28/07/2021
IL Sabaudia Calcio rinuncia al prossimo Campionato
Il bello di essere padroni del nostro destino
Sono stati anni fantastici vissuti intensamente, sono stati anni costellati da successi, soddisfazioni ed emozioni.
In una calda serata d’agosto seduti su un ponte lungo la strada, abbiamo avuto l’idea di creare una società di calcio che rendesse orgoglioso l’intero paese di Borgo Vodice di questi colori.
Fu così che il 13 agosto del 2012 nacque lo Sporting Calcio Vodice con il rosso e il blu nel cuore.
Partimmo dai campi polverosi della III categoria, senza alcun progetto a lungo termine ma facendoci guidare dal cuore e dalle emozioni.
Siamo stati sempre un gruppo unito e coeso ed all’esterno è sempre uscito un solo pensiero frutto anche di infinite discussioni interne; tale pensiero l’abbiamo sempre rispettato e difeso come se fossimo un sol uomo.
La voce che trapelava era quella dello Sporting Calcio Vodice.
Io, Marco Ricci, con questa società e per questa società ho fatto di tutto, ho avuto l’onore di essere la voce narrante.
Ma senza Giovanni, Davide, Luigi, Simone, Giuseppe ed Emmanuele questo modello di società non sarebbe mai potuto esistere.
Il mio grazie va innanzitutto a loro, fedeli compagni di viaggio e di vittorie.
Ma la mia mente vola decisa verso colui che in quella sera d’agosto era seduto sul ponte affianco a me e mi ha detto, con voce sicura, :”Domani facciamo la squadra trova i giocatori”.
Luciano, per noi del Borgo meglio conosciuto come “Il completo”, è stato il motore pulsante di questa nostra avventura. Con lui il divertimento era assicurato ed agli annali di storia passeranno i suoi commenti verso arbitri, propri giocatori ed avversari durante le partite seduto in panchina. Lui era fatto così prendere o lasciare senza mediazione e quello che oggi poteva essere fondamentale domani poteva diventare d’improvviso superfluo o non essenziale; ma a noi è sempre andato bene così. Se fossi ancora tra noi forse saresti riuscito nell’impresa titanica di convincerci ad andare avanti; ma stavolta la colpa è la tua sei andato via troppo presto lasciando un vuoto incolmabile in chi ti ha conosciuto e ti ha voluto bene. Sei stato davvero uno “stronzo” altro che 99 anni... ci manchi davvero tanto.
Il calcio per noi era divertimento ma senza nascondersi dietro scuse di retoriche l’importante non era partecipare, l’unica cosa che ci faceva davvero divertire e gonfiare la giugulare era vincere le partite la domenica.
Oggi possiamo dire, senza paura di essere smentiti, abbiamo conosciuto molte vittorie ed abbiamo festeggiato diversi salti di categoria, in soli 4 anni siamo giunti a disputare con titolo il campionato di promozione senza mai subire l’onta di una retrocessione che per noi, e per il nostro modo di intendere il calcio, avrebbe significato mesi interi di reclusione dentro casa ad espiare la vergogna.
Per chi ci considerava una meteora abbiamo risposto con i fatti e per 6 lunghi anni, senza neanche troppo faticare, a Sabaudia siamo stati la squadra per distacco più importante per categoria e titoli.
Siamo sempre stati un gruppo unito ma forse 2 anni fa non saremmo stati padroni del nostro destino come lo siamo ad oggi.
Quella fu un’estate davvero torrida a nulla solo valsi gli appelli alle Istituzioni ed ai rappresentanti del territorio locale rimasti sordi. Si poteva tentare una mediazione per mettere fine ad una guerra fratricida regolarizzata da una legge iniqua della giustizia sportiva calcistica che permette ad una società di rivendicare una somma in denaro verso un’altra (in questo caso noi) solo perché dei ragazzi di 16 anni avevano deciso di correre dietro ad un pallone per altri colori (in questo caso i nostri).
Ci ha fatto male e ci ha lasciato attoniti e sbigottiti il silenzio disarmante della Casa Comunale che in nessuna maniera è voluta entrare nel contenzioso proponendo una soluzione costruttiva. Si da il caso infatti che la società che si faceva forte dietro la legge e pretendeva il premio in denaro era ed è tutt’ora attiva nel nostro medesimo comune di Sabaudia.
A riportare il sole sopra il nostro cielo ci ha pensato, pagando per intero la somma richiesta, un uomo venuto dal nulla per la comunità di Sabaudia... Alessandro Tulli a cui va il nostro grazie ed il mio in particolare.
Per noi era meno che un conoscente ma già subito dopo il primo incontro è scattata quella scintilla di sinergia totale che ci ha permesso di continuare ad essere padroni del nostro destino e di poter scrivere un altro capitolo della nostra storia.
In un mondo di mercenari, come la realtà del calcio dilettantistico, Alessandro è l’eccezione che conferma la regola.
Alessandro è un gran signore e signori si nasce non si diventa ed a lui dovremmo dire mille volte grazie.
Grazie Alessandro.
Si diceva dei successi e noi siamo stati a 11 metri da un sogno chiamato sua maestà Eccellenza, che ci avrebbe portato per sempre negli almanacchi della storia calcistica di Sabaudia come prima società a raggiungere questo obbiettivo.
Se non fosse stato per un calcio di rigore sbagliato ed un violento acquazzone in una giornata di cielo sereno tutto questo sarebbe divenuto realtà.
Ma non è da un calcio di rigore che si giudica un giocatore e come diceva un antico maestro sul dischetto ci va chi ha la personalità di poterlo fare.
Con quel rigore di Federico voglio ringraziare lui ed ogni singolo ragazzo che ha avuto l’onore di indossare questi colori come del resto anche tutti gli allenatori che si sono succeduti in questi anni con cui dopo aver lavorato a stretto contatto ho mantenuto rapporti di sincera amicizia.
Il calcio è un gioco strano e spesso ti riserva delle sorprese incredibili e se ci penso ora questa lo è davvero.
Proprio Federico Costanzi che con noi, in quella stagione magica, ha raggiunto il suo primato personale di gol realizzati portandoci ad un passo dal sogno, è stato colui che alla sua maniera (di sinistro al volo sotto l’incrocio) ha segnato nell’ultimo minuto dell’ultima partita del Sabaudia Calcio l’ultimo gol in partite ufficiali. Peccato solo che quel giorno, ma è un dettaglio, aveva una maglia diversa dalla nostra ed era un nostro avversario.
Nel calcio ci sono praticamente da quando ho iniziato a correre da solo molto prima di giungere all’età della ragione.
Nella prima veste da giocare, mi sono divertito, ho giocato, ho esultato per le vittorie ed ho pianto per le sconfitte.
Quando sei in campo lotti, sudi, ti sbatti e se al triplice fischio hai la coscienza apposto di non aver più un grammo di energia in corpo anche se hai perso, non dico accetti la sconfitta (questo mai), ma comunque te ne fai una ragione.
Nella seconda veste, quella da direttore, tutte queste sensazioni sono più amplificate e ti trasmettono delle emozioni sconosciute a chi sta in campo.
Tu scegli gli uomini per raggiungere un determinato obbiettivo. Durante i 90’ entri in una fase di trans agonistica metafisica ed affidi il tuo destino a ragazzi in cui hai visto qualcosa per cui ti potevi fidare a scatola chiusa.
Fidarsi a scatola chiusa è importante nel calcio come nella vita.
La mia vita da calciatore e da dirigente ha avuto un unico comun denominatore. Il catino, la fortezza inespugnabile dello Iacuzzi, il nostro campo da battaglia.
Con tutto il rispetto per un caduto della Prima Guerra Mondiale penso sia giunto il tempo di dare il giusto onore a colui che ha reso grande questo piccolo campo di periferia. Intitolare il campo di Borgo Vodice al compianto ed ineguagliabile Presidente Oliviero Ricci è un atto che qualsiasi amministrazione dovrebbe compiere senza badare alle carte bollate.
Oggi quello che è ancora lo Iacuzzi lo ricordo nel periodo da giocatore con i tifosi che la domenica lasciavano il loro sport preferito fatto di partite interminabili di carte al bar per ve**re al campo con gli occhi rivolti alle nostre gesta e l’orecchio sincronizzato alla radiolina per sentire le voci di un
calcio che non esiste più dove Sandro Ciotti ed Enrico Ameri si interrompevano l’un l’altro per descrivere dei gol che dalle loro voci sembravano pazzeschi, ma che poi quando nel tardo pomeriggio vedevi nel sacro templare di 90’ Minuto era di una banalità disarmante.
Allo stesso modo lo ricordo pieno con i tifosi eccitati durante gli anni d’oro della Promozione. Si respirava un clima adrenalinico e si attendeva con ansia che giungesse la domenica per respirare calcio.
Da domani questa fortezza che è sempre stato un luogo che ho definito casa non lo sarà più.
Allo Iacuzzi sono diventato bambino, adolescente, ragazzo, uomo ed uomo con i capelli bianchi. Per me e per qualsiasi persona che ha contribuito a scrivere una pagina calcistica della storia di Borgo Vodice lo Iacuzzi non sarà mai un campo di periferia ma lo stadio più bello del mondo.
Caro Iacuzzi, oltre ad augurarti di cambiare nome diventando l’Oliviero Ricci Stadium, ti auguro di continuare a fare quello per cui sei nato: essere calpestato da 22 guerrieri che si sfidano dietro ad un pallone. Il tempio è sacro e non deve essere violato.
Da oggi le nostre strade si dividono e ti assicuro che ci mancherai tanto.
La nostra decisione era presa da tempo e in questi mesi ci siamo mossi per assicurare una continuità con un cambio dirigenziale al Sabaudia Calcio.
Avevamo concluso una transazione con un gruppo di imprenditori pronti a continuare la nostra azione con rinnovato entusiasmo. Purtroppo problemi di natura personale della nuova classe dirigente hanno impedito che la transazione si compisse.
Spero che la popolazione non rimanga insensibile, e come lo Sporting ha avuto origine su un ponte di una strada, altre persone potrebbero avere la stessa idea in un bar o seduti sulla panchina in piazza.
A loro innamorati del calcio a Borgo Vodice andrebbe il nostro appoggio, il nostro plauso e la nostra gratitudine.
Pur essendoci mossi con tempo ed anticipo, non siamo stati in grado ad oggi di assicurare un futuro calcistico allo Iacuzzi che allo stato attuale rimane un teatro con le luci spente ed il sipario chiuso. Questa è una colpa di cui ci assumiamo in toto le responsabilità. Ma, in calcio d’angolo quando il quarto uomo aveva già alzato il cartellone con i minuti di recupero, siamo stati in grado di assicurare un futuro che sa di calcio al Sabaudia Calcio.
Nei giorni scorsi con entusiasmo e senza secondi fini e a titolo completamente gratuito, abbiamo dato vita ad una fusione tra il Sabaudia Calcio ed il Città di Lenola, le quali di comune accordo hanno dato alla luce una nuova società : ASD Città di Lenola.
La nuova società agirà in completa autonomia nella città nel Sud Pontino ed a loro va il nostro più grande imbocca al lupo.
Per una città che piange, Sabaudia, che perde un titolo di Promozione, seconda lega dilettantistica di importanza regionale, ce n’è un’altra che ride che è Lenola, che ritrova grazie al nostro aiuto un titolo che le mancava da diversi anni.
Il Sabaudia Calcio già Sporting Calcio Vodice, la squadra del paese diventata grande, lascia per sempre il calcio giocato. Lo fa con la convinzione di aver dato tutto e in piena autonomia la scelta è stata nostra, siamo orgogliosi del nostro passato, siamo realisti sul nostro presente e non abbiamo paura del nostro futuro senza calcio, lo sport più amato e bello del mondo.
Marco Ricci, direttore aria tecnica Sabaudia Calcio