Siamo il calcio, quello puro. Siamo la voglia di praticarlo o di provarci. Siamo quelli per cui il risultato è un dettaglio, ma se perdiamo poi non ci dormiamo la notte. Siamo in birreria. Siamo in strada, siamo a tirar calci con il super-tele o con il super-Santos, siamo quelli che se gli dai due alberi ci vedono una porta, siamo quelli che davanti alla serranda di un garage organizzerebbero una
“tedesca”. Siamo quelli che non si annoierebbero a giocare a battimuro. Siamo quelli che se mi dici “il pallone è mio” ti prendiamo a calci in c**o, ti fottiamo il pallone e continuiamo a giocare lo stesso. Siamo quelli che c’è l’anticipo, il posticipo, lo spezzatino, l’importante è che ci siano le birre. Siamo quelli che durante la finale di Champions League parlano di Ciccio Dettori e di come sarebbe cambiata la sua carriera se solo fosse arrivata una squadra di serie B qualche anno prima. Siamo organizzati nel caos, ci sguazziamo. Siamo quelli che non abbiamo i fatto i calciatori e che forse ci saremmo annoiati a farlo. Siamo quelli che questa st*****ta dura dal 2004. Siamo quelli che ogni anno l’ultimo. Siamo quelli che il decennale, le divise stilose, lo sponsor, le trasferte improbabili, la birra a fine partita, quella a fine allenamento, quella prima della partita, quella durante la partita. Le si*****te. I tecnici, i presunti tali e quelli che potrebbero esserlo e non lo sanno. Siamo calciatori per diletto, lasagnari per vocazione. Questo basta e avanza.