02/05/2026
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Si è spenta una luce.
Alex Zanardi è morto a 59 anni. Se ne va il campione dell’impossibile, l’uomo che ha riscritto il significato stesso della parola “limite”.
Prima pilota, poi leggenda. Dalla Formula 1 alla CART, fino a diventare “The Italian Legend” negli Stati Uniti. Poi l’incidente del 2001 al Lausitzring: la vita appesa a un filo, le gambe perdute, il destino che sembra chiudersi.
E invece no.
Zanardi torna. Ride. Lotta. Si rialza senza poter stare in piedi. Si inventa una seconda vita e la trasforma in qualcosa di ancora più grande. Nell’handbike conquista ori paralimpici, mondiali, rispetto. Ma soprattutto conquista le persone. Perché Alex non era solo un campione: era un messaggio.
“Ho il piede pesante”, diceva sorridendo. Anche quando la vita gli aveva tolto tutto, lui trovava ancora il modo di alleggerirla per gli altri.
Poi il buio, ancora una volta. Il 19 giugno 2020, sulle strade della Toscana, l’ultimo terribile incidente. Da lì, il silenzio. Un silenzio lungo anni, custodito con dignità, lontano dai riflettori.
Oggi quel silenzio si rompe nel modo più doloroso.
Se ne va un uomo che ha insegnato a milioni di persone a non arrendersi. Un simbolo di forza, di ironia, di rinascita. Un uomo che non ha mai accettato la parola “fine”, trasformandola ogni volta in un nuovo inizio.
E forse è proprio questo il suo lascito più grande: ricordarci che anche quando tutto sembra perduto, si può ancora scegliere di vivere. Davvero.
Addio Alex. Questa volta il traguardo è oltre lo sguardo. Ma quello che hai lasciato qui non se ne andrà mai.