31/03/2026
Sandro Cois: “Il calcio è una giungla. Tanti amici spariscono, i vivai sono pieni di raccomandati”
Sandro Cois si racconta: dall’ipocrisia del mondo del calcio, fino alla denuncia di un sistema ostaggio di presidenti disinteressati e tecnici improvvisati, alimentato da favoritismi e poca meritocrazia.
Oggi di mestiere fa l’allenatore dei ragazzi (ultima esperienza nell’Under 17 del Pisa)
Cominciamo dal “fondo: come e quando nasce l’idea di fare l’allenatore? "Ho avuto un figlio e, quando ha iniziato a giocare lui, ho cominciato a portarlo nelle scuole calcio come fanno tanti genitori. Ovviamente, tutti hanno iniziato a dirmi "dai una mano, fai questo, perché non fai quello?". E, quindi, ho resistito ancora un po', poi – però – mi sono “arreso” e – diciamo – ci ho preso gusto e ho ritrovato la passione”.
"Il mondo del calcio è una giungla. Sono davvero pochi gli amici su cui puoi contare. Quelli veri restano, tanti invece spariscono alla prima difficoltà. Per ora ho sempre allenato ragazzi giovani, ho fatto solamente un anno di Primavera, poi sempre Under 17. Per fare questo lavoro, bisogna prima di tutto essere un po' “psicologi”: quando tu hai a che fare con 25 ragazzi devi essere intelligente a capire che non sono tutti uguali. C'è quello più sensibile, quello con il quale ti devi incazzare per ottenere una corsa in più anche in allenamento e, poi, c'è quello che – se ti incazzi e lo prendi di punta – magari lo perdi perché ha un carattere chiuso. Per me l’aspetto umano è fondamentale”.
Oggi, i ragazzi giocano a pallone solo quando vanno ad allenarsi. A volte vedo tanti giovani con qualità, ma che si perdono perché non hanno quella fame, quella voglia di arrivare. Cioè, sognano di diventare calciatori, ma non fanno nulla, o fanno troppo poco, per arrivare ad alti livelli”.
“Io credo che il problema principale sia a livello di settore giovanile. Penso che gli educatori – e dico educatori non a caso, perché a quell’età dovresti educare e non allenare – dovrebbero innanzitutto insegnare la tecnica. E, poi, non guardare al risultato. Invece, vedi mister che si sentono Guardiola e, piuttosto che crescere calciatori, pensano alla loro carriera personale. Nei vivai servirebbe gente che ha giocato al calcio e che fa questo mestiere per il piacere di trasmettere la propria esperienza, e non signor nessuno che sperano di diventare allenatori in Serie A, perché magari non sono riusciti ad arrivarci da calciatori. Mi spiace essere diretto, ma secondo me è proprio questo il grande problema del nostro calcio. Per non parlare di quelli che allenano perché sono figli o amici di qualcuno. La verità è che a tanti presidenti, del settore giovanile non frega un c***o (testuale, n.d.r.), serve solo a coltivare le proprie amicizie.
Nei vivai è pieno di “raccomandati”. E non è vero che non abbiamo ragazzi di talento, perché quelli ci sono, basterebbe saperli indirizzare…”.
All’estero giocano i 2008, da noi prima di buttarli dentro devono farsi male tutti gli altri. Ci vuole più coraggio”.