole, perché è impossibile spingere forte con le braccia senza introdurre una tensione eccessiva nella struttura corporea, in particolare modo nelle braccia e nelle spalle.

Il solo modo per incrementare la potenza della spinta è quello di aumentare la forza verso il basso attraverso le gambe. Il problema però è che, mentre risulta facile spingere verso l'alto (il suolo ci aiuta), non è affatto semplice spingere verso il basso con le gambe, visto che non abbiamo nulla sopra di noi da utilizzare come appoggio (ad esempio un soffitto basso).
Però, nella direzione che punta verso il suolo esiste una forza notevole di cui potremmo avvalerci. Quale?
Quella gravitazionale, ovviamente.
Quello che dobbiamo fare è rilassarci e affondare il più possibile "nelle gambe".

Appoggiate le mani contro il muro e provate...
Se riuscirete ad affondare "nelle gambe", rilassandovi sempre di più sentirete la forza scorrere nelle braccia, senza che i muscoli delle spalle e delle braccia vengano per questo coinvolti più di tanto.
Oltre al rilassamento è fondamentale allineare il corpo correttamente in modo da "far scorrere" la gravità lungo la vostra struttura.
Se irrigidite qualche parte del corpo la forza non potrà rifluire verso l'alto, ma verrà bloccata da qualche tensione locale (forse nel bacino, o nelle spalle, oppure nelle braccia...).

Questo particolare tipo di forza, che parte da terra (e dai piedi: le nostre "radici") e viene incanalata fino a giungere alle mani, è una forma (quanto meno embrionale) di quella forza raffinata che i cinesi chiamano "nei jin" ("forza interna") o, a volte, "Hun Yuan Li" ("forza elastica integrata" o "sferica").

Ripetendo l'esercizio spesso, dovreste poter notare che, man mano che il "jin" aumenta (nelle braccia, ma non solo) non venite più sbalzati indietro dal muro con la stessa facilità di quando usavate la forza muscolare (a meno che non lo vogliate voi per testare la vostra stabilità strutturale).
Ovviamente non riusciremo mai a spostare il muro, né tanto meno a buttarlo giù! Ma in un tempo relativamente breve potremo percepire un nuovo modo di muovere la forza "all'interno del nostro corpo", modulando le nostre tensioni, perfezionando i nostri allineamenti articolari.
Questa percezione potrà quindi essere ulteriormente raffinata riportandola nel movimento: eseguendo la forma, oppure confrontandoci con un partner di allenamento (questa volta "in carne e ossa").
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Potete trovare ulteriori indicazioni e modalità differenti di "spinta contro il muro", guardando il video qui sotto linkato, realizzato da Brian Kuttel.
https://www.youtube.com/watch?v=lDvGlmHzdWQ

08/02/2026

L'APPLICAZIONE MARZIALE DEL RADICAMENTO

«Il radicamento riguarda la capacità di trasferire la forza a terra e di prenderla dal suolo attraverso un corretto allineamento ‘fisiocinetico’ del corpo e l’uso del ‘rilassamento’, del ‘centro’, ecc.
Con il giusto allineamento del corpo, possiamo scaricare direttamente a terra qualunque forza indirizzata su di noi.
Il ‘rilassamento’ è fondamentale a questo scopo, perché l’energia diretta nel corpo andrà a localizzarsi nei punti dove c’è tensione muscolare. La forza non solo troverà le contrazioni, ma si impadronirà anche dell’Intenzione: se prestiamo attenzione alla forza, essa verrà registrata dalla nostra mente. Non dobbiamo darle questo potere.

Non vogliamo mai ricevere la forza. Vogliamo essere semplicemente dei conduttori e lasciarla arrivare fino alla terra, che può assorbire tutta la forza che riusciamo a inviarle… e molto di più.
Risolverò questo paradosso.
1. La nostra stabilità [intesa come rilassamento/pesantezza/radicamento] ci dà la possibilità di proiettare la forza all’esterno;
2. quest’azione genera una forza di ritorno contro di noi;
3. usiamo questa forza per aumentare la nostra stabilità;
4. usiamo la stabilità per generare una quantità maggiore di forza;
5. la forza di ritorno in realtà diviene la nostra forza;
6. possiamo trasferirla tutta nell’avversario.

In definitiva, la forza dell’avversario e la forza di ritorno diventano la nostra forza.

(Steven Pearlman, “Manuale universale del combattimento”).

07/01/2026

“LA MENTE SENZA MENTE”

Chi pratica arti marziali ha sicuramente sentito il termine cinese “Wuxin” o, più probabilmente, la corrispettiva parola giapponese “Mushin”.

Wuxin e Mushin possono essere tradotti come “senza mente”, oppure “no mente” (qualcuno ricorderà che l’espressione viene ripetuta più volte nel film “L’ultimo Samurai” interpretato da Tom Cruise).
Essa fa comunque riferimento a uno stato mentale che si cerca strenuamente di conseguire nella meditazione Zen, oppure in quella taoista, o anche nella pratica tradizionale di determinate discipline marziali.

In ambedue le lingue, la prima parte del termine esprime una negazione (“Wu”, per il cinese; “Mu”, per il giapponese) che è seguita, rispettivamente, da “Xin” e “Shin”.
Il termine cinese (così come quello giapponese) viene solitamente tradotto come «cuore», inteso però quale l’organo supremo che regola l’intricata attività della mente e quindi il pensiero e la volontà, così come la complessa e mutevole vita affettiva, i sentimenti, i desideri, ecc.
Nello Zen giapponese si fa riferimento a questo stato con la formula: “Mushin no shin”, che possiamo tradurre come: “La mente senza mente”.

Lo stato di Mushin viene raggiunto quando la mente riesce a liberarsi dai contenuti mentali e dalle emozioni che di solito la affliggono (desiderio, rabbia, paura, egocentrismo…).
Viene pertanto abbandonato il pensiero discorsivo, l’abitudine a formulare di continuo paragoni e giudizi, in modo di agire in piena libertà, senza essere disturbati dall’incessante “frastuono mentale”.

In ambito marziale lo stato di Mushin amplifica la reazione istintiva, affinata nel corso di una lunga pratica. A un livello molto elevato esso può manifestarsi come una capacità intuitiva quasi “extrasensoriale”, una sorta di predizione dell’attacco avversario.

I maestri del passato ritenevano che Mushin fosse lo stato in cui un combattente, dopo aver assimilato e padroneggiato tutte le tecniche, ne capisse… l'inutilità. A questo punto la sua libertà di azione poteva superare ogni limite e la stessa percezione dello spazio e del tempo mutavano radicalmente.

Il maestro zen Takuan Soho (1573 – 1645), che fu un’inesauribile fonte di ispirazione per molti maestri di spada, ha descritto lo stato di Mushin in questo modo:
«La mente deve trovarsi costantemente nello stato dell’acqua che scorre, senza mai fermarsi da nessuna parte.
Se il flusso si interrompe, cessa l’imperturbabilità e la serenità viene a mancare. In un combattimento con la spada ciò significa… morte.
Quando lo spadaccino è davanti al suo avversario, non deve pensare a nulla: né all'avversario, né a se stesso, né ai movimenti dell’arma che lo minaccia.
Deve solo impugnare la sua spada dimenticando ogni tecnica, pronto a seguire istantaneamente la voce del suo spirito».

22/12/2025

𝗧𝗛𝗘 𝗘𝗡𝗕𝗨𝗦𝗘𝗡 𝗗𝗘𝗖𝗘𝗣𝗧𝗜𝗢𝗡
One of the most widespread, yet erroneous, interpretations in Karate practice concerns the meaning of directions in kata. It is often stated that moving along the eight directions symbolizes fighting against multiple opponents surrounding us. However, the great masters of the past agree in defining this view as nonsensical and technically limiting.

MABUNI'S CRITIQUE
Kenwa Mabuni, the founder of Sh*tō-ryū, addressed this issue with extreme clarity in his 1938 book, Kōbō jizai goshin kenpō Karate-Dō Nyūmon. He harshly criticized the idea that a kata developed along eight directions served to fight eight opponents, defining such an interpretation as highly unreasonable.
Analyzing the Pinan/Heian kata, Mabuni warns that their literal interpretation (e.g., "I turn left because the enemy is on the left," "I turn back because there is an enemy behind") would render the art 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝗯𝗹𝘆 𝗽𝗼𝗼𝗿 𝗮𝗻𝗱 𝗱𝗲𝘃𝗼𝗶𝗱 𝗼𝗳 𝗺𝗲𝗮𝗻𝗶𝗻𝗴. For Mabuni, there is only one plausible meaning: the directions of the kata do not indicate where the enemy is, but teach how to get out of the frontal line of attack by moving sideways to gain an advantageous position.

MIYAGI'S WARNING
Mabuni was not alone in this analysis. Miyagi Chōjun, founder of Gōjū-ryū, also warned practitioners in his Kaisai no genri ("Theory for deciphering [kata]"):

"Do not be deceived by the enbusen, i.e., the line/direction of ex*****on along which the various techniques of the kata are developed."

"There is only one opponent, and he is in front of us. In kata, we turn in many directions along the lines of the enbusen, so we tend to believe that kata is a situation where a karateka fights against multiple opponents simultaneously: this is not so. In principle, we should consider the imaginary opponent to always be in front."

Master Motobu Chōki, known for his pragmatic approach to kumite, was entirely aligned with this perspective. He reiterated the same concept regarding the Naihanchi/Tekki kata: despite the lateral movement, there are no enemies to our side.

CONCLUSION
In light of these indisputable sources, insisting on explaining kata as a simulated fight against a circle of attackers is not just a technical error. It is an 𝗮𝗻𝘁𝗶-𝗵𝗶𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮𝗹 and 𝗮𝗻𝘁𝗶-𝗽𝗿𝗮𝗴𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰 view, which ends up ridiculing kata itself, transforming what should be a sophisticated manual of tactics and strategy into a fanciful choreography devoid of any real martial logic.

PS: The photo shows the original page from Mabuni's book, in relation to the cited passage.

Ritorno dallo stage ad Albi con il Maestro Tamano,  felici di aver rivisto gli amici e di aver portato a casa 2 nuovi 3°...
28/07/2025

Ritorno dallo stage ad Albi con il Maestro Tamano, felici di aver rivisto gli amici e di aver portato a casa 2 nuovi 3° Dan

28/07/2025
30/06/2025
30/06/2025

Senshin, riflessioni del M° Toguchi

«Dopo una notte di sonno, guardo verso il chiaro cielo di ottobre. Mi sento come se fossi preso e portato in alto, nell'aria azzurra del mattino, e il mio corpo e la mia mente ne sono rallegrati. Vivo questi momenti libero dagli affanni comuni del mondo: la guerra, la politica, l'inquinamento. Anche se breve, questo momento è importantissimo per me.

Noi tutti siamo portati a perdere di vista chi siamo realmente, perché completamente occupati, ogni giorno, a raggiungere i nostri scopi e a realizzare i nostri desideri. Quindi, abbiamo bisogno di questi brevi momenti per ritornare noi stessi.

Un giorno andai a casa del maestro Soseki Ishii, che è il maestro del mio maestro di calligrafia, Sig. Konikuma. Il maestro Ishii ha oggi novantanove anni ed è ancora in ottima salute. Ama bere sakè e pratica costantemente la sua arte. È uno dei migliori calligrafi del Giappone moderno e scrive solo per suo piacere personale e non per denaro. Quando andai a trovarlo quella volta lo trovai che, come al solito, stava scrivendo. Gli chiesi di scrivere qualcosa per me. Quelle che scelse sono le parole che trovate all'entrata del dojo, composte da due kanji: 洗心 Sen-Shin, che significano “pulisci la mente”.

Il modo in cui scrisse questi kanji non si può esprimere, erano bellissimi. Penso che queste parole siano adatte all'entrata del dojo. Infatti, la cosa più importante da fare quando si entra nel dojo è pulire la propria mente. Dovete dimenticare la vostra famiglia, il lavoro, la vostra condizione sociale, la scuola, ecc. Dovete abbandonare tutto ciò che portate con voi e diventare come se foste nudi. Se arrivate con molti pensieri o distrazioni, non vale la pena di studiare karate, anche se vi inchinate al tempio. Dovete dimenticare tutto il resto per poter praticare il karate con forza, sistematicamente. È privilegio di chi pratica in un dojo avere la possibilità di svuotare la propria mente e avere un posto dove allenare lo spirito e il corpo. Più allenate la vostra mente, più potete imparare.

È molto importante, per noi che viviamo in una società complessa, avere Senshin, per pulire completamente la nostra mente. Questo è necessario non solo per dissolvere passivamente le nostre frustrazioni, ma anche per creare dei nuovi noi.

Pensiamo insieme al significato di Senshin.»

15/06/2025

FORZA "RILASCIATA"

ʟᴀ ꜰᴏʀᴢᴀ ᴍᴜꜱᴄᴏʟᴀʀᴇ ᴇ ǫᴜᴇʟʟᴀ ꜱᴛʀᴜᴛᴛᴜʀᴀʟᴇ
La maggior parte delle persone (compresi molti marzialisti) è così abituata ad associare la forza alla capacità contrattile dei muscoli che non riesce neanche a immaginare in che modo il corpo possa produrre movimenti forti ed efficaci non tendendo bensì... rilasciando i muscoli e utilizzando il corpo come una "struttura", perfettamente integrata e connessa.
Proveremo a spiegarlo, perché questo particolare meccanismo psicomotorio è uno dei principali fondamenti delle arti marziali interne.

ɪ ᴘʀɪɴᴄɪᴘɪ ꜰɪꜱɪᴄɪ ᴄʜᴇ ɢᴏᴠᴇʀɴᴀɴᴏ ʟᴀ ꜰᴏʀᴢᴀ ꜱᴛʀᴜᴛᴛᴜʀᴀʟᴇ
Tralasceremo volutamente le teorie cinesi tradizionali, quelle cioè basate sulla trasformazione del Qi (l’energia vitale”) in Jin (forza interna). Queste teorie, che abbiamo esaminato in altri post, spesso risultano oscure ai praticanti occidentali e non forniscono molte indicazioni "concrete" per il loro lavoro.
Partiamo però dal presupposto che l'uso del corpo nel Taiji o nello Xing Yi è molto particolare. In parole molto semplici, diciamo che esso va gestito in accordo con diversi principi studiati anche in fisica, e cioè: tensione elastica + integrità strutturale (cioè “Tensegrità”), forza di gravità, attrito e reazione vincolare (una forza che si oppone alla gravità).

Nel Taiji si dice sempre che bisogna rilassarsi. Questo, da un punto di vista pratico, è importante per molti fattori, uno su tutti è che, quando si diventa capaci di “incanalare ” la forza di gravità (attraverso il rilascio consapevole delle tensioni, cosa che conduce al radicamento), si inizia a capire che il suolo restituisce una “forza di rimbalzo” verso l'alto (che, senza una pratica mirata, "stagna" nel corpo). Questa energia può essere poi amplificata in direzioni diverse, attraverso impercettibili espansioni strutturali del corpo.

ʟᴇ ꜰᴀꜱɪ ᴅᴇʟ ᴄᴇʀᴄʜɪᴏ ᴠᴇʀᴛɪᴄᴀʟᴇ
I praticanti di Taiji che non conoscono ancora questo genere di flusso di forza, continuano a esprimere la loro energia attraverso il meccanismo della contrazione e lo fanno esclusivamente lungo percorsi orizzontali. Questo perché non conoscono ancora, o non gestiscono in modo appropriato, quello che tradizionalmente viene chiamato "piccolo cerchio verticale”.

Le diverse fasi di questo "cerchio ” – così come viene tramandato nella scuola Yang –, sono le seguenti:
1. Contrazione (sarebbe meglio dire "pressione"): in pratica si cede alla forza entrante, guidandola “dietro e fuori”.
2. Rilassamento: quando la forza entrante è parzialmente dissipata, il corpo “collassa” impercettibilmente rilasciando gran parte delle tensioni.
3. Allungamento: la pressione del corpo verso il suolo provoca (tenendo la testa sospesa) un consistente allungamento tendineo e fasciale degli estensori (stretching “interno”).
4. Accorciamento: l’onda elastica accumulata rimbalza dal suolo (fase dell’emissione).
5. Fase neutra (dopo l’emissione il “cerchio” può essere reiniziato).

Nel corso della prima fase si riceve la “Forza Entrante”, guidandola dietro attraverso la pressione al suolo del piede anteriore. Nella seconda e terza fase è importante che la parte superiore del corpo rimanga “appesa”, così come lo è la testa (il che implica l’allungamento dei muscoli erettori della schiena); in questo modo, fra l'altro, si creerà uno "spazio", un vuoto che risucchierà la forza dell'avversario.

ʟ'ᴇᴍɪꜱꜱɪᴏɴᴇ ᴅᴇʟʟᴀ "ꜰᴏʀᴢᴀ ᴅɪ ʀᴇꜱᴛɪᴛᴜᴢɪᴏɴᴇ"
Poco prima dell’emissione, il tronco e il bacino affonderanno ancora (va rilasciato al massimo lo psoas anteriore, mentre quello posteriore si allungherà, di concerto con gli adduttori); le anche continueranno a effettuare una piccola retroversione, mentre la schiena si espanderà ulteriormente, soprattutto a livello lombare (a destra-a sinistra-in basso); al che la forza potrà essere emessa dalle mani (o dai gomiti, o dalle spalle, o da qualsiasi altro punto di emissione).

Attraverso questo meccanismo (necessariamente semplificato) è possibile gestire l’accumulo di forza elastica in virtù di piccole e quasi impercettibili modificazioni muscolari, osteo-articolari e fasciali. Il loro controllo però richiede una progressione seria nella pratica, volta al miglioramento della propriocezione, fino a quando si perviene a una consapevolezza corporea estremamente profonda, peraltro non necessaria in ambiti diversi delle arti marziali interne.
Come diceva il maestro Huang Shen Shyan, celebre per le sue ineguagliabili abilità marziali: "Non ci sono segreti nel Taiji, soltanto cose troppo piccole per essere viste"

15/05/2025

Indirizzo

Viale Europa, 28
Brugherio
20861

Orario di apertura

Martedì 17:45 - 21:00
Giovedì 17:45 - 21:00

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