19/07/2026
In Memoria del Comandante Alfa (1951 – 2026)
Nato a Castelvetrano nel 1951 e arruolatosi nell’Arma dei Carabinieri a soli diciassette anni, nel 1977 fu tra i cinque pionieri scelti per fondare il GIS (Gruppo Intervento Speciale). Erano gli Anni di Piombo, un’epoca buia in cui il Paese aveva bisogno d’élite per difendere la propria democrazia dal terrorismo. Sotto la sua guida e con il suo contributo, quel reparto sarebbe diventato una delle forze d'élite più rispettate e temute al mondo.
Ancora giovane carabiniere paracadutista, allora conosciuto con il soprannome di "il Cigno", fu protagonista del battesimo del fuoco del GIS: lo storico blitz per la liberazione degli ostaggi nel supercarcere di Trani. Da quel momento in poi, la sua vita si è trasformata in quarant'anni di missioni ad alto rischio — da Kabul a Nassiriya, da Mostar a Baghdad — a tutela di magistrati, capi di Stato e semplici cittadini. Sempre nell'ombra, sempre con il volto celato dietro l'iconico mefisto nero.
Il suo è stato uno dei curricula più decorati della storia d'Italia:
Medaglia Mauriziana al Merito
Croce d'Oro al Merito dell'Arma dei Carabinieri
Medaglia Afghana Loya Jirga (consegnata direttamente dal Presidente Karzai)
Numerosi encomi solenni per le missioni di pace nei teatri internazionali più caldi.
Negli ultimi anni di vita, il Comandante Alfa ha scelto di fare un ultimo, generoso regalo al Paese: raccontare. Attraverso i suoi libri e gli incontri con i cittadini, ha tolto un lembo di quel velo di segretezza per mostrare il lato umano dell'operatore, il ricordo dei colleghi caduti, la dedizione alle tecniche di protezione e, soprattutto, l'immane prezzo personale e familiare richiesto da una vita vissuta nell'ombra.
Oggi il Comandante Alfa ci lascia, ma la sua eredità scolpisce una lezione immortale: si può servire, proteggere e amare un intero Paese nell'assoluto silenzio, senza mai aver bisogno di mostrare il proprio volto.
Buon viaggio, Comandante. Onore a te e a chi continua a indossare quel mefisto. 🫡🇮🇹