12/04/2026
Riflessioni della mia pratica domenicale
ore 21:00
Bimbi a letto ed un momento tutto mio, un momento a cui, forse egoisticamente, anelo da tutto il fine settimana. Questo è il momento più caro e più duro, il momento in cui faccio i conti con giorni in cui sono stata più presente ma meno paziente, giorni in cui avrei voluto essere meglio di quel che sono stata, un equilibrio tra essere madre ed essere anche oltre a quel ruolo (meraviglioso e complesso) che fatica ancora a trovare stabilità in me.
Non sempre -ammetto- respirare, praticare, il lavoro su di me e lo studio bastano ad essere quel che desidero, ad essere, per dirla con una frase che mi dà proprio prurito "la versione migliore di me". A che serve allora? Sicuramente avere più consapevolezza di quel che accade in me è già un buon punto di partenza.
Lo Yoga mi insegna sempre più chiaramente a navigare nella vita, nel suo mare calmo e nella tempesta, senza affondare fino agli abissi o comunque trovando le risorse per risalire: allora posso lasciare andare un po' di più, abbandonare sempre più l'idea che ho di me, quell'idea che è utopia di perfezione e controllo, che toglie spazio al mio sentire e tavolta soffoca chi amo, quell'idea che mi allontana da me. Allora nel mio "esercizio" quotidiano riesco ad ammorbidire le parti dure, rafforzandomi nella consapevolezza delle mie fragilità. Non c'è più rincorsa all'essere performante a tutti i costi, all'essere perfetta, all'avere sempre tutto sotto controllo. Adesso, alle 21.20 scelgo di fermarmi un attimo, lasciando per una volta la cucina in disordine e srotolando il mio tappetino.
Grazie ai miei dolci e saggi bambini che ogni giorno mi insegnano qualcosa di nuovo e bello su di loro, su di me e sul mondo