07/04/2019
Educare, dicesi dirigente un signore che dovrebbe non dirigere ma animare; non solo animare ma testimoniare, non solo testimoniare, ma motivare. Insomma, un signore che dovrebbe EDUCARE. Il calcio è emozionante, divertente e come tale coinvolge facilmente i ragazzi. Ha una funzione ludica/sportiva, ma anche sociale e risulta una straordinaria esperienza educativa: - insegna il rispetto di sé e degli altri, delle regole, il valore dell’impegno, la convivenza civile, la cooperazione, l’accettazione della sconfitta, accresce la fiducia in sé stesso aumentando l’autostima, permette di scaricare le ansie, le frustrazioni e l’aggressività, favorisce l’incontro, facilita l’integrazione. Per realizzare una proposta calcistica, dove attorno ai giocatori che sono i protagonisti, ruotano numerose figure: l’istruttore, il dirigente, il presidente, i genitori del giocatore, … Tutti dovrebbero partecipare a diverso titolo e in misura diversa a rendere l’esperienza calcistica del ragazzo educativa e formativa. Il buon andamento di una Società ben strutturata dipende dall’equilibrio tra i diversi ruoli, dove ciascuno fa la sua parte senza invadere ed interferire in quella di un altro. È pertanto importante comprendere quale parte gioca ogni figura e quali sono le sue responsabilità ed è bene fare il possibile perché si stabilisca un’alleanza educativa tra gli adulti che ruotano attorno all’attività del bambino/ragazzo: genitori, allenatori e dirigenti. L’ISTRUTTORE è un educatore sportivo che educa, attraverso calcio, alla condivisione del gruppo, al valore della vita. In particolare è colui che promuove e concretizza il progetto culturale sportivo del bambino/ragazzo che fa calcio. Dovrà avere il senso della responsabilità, una grande maturità e una forte personalità. Sarà dinamico, entusiasta e buon organizzatore. Il suo ruolo è anche quello di suscitare la partecipazione, il dialogo e il gusto del rischio. Credo che un buon istruttore non deve mai dimenticare che il suo ruolo è educativo (corretta interpretazione del gesto sportivo), che rappresenta un punto di riferimento e di esempio per i giocatori in campo. Tale incarico impone di avere una specifica formazione tecnica, oltre che di mantenere sempre un comportamento coerente con il ruolo ricoperto. I primi a rispettare la differenziazione di ruolo con i genitori devono essere proprio gli istruttori, con il loro atteggiamento. Ogni istruttore ha percorso un cammino in cui si è costruito un'esperienza, a conclusione del quale è sopraggiunta a premiarlo l'acquisizione della propria professionalità. Questo bagaglio costruito nel tempo, gli permette di potersi concepire autorevole, esperto, competente. D'altra parte la presunzione rende ciechi e fa sentire onnipotenti, esponendo al rischio di compiere errori e non accorgersene. È quello che può succedere a chi ha troppa stima in se stesso. Bisogna, quindi, cercare di mantenere sempre l'umiltà, ma riconoscere anche quanto si vale. Gli istruttori di una stessa Società dovrebbero cercare di lavorare in contatto tra di loro, magari potendo contare sulla presenza di un valido responsabile tecnico, quale punto di riferimento per tutti. Ognuno contribuisce con la sua competenza ad uno stesso scopo: far crescere i ragazzi, sia dal punto di vista tecnico-motorio, sia dal punto di vista comportamentale. L'appartenenza al gruppo fa sentire l'istruttore sostenuto da esso e gli garantisce uno spazio in cui potersi confrontare. Il rapporto con l’esterno, in particolare con le famiglie dei giocatori, è molto delicato, poiché mette in campo una serie di problematiche talvolta difficili da gestire: dalle richieste legate a ritmi e orari degli allenamenti, al tifo eccessivo, alla preoccupazione di come comportarsi davanti a famiglie separate o genitori assenti,… Talvolta i genitori non esitano ad assillare tecnici e dirigenti con sollecitazioni, raccomandazioni, pressioni di ogni tipo per ottenere un occhio di riguardo od un trattamento di favore per il loro ragazzo. Così, in molti casi si viene a creare un duplice atteggiamento nei confronti delle famiglie: da una parte la partecipazione dei genitori viene vissuta in maniera positiva poiché rappresentano una risorsa per la società; al contrario, da questo tipo di interferenze possono nascere malintesi, scintille di malumori destinati a diventare un incendio e la Società sportiva cerca di “difendersi” dalla loro “invasione di campo” che porta disturbo e fastidio. Ciononostante, oggi più che mai, il calcio rappresenta un’occasione per avvicinare i genitori ai loro figli. Credo che qualche caso, per dar loro l’occasione di essere educatori migliori, poiché gli offre occasioni di dialogo e possibilità per gioire insieme e per perdonarsi a vicenda, li aiuta a cogliere i punti forti o deboli del loro rapporto, allena i genitori ad accettare l’autonomia dei figli. Insomma, il calcio è un allenamento anche per i genitori! Il Dirigente Sportivo deve senza dubbio saper ascoltare le famiglie, cogliere con sensibilità esigenze o problemi particolari, e nello stesso tempo deve rappresentare efficacemente la serietà, la correttezza, la decisione della società sportiva nel perseguire obiettivi di interesse generale. In pratica fargli capire che la sua collaborazione è preziosa! Inoltre è bene condividere con loro le regole di convivenza della società sportiva. L'insoddisfazione dei genitori può indurre l'allenatore a pensare di non aver fatto bene il proprio lavoro. Questo può rappresentare per lui uno stimolo costruttivo a riflettere su ciò che fa, senza temere di mettersi in discussione, ma cercando degli spunti di crescita. Credo che noi istruttori dobbiamo essere come ci ha fatto nostra madre: interi, veri, genuini, integri. Dobbiamo scegliere le priorità in base ai bisogni del gruppo. Dobbiamo cercare di tradurre i sogni dei giovani in segni concreti. Dobbiamo coltivate le amicizie, le alleanze, (…) dobbiamo essere miti. Cercare di privilegiare ciò che unisce e non ciò che divide. Non dobbiamo vendere la dignità per una vittoria o per una sedia più alta nella società. Con la famiglia debole, la scuola superficiale e il lavoro scomparso, non esiste democrazia, civiltà e futuro a misura per i futuri ragazzi. Dobbiamo imparare a comunicare. Bisogna dare alle parole lo spessore che meritano. Le ore del mattino avranno l’oro in bocca, se le ore della sera le avrete passate a tavola con i vostri figli.