16/06/2026
*** BOLOGNA DA RISCOPRIRE ***
Non parliamo ora di storia, arte o tradizioni, bensì dei sapori di una volta, rimanendo sul vegetariano.
Anni fa erano molto in voga sapori in buona parte ormai persi, anche se alcuni di loro fanno ancora saltuariamente capolino.
Vediamo di ricordarne alcuni cominciando da quelle gustose caramelle alla liquerizia (a Bologna non si dice liquirizia) che compravamo a tre per due lire, i Burdigoni (Burdigón). Si compravano in latteria e difficilmente si resisteva alla tentazione di masticarli, anziché succhiarli.
Che dire delle Carrube (Fèv marèn), dolci e buone da sgranocchiare, ma prestando molta attenzione a non mordere i semi, durissimi.
Rari dalle nostre parte e piĂą tipici del modenese i Corbezzoli (CurbĂ zzol), che quando sono maturi ti si spappolano fra le dita e tu ti impiastricci.
Coltivate essenzialmente per fare da base alle marmellate, non era raro lasciarsi tentare da una Mela Cotogna (Maila Cdåggna) con quel sapore allappante, che a Bologna si definisce “aligà nt”.
Ancora in commercio, rilanciate anche dalle varietà giganti provenienti dall’estero, ma di qualità decisamente inferiore, ecco le Giuggiole (Żîżl). C’è una nota espressione relativa a questo frutto: “Andare in brodo di giuggiole", riferita a chi manifesta grande felicità , derivata dalla bontà di questo prodotto, ricco di zuccheri e vitamina C e quindi dal piacere che ne deriva consumandolo.
La prossima delizia del palato è ben conosciuta da chi ha vissuto o vive in campagna, la Grassa Gallina (Grasa Galéṅna), che è poi la Valerianella selvatica. Un’insalatina di Grassa Gallina raccolta nei campi è un’esperienza da non perdere.
Restando sulle insalate non dimentichiamo gli “Streccapóggn” o “Ciocapiât” che dir si voglia, nomi intraducibili che si riferiscono alla Radicchiella e che molti confondono con il Tarassaco per la forma delle foglie. Un po’ amarognoli, ma decisamente gustosi.
Un frutto che ispira nostalgia è il Lazzarino (Lażarén), Lazzeruolo o Azzeruolo in italiano. Una “melina” semplice, ma deliziosa, ormai pressoché scomparsa.
Molto diffuso, ma altrettanto dimenticato come frutto è il Gelso (Måur), che produce le sue tipiche more. Migliori quelle nere rispetto alle bianche, ma è sempre una questione di gusti.
Si trovano ancora, ma sono in disuso, le Nespole (Nèspel), che ricordiamo vanno tipicamente maturate sotto la paglia, perché altrimenti sono decisamente amare ed allappanti.
Non dimentichiamo le Sorbole (SĂ´rbel) ovvero le Sorbe. Non se ne trovano ormai da alcuna parte.
Altri frutti ormai scomparsi, un po’ aspri ed allappanti, ma che toglievano la sete, erano le Prugnole (Prugnôl). Trovato l’albero, che non è molto grande, consentiva di farne una scorpacciata senza faticare, bastava cogliere e mangiare.
Di Rusticani (Rusticà n), cioè dei frutti del Mirabolano, se ne trovano ancora moltissimi alberi, ma in genere si lasciano cadere i frutti, non essendo più di moda.
Abbiamo cominciato questo elenco con la liquerizia, lo terminiamo con i Sugabachetti (Sugabachétt), i pezzetti di radice di Liquerizia che si masticavano e succhiavano per ore.