16/09/2026
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Tra poco ricominceranno gli allenamenti. Per qualcuno sono già iniziati, per altri sarà la prima volta. E ricomincerà anche il solito circo.
Oratorio, academy, scuola calcio d’élite, scuola calcio di paese. Cambiano i nomi, le divise e le bacheche, ma una cosa dovrebbe rimanere uguale: “Signori in campo ci sono dei bambini.”
Non fatevi prendere dalla mania della società più forte, della squadra più importante, della coppa in più o dell’allenatore che “ha contatti”.
Perché a volte siamo noi adulti a trasformare una partita di bambini in una questione di vita o di morte.
Ci sono genitori che si vergognano se il figlio gioca in una squadra considerata meno forte. Altri che guardano il bambino degli altri come un avversario da ba***re anche fuori dal campo. Altri ancora che dopo ogni allenamento hanno qualcosa da correggere.
“Dovevi passarla.”
“Dovevi tirare.”
“Lui è più forte di te.”
“Se continui così non vai da nessuna parte.”
E intanto il bambino torna a casa senza il sorriso e magari non ha nemmeno più voglia di andare a calcio.
Questo è il punto che dovremmo capire.
Un bambino non deve diventare il calciatore che abbiamo immaginato noi.
Deve poter sbagliare e tornare a casa senza sentirsi un fallito.
Perché il calcio giovanile non è il posto dove dimostrare quanto siamo bravi noi genitori. È il posto dove loro devono crescere.
E allora smettiamola di essere allenatori anche a casa.
Insegnategli a rispettare l'avversario.
A non prendere in giro chi perde.
A non insultare chi sbaglia.
A capire che vincere è bello, ma non autorizza nessuno a sentirsi migliore degli altri.
E soprattutto, prima di pretendere che nostro figlio sia un campione, chiediamoci che esempio gli stiamo dando noi.
E quando un bambino smette di divertirsi perché ha paura di deludere qualcuno, abbiamo già perso tutti.
Il calcio dei bambini dovrebbe iniziare con un pallone.
Non con le aspettative degli adulti.