19/08/2026
Comunicato n. 26 dell’A. S.d. Breganze CicloClub96 del 19 agosto.
Vista l’assenza di gare in calendario e approfittando del momento di pausa e di relax
dovuto al ferragosto, cogliamo l’occasione per conoscere meglio il tecnico del Breganze
CicloClub96 Team Wilier Gabriella Pregnolato grazie ad una sua recente intervista
pubblicata sul web che mette in evidenza ancora una volta il prezioso “valore aggiunto”
per il gruppo giallo-blu del presidente Giorgio Pigato che saggiamente un paio d’anni
fa le ha chiesto di rientrare in società per la gestione tecnica delle sue giovani
promesse.
“GABRIELLA PREGNOLATO: DALLE OLIMPIADI ALL’AMMIRAGLIA, UNA VITA DENTRO IL CICLISMO”.
Ci sono carriere che si raccontano attraverso i risultati e poi ce ne sono altre che, per
essere comprese davvero, devono essere raccontate attraverso ciò che quei risultati
hanno lasciato dentro. Quella di Gabriella Pregnolato appartiene a entrambe.
Olimpionica, campionessa italiana, vincitrice di tappa al Giro d’Italia e alla Grande
Boucle Féminine. Oggi Direttore Sportivo delle giovani del Team Wilier Breganze.
Le abbiamo chiesto di voltarsi per un momento indietro.
- Gabriella, se ti dicessero di raccontare la tua carriera senza parlare di vittorie, da
dove partiresti?
“Da una ragazzina con una bicicletta e con una grandissima voglia di arrivare. All’inizio
non pensavo alle Olimpiadi, ai Mondiali o a vincere un Giro o una Grande Boucle,
volevo semplicemente correre e capire fin dove sarei riuscita ad arrivare. Poi il ciclismo
è diventato la mia vita: allenamenti, sacrifici, trasferte, rinunce, cadute, sconfitte… e
quelle giornate nelle quali improvvisamente capisci che tutto quello che hai fatto aveva
un senso”.
- E quella ragazzina è arrivata molto lontano…
“Sì, più lontano di quanto probabilmente avrei immaginato. Ho indossato la maglia
della Nazionale, ho partecipato alle Olimpiadi di Barcellona 1992, ho corso i Mondiali,
il Giro d’Italia e la Grande Boucle Féminine. Sono stata 4 volte Campionessa Italiana a
cronometro, Campionessa Italiana su strada nel 2000 e ho conquistato 4 titoli italiani
su pista. Ho vinto 3 tappe al Giro d’Italia e 4 alla Grande Boucle Féminine. Nel 1999,
alla Grande Boucle, ho conquistato anche la Maglia Arlecchino della classifica della
combinata. Sono numeri che oggi, guardandoli tutti insieme, fanno un certo effetto
anche a me”- Qual è la vittoria che ricordi maggiormente?
“È difficile sceglierne una, ci sono vittorie che ricordi per il prestigio e altre per quello
che hai dovuto passare per conquistarle. Ricordo il Giro, naturalmente, ricordo la
Grande Boucle, ricordo i Campionati Italiani e ricordo in particolare quel Tour del 1999:
vincere due semitappe nello stesso giorno è qualcosa che ancora oggi mi fa sorridere.
Ma con il passare degli anni ti accorgi che non ricordi soltanto il momento in cui alzavi
le braccia. Ricordi quello che c’era prima… le gambe che facevano male, le giornate in
cui avresti voluto mollare, gli allenamenti fatti quando nessuno ti vedeva. È quello che
dà realmente valore a una vittoria”
- E poi c’era la cronometro. Quattro titoli italiani raccontano un rapporto particolare
con quella disciplina.
“La cronometro mi piaceva perché non potevi nasconderti. Eri tu, la bicicletta e il
tempo, non avevi una compagna che poteva chiudere un buco per te, non potevi
aspettare la ruota giusta, dovevi conoscere te stessa, capire fino a dove potevi spingerti
senza andare oltre. Quattro titoli italiani e l’8° posto nella cronometro ai Mondiali di
Lugano 1996 sono risultati ai quali sono ancora molto legata”
- Hai corso anche in pista. Quanto è stata importante?
“Tantissimo. Prima della strada c’è stata molta pista, ho vinto titoli italiani
nell’inseguimento e nella corsa a punti e proprio nell’inseguimento ho partecipato alle
Olimpiadi di Barcellona. La pista mi ha insegnato velocità, tecnica, concentrazione.
Credo che essere stata un’atleta multidisciplinare mi abbia aiutato moltissimo anche
successivamente su strada”
- Poi un giorno hai smesso di essere l’atleta. È stato difficile?
“Smettere non è mai semplice, per tanti anni la tua giornata, il tuo corpo e perfino il
tuo modo di pensare sono organizzati intorno alla prestazione. Poi improvvisamente
quella parte della tua vita finisce. Io però non sono mai riuscita ad allontanarmi
veramente dal ciclismo, semplicemente sono passata dall’altra parte”
- Oggi sei sull’ammiraglia del Breganze CicloCub96 Team Wilier e lavori con ragazze
molto giovani. È più difficile correre o fare il Direttore Sportivo?
“A volte penso fosse più semplice correre! (ride). Quando correvo dipendeva
principalmente da me, oggi hai davanti delle ragazze con caratteri diversi, paure
diverse, qualità diverse, devi capire quando incoraggiarle e quando invece devi essere
dura, quando parlare e quando stare zitta e soprattutto devi ricordarti che non stai
semplicemente costruendo delle atlete, stai accompagnando delle ragazze in un
momento importantissimo della loro crescita”
- Chi ti conosce sa che con le tue atlete sei molto esigente.
“Sì, lo sono. Probabilmente a volte anche troppo ma conosco questo mondo e so
quanto talento può andare sprecato se non viene accompagnato da testa, sacrificio edeterminazione. Quando vedo una ragazza che ha delle qualità, faccio fatica ad
accettare che non provi fino in fondo a capire dove può arrivare. Preferisco che un
giorno mi dica: “Gabri, ci ho provato con tutto quello che avevo e non ce l’ho fatta”.
Quello posso accettarlo. Quello che faccio fatica ad accettare è il rimpianto di non
averci provato”.
- Cosa provi quando oggi vince una delle tue ragazze?
«È una sensazione completamente diversa da quando vincevo io, quando sei atleta la
vittoria è qualcosa di fisico, arrivi al traguardo, alzi le braccia e senti un’esplosione
dentro. Da Direttore Sportivo è diverso. A volte guardo una ragazza dopo una gara e so
quanto lavoro c’è stato dietro, conosco i suoi momenti difficili, le sue insicurezze, le
volte in cui abbiamo discusso. Quando finalmente riesce… forse l’emozione è persino
più profonda. Perché quella vittoria non appartiene a te. Tu hai semplicemente
contribuito a renderla possibile”
- Se oggi potessi parlare alla “Gabriella ragazza” che stava iniziando a correre, cosa le
diresti?
“Le direi di godersi tutto, anche le giornate brutte perché quando sei dentro a questo
mondo pensi sempre alla prossima gara, al prossimo risultato, alla prossima stagione.
Solo molti anni dopo capisci quanto fossero speciali quei momenti e probabilmente le
direi anche una cosa molto semplice: continua a crederci perché quella bicicletta ti
porterà molto più lontano di quanto immagini”
- Dopo tutti questi anni, cos’è oggi il ciclismo per Gabriella Pregnolato?
“È ancora casa. Sono cambiate le biciclette, sono cambiate le squadre, sono cambiate
le gare, prima guardavo la strada da sopra il manubrio oggi la guardo attraverso il
parabrezza di un’ammiraglia. Ma quando sono dietro alle mie ragazze, sento la radio,
vedo il gruppo davanti e la corsa comincia davvero… dentro di me c’è ancora quella
ragazzina che voleva semplicemente andare forte in bicicletta. E credo che ci sarà
sempre.»
Gabriella Pregnolato — una vita nel ciclismo. Prima a scrivere la propria storia, oggi
ad aiutare altre ragazze a scrivere la loro…
Prossime gare: dopo la pausa di ferragosto le allieve di Arrigo Lorenzetto
parteciperanno domenica 23 alla gara di Noventa di Piave denominata 11^ Giornata
Rosa organizzata dall’ A.s.d. Velo Club Avis Tergas su un circuito di 13 km. da
completare per 5 volte per un totale di 65 km. con partenza prevista alle ore 10,30.
Nel pomeriggio del 23 agosto sempre a Noventa di Piave, con partenza alle 14,30 le
donne Juniores del Team Wilier Breganze saranno protagoniste del Memorial Chiara
Pierobon con 117 km. da percorrere in questa gara riservata alle donne Open.
A.s.d. Breganze CicloClub96 Team Willer.
Foto: archivio società