14/01/2026
QUEI 33 KM DI WOUT VAN AERT
Trentatré chilometri sono un uscitina buona a scaldare le gambe, a solleticare il cuore, a soddisfare solo parzialmente la voglia di pedalare. Trentatré chilometri nemmeno li senti, a meno che non siano una cronometro in un grande giro. Ma gennaio non è stagione di grandi giri. Trentatré chilometri possono però essere una rinascita, un affermazione di testardaggine, una dimostrazione di non volere o sapere mollare. L’ennesima rinascita e affermazione di testardaggine di Wout van Aert.
Il 2 gennaio 2026, durante lo Zilvermeercross a Mol (quello vinto sotto la neve da Mathieu van der Poel) Wout van Aert aveva sbandato, aveva messo a terra malamente il piede, era caduto. Si era soprattutto fratturato la caviglia. I medici lo avevano operato, avevano detto che l’operazione era andata bene ma che i tempi di recupero non sarebbero stati rapidissimi. Qualcuno aveva addirittura ipotizzato che la stagione delle classiche del Nord fosse a rischio. Wout van Aert però ha la benché minima voglia di perdersi un’altra stagione sulle pietre e ha messo sui pedali i suoi dolori, le sue incertezze e se li è portati con sé per questi trentatré chilometri.
“Ho vinto oggi”, ha scritto sul suo profilo Strava con un’emoji celebrativa. Un modo per scaricarsi di dosso le paure, forse gli alibi, che comunque non ha mai utilizzato ogni volta che le cose gli sono andate male in carriera. E sono tante.