Daniela Marrocco Coach

Daniela Marrocco Coach Coaching, Empowerment, Public Speaking & Performance training

DaMa Coaching è uno studio di Coaching, Mediazione Familiare, Motivazione, Formazione e Potenziamento nelle aree:
- life;
- business;
- sport. Un servizio dedicato a persone, famiglie, imprenditori, manager, commerciali, sportivi, allenatori, aziende e organizzazioni per raggiungere obiettivi sempre più importanti e raggiungere il benessere a più livelli.

02/09/2026

5 COSE CHE I GIOCHI DEL MEDITERRANEO 2026 MI HANNO INSEGNATO SULLE COMPETENZE

XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026.
Torricella, 36 gradi. Chiamo il responsabile ufficio stampa FITAV. È agosto inoltrato.
Pronta per fare una cosa per la PRIMA VOLTA: la speaker delle finali di una disciplina che incontro – anche lei – per la prima volta. Tiro a volo.
Inizia così un’avventura che mi ha fatto riflettere sulle competenze: come si costruiscono, come si usano e come possono aprire strade impreviste.

1. LE SOFT SKILLS POSSONO DIVENTARE HARD SKILLS.
Public speaking, voce, ascolto, radio, gestione dell’imprevisto, capacità di leggere un contesto, presenza: le ho allenate, insegnate e utilizzate per anni.
Ed ecco che diventano il motivo per cui mi contattano: serve qualcuno che sappia fare dello speaking una professione capace di incitare, coinvolgere e accogliere il pubblico.
Quella soft skill diventa, in quel contesto, una competenza professionale concreta.

2. LE RELAZIONI BEN COSTRUITE SONO UN VANTAGGIO COMPETITIVO.
Come sono arrivata ai Giochi?
Dalla Fitarco, dove insegno didattica, alla FITAV, grazie alla stima del Presidente FITAV Puglia. Il mio nome è stato ritenuto adatto a questo ruolo sulla base di esperienza e competenze provate sul campo. Perché quando costruisci relazioni autentiche, può arrivare un momento in cui quelle relazioni ti portano opportunità che nemmeno cercavi. Ti trovano.
Quando qualcuno mette in gioco il proprio nome per fare il tuo, non sta facendo networking: sta riconoscendo il tuo valore.

3. LE PASSIONI CHE COLTIVI DIVENTANO COMPETENZE.
Ho sempre amato l’inglese. L’ho studiato, allenato, giocato, cantato, usato.
E quella passione è diventata una discriminante fondamentale: lo speakeraggio era prevalentemente in inglese.
Chi lo avrebbe mai detto che la mia lingua del cuore mi avrebbe dato una conferma in più?
Per questo: accumula esperienze, studia, impara idiomi, coltiva interessi.
Le opportunità arrivano sotto forme diverse ed entrano da porte e finestre diverse.

4. UMILTÀ E PREPARAZIONE NE ABBIAMO?
Ok. C’era lo speaking. C’era l’abilità di coinvolgere. C’era l’inglese.
Ma lo sport ha una caratteristica: quando entri nel suo mondo devi essere disposto a dimostrare sul campo CHI SEI, prima di quello che sai fare.
Devi metterti in gioco, studiare, ascoltare, prepararti.
Per questo, continuo ad allenare 2 valori fondamentali: umiltà e preparazione.
Perché l’esperienza non basta. Servono allenamento, disciplina e responsabilità nel continuare a prepararsi.

5. LE PRIME VOLTE TI FANNO INCONTRARE IL NUOVO TE STESSO.
Questa è forse la cosa più importante.
Le prime volte ti costringono a rimetterti in gioco davanti a ciò che non puoi controllare.
E ti ricordano che non sei soltanto la somma delle esperienze che hai già fatto, ma anche il risultato di quelle che sceglierai di sperimentare.

GRAZIE A: Vincenzo Lionetti per la stima, a Daniele Iacò per l'opportunità, a Carlo Manstretta e la FITAV intera per la professionalità

30/07/2026

DELEGA? FORSE NON È ESATTAMENTE QUELLO CHE PENSI!

Lo vedo spesso nelle aziende in cui facciamo coaching.
La delega è una delle capacità manageriali più confuse e meno ben agite tra tutte.

Le idee sono spesso poche e disorganizzate in merito.

Facciamo un pò di chiarezza: la delega è una abilità manageriale e di leadership che non può prescindere da alcune competenze e presupposti.

E no, non è solo inerente le attività e i task.

Per parlarne insieme stavolta ho scelto un reel.
Ti basta 1 minuto.

Fammi sapere che ne pensi!

VALERIA O DANIELA?(A proposito di  ) Se qualcuno mi chiedesse qual è la domanda che ho sentito pormi più spesso nella vi...
06/07/2026

VALERIA O DANIELA?

(A proposito di )

Se qualcuno mi chiedesse qual è la domanda che ho sentito pormi più spesso nella vita, sarebbe questa.

Il motivo è di facile intuizione: è nella foto.

La seconda domanda a cui ho risposto più spesso è: come è essere una gemella?
Beh, ecco: normale.
Sì, normale. Perchè siamo solo io e Valeria. So solo come essere sua sorella, non so come sia avere altri fratelli o sorelle di età diversa.

La terza - sì, ce n'è una terza - è: ma è vero che sentite l'un l'altra le stesse cose? Che siete telepatiche?

A questo punto la mia faccia si stranisce sempre, perchè sì, io e Valeria ci sentiamo l'un l'altra, avvertiamo forti sensazioni. Prima più di ora. Ma anche questo è normale.

Per tutta la vita, anche se oggi meno in virtù di una differenza fisiologica che è comparsa con l'età, io e mia sorella abbiamo vissuto con il continuo doversi presentare, distinguere, identificare.

E' una cosa che accade spessissimo ai gemelli omozigoti: scuotono una inevitabile curiosità. Curiosità che io vivo come peculiare, visto che in casa di gemelli omozigoti ne abbiamo altri 2: mio padre e mio zio.

Per tutta la mia vita è successo questo: dover asserire chi fossi.
Probabilmente anche per Valeria.
Per qualche motivo chi si assomiglia in questo modo subisce la fantasiosa situazione di doversi qualificare, distinguere.

E mi è venuto in mente che l'essere umano è sempre così peculiare: ama trovare persone simili a se stesso, ma quando le trova si stranisce.
Avere un "clone" è qualcosa che turba ed affascina.
In qualche modo ti spinge al paragone.
Ti spinge alla distinzione.
Ti spinge a reclamare la tua identità.

Il bello è che da gemella ho sempre asserito la mia identità in modo totalmente inconsapevole, perchè VALERIA è sempre stato altro da me.
Ed è interessante notare come la PERCEZIONE DEL MONDO CIRCOSTANTE ti spinga inevitabilmente a questionare la tua identità, sebbene tu l'abbia chiarissima.

E' un pò quello che accade quando vogliamo assomigliare troppo ad altri e poi finiamo per perderci.
Quello che può succedere quando per essere affini, accondiscendenti, finiamo in qualche modo per dimenticare cosa vogliamo per noi davvero.

Essere gemella è la mia condizione, non è la mia identità. Non lo è mai stata.

Sapere chi sei è una scelta.
Un impegno.
Spesso una scoperta che dura tutta la vita.

Ed è quella scelta che ti impedisce di perderti, anche quando il mondo continua a chiederti di essere qualcun altro.

Valeria Marrocco

STAI FACENDO  , MA NON LO SAI.(O FORSE SEI STATO COSTRETTO A FARLO.)Ci risiamo. Eccoci al solito post di denuncia sul  ....
27/05/2026

STAI FACENDO , MA NON LO SAI.
(O FORSE SEI STATO COSTRETTO A FARLO.)

Ci risiamo. Eccoci al solito post di denuncia sul .
Il capo controllante, l’imprenditore accentratore.
Quello che “non delega”.

Stavolta, però, ti devo deludere.
Perché la settimana scorsa parlavo con uno dei miei clienti imprenditori durante una sessione di .
Stavamo lavorando sul suo vita-lavoro e sulla necessità di far crescere la sua azienda, una costruita con lavoro, sacrificio e visione.

Un imprenditore giovane, lucido, ispirato.
Uno che crede davvero in due valori: e .

Peccato che la realtà, dentro molte aziende, sia un po’ diversa.
E il suo equilibrio sta andando in panne proprio a causa di un “per forza”.

Perché a volte il micromanagement non nasce dal bisogno di .
Nasce dalla sensazione costante che, se molli qualcosa, quella cosa si perderà.

Nasce quando:
>devi ricordare tutto tu;
>fai follow-up continui;
>controlli attività già assegnate;
>entri in ogni dettaglio perché sai che altrimenti qualcosa sfuggirà;
> diventi il promemoria vivente dell’azienda.

Ed è qui che il meccanismo diventa particolare.
Andando avanti, accade che non deleghi più davvero, non perché vuoi potere, ma perché inizi a pensare che “Faccio prima io.”
Ecco, inizia da questa frase, più spesso di quanto immagini, il micromanagement.

Silente e subdolo.

Per via dell'inerzia del lavoro, di taluni collaboratori che leggono il controllo di qualsiasi tipo come mancanza di fiducia.

Ed è questo il punto.

Ci sono collaboratori e fantastici, ma diciamolo: lo sono davvero tutti?
Perchè alcuni raramente si pongono ua domanda:
“Sto davvero generando affidabilità?”
Mi interessa generarla?

Forse abbiamo modificato il senso dell’autonomia da "me ne occupo e ti dò riscontro" in "nessuno mi deve controllare, se no non ti fidi".

Una differenza che cambia tutto.

Attenzione: non sto dicendo che il micromanagement sia sano.
Perché non lo è, comunque sia nato e si alimenti.

Ma fa male all'organizzazione perchè: consuma energia mentale, blocca la crescita, satura l’imprenditore, spegne la fiducia reciproca., rovina le interne e le .

Tuttavia, ho potuto più volte riscontrare che non sempre dietro certi comportamenti c’è ego.
Più volte c'è altro, come stanchezza, solitudine operativa.

A volte c’è un imprenditore che non si sente davvero sostenuto dal proprio team.
E no, non basta dirgli “devi imparare a delegare.”, perchè la delega è un affare che implica elementi di cultura aziendale certo, ma anche persone in grado di darla e assumerla.
La delega nasce quando, dall’altra parte, qualcuno smette di aspettare istruzioni e inizia davvero a presidiare.

Assomiglia anche al tuo vissuto?
Condividilo nei commenti insieme a me.

NON SAREMO MAI ALEX ZANARDI.Questo non è un post motivazionale.Men che meno ispirazionale.E' quello che dopo un paio di ...
06/05/2026

NON SAREMO MAI ALEX ZANARDI.

Questo non è un post motivazionale.
Men che meno ispirazionale.
E' quello che dopo un paio di giorni, sento di scrivere. Profondamente.
Riguarda te, Alex Zanardi
Scrivo a te.
Una lettera, se vuoi. In qualche modo.

Perchè non c'è stato giorno che sia passato dalla tua seconda rinascita che non mi abbia portato a chiedermi:
come reagirebbe un a quello che ti è accaduto?

Non fraintendermi: di esseri umani fuori dall'ordinario nella mente e nell'atteggiamento ce ne sono - per fortuna - davvero tanti.
Solo che la tua storia aveva qualcosa di diverso.

Sarà che avevi sempre gli occhi limpidi. Che sorridevano.
Non era finto il sorriso.
Era la vita che non ne voleva sapere di spezzarti.
Era quella vita che ti facevi scorrere in ogni dove nella fibra del tuo corpo, anche quando te ne è rimasto praticamente solo metà.
E tu su quella metà ci hai costruito una seconda vita.

Alex, che ti devo dire.
Pensandoci, ho sempre detto a me stessa: ma quanti esseri umani sulla terra hanno quella forza?
Quanto saremmo davvero in grado di imparare a pensare, vivere, amare la vita come te?

C'è sempre stato qualcosa di speciale in te.
Regola dei 5 secondi o meno, tu hai sempre avuto in te una cosa che è rara: l'entusiasmo nella vita e per la vita!

Faccio il coach, è vero.
Ma non sono di quelli che pensano e insegnano o millantano che "tutto è possibile" se ci credi forte forte forte.
Non è tutto possibile.

Però te lo devo dire: con la tua vita hai dimostrato che sì, è possibile.
Non tutto, ma di più. Diverso da come ti aspetti le cose, ma tutto vuol dire che sei disposto a pensare, agire, usare modi diversi, obiettivi diversi.

Ecco, accidenti Alex.
Tu sei stato ispirazione per quella forma di che non è per tutti forse, ma per alcuni come te è vera.
E' stata vera fino alla fine.

Io non lo so se parole come eroe, mito, mentore ti sono piaciute.

Ricordo che volevi solo definirti così: sono un pilota.
Anche quando metà del tuo corpo sembrava non confermarlo.
Ma pilota è stata la tua definizione più vera e reale.
La sento ancora la tua voce con la R arrotolata e quel sorriso che continuava a vivere.

Quindi oggi la vita è un pò più triste, un pò meno luminosa senza il tuo sorriso.

Mi restano 2 insegnamenti:

1. Il primo: non saremo mai , ma possiamo prendere da te un pò di quella vitalità che ti ha reso pilota della tua vita;

2. Un ringraziamento vero: quello di aver reinterpretato la parola "impossibile" in NON HO ANCORA TROVATO IL MODO DI FARLO DIVERSAMENTE, MA LO TROVERO'.

Grazie Alex. Di tutto.

"MI MOTIVI LE RISORSE UMANE? LE VEDO SPENTE, POCO PROATTIVVE E UN PO' TROPPO COMODE"Ecco, quello che leggi è più o meno ...
25/02/2026

"MI MOTIVI LE RISORSE UMANE? LE VEDO SPENTE, POCO PROATTIVVE E UN PO' TROPPO COMODE"

Ecco, quello che leggi è più o meno equivalente alla domanda più gettonata da parte di titolari di azienda, imprenditori e manager, quando contattano la mia società per un intervento sulle risorse umane.

Il COACHING è ancora oggi una forma di "consulenza" percepita come l'attivatore motivazionale, un acceleratore di vitalità delle risorse umane, un delegato professionale (va detto) che è in grado di fare quello che molte delle figure su citate non ha modo, tempo, opportunità e forse anche competenza nel fare.

Fin qui, diremmo: tutto ok.
Infondo, il coaching non serve forse a generare motivazione?

Ed è tutto qui l'equivoco.

Un intervento di TEAM BUILDING, TEAM WORKING e MOTIVAZIONE può non essere sufficiente.
Che dico: NON E' NEMMENO LONTANAMENTE ADEGUATO ad ottenere il VERO RISULTATO che la domanda in questione di fatto chiede.
Perchè il vero risultato atteso è un cambiamento adeguato, uno switch che metta le persone nelle condizioni di produrre in modo diverso da come hanno fatto fino a quel momento.

Ti dico perchè NON FUNZIONA.

✅1. Gli interventi di team working e team building non sono risolutivi. Rompono lo schema, certo. Forniscono input interessanti e disruptive. Poi occorre un programma continuativo che CONSOLIDI le nuove consapevolezze e le nuove abitudini.

✅2. MOTIVARE le persone è pressochè una chimera. Non si "motivano" le persone. Le si accompagna a trovare nuove motivazioni. Un processo tutt'altro che veloce ed intuitivo.

✅3. Senza un supporto o un substrato di LEADERSHIP e ORGANIZZAZIONE coerente con il risultato che vuoi, niente resta nel tempo.

Non è il coaching a non avere efficacia, ma la modalità con cui ancora oggi è inteso.

Training e coaching continuano ad essere strumenti fondamentali, a patto che tu sappia bene cosa chiedere e in che modo farlo attivare.

Vuoi saperne di più?
Scrivimi in pvt

❗️❗️AUTENTICITA'? LA LEZIONE IMPARTITA DAL FILM MARTY SUPREME CHE NON SA DI  ❎ Hai presente quando non vedi l'ora di ved...
04/02/2026

❗️❗️AUTENTICITA'? LA LEZIONE IMPARTITA DAL FILM MARTY SUPREME CHE NON SA DI ❎

Hai presente quando non vedi l'ora di vedere un film che parla di sport?
Quei film che ti aspetti essere ispirati da una bio che può ispirarti, aiutarti a trovare l'insight buono, insegnamenti da riutilizzare.

Faccio il coach, nasco dal mental coaching sportivo...cosa posso desiderare di più che immergermi in una storia di talento?

Ed è andata così, ma non esattamente nel modo in cui pensavo o mi aspettavo.
è un film che merita la candidatura: non sono un'esperta, sia chiaro. Ma Chalamet è davvero un talento puro nelle interpretazioni.

Detto questo e non mi dilungo, il tema ISPIRAZIONE e INSEGNAMENTI sono arrivati come un ceffone dalla trama.
MARTY SUPREME non è lo sportivo che ti aspetti.
La sua più che una passione è un'ossessione che lo porta a fare veri e propri patti con il "diavolo" e le "sponsorizzazioni", a mancare di valore umano in ogni frangia delle sue relazioni, a disprezzare le regole (seppur non proprio chiare) della federazione.

Insomma, NON E' lo SPORTIVO DA IMITARE, ma quello che insegna per contrapposizione.

Perchè gli va davvero tutto storto, per via di quella ricerca di scorciatoie per arrivare a giocarsi tutto.
Forse un pezzetto di anima.
A ba***re un avversario che è palesemente più forte perchè fa quello che lui non fa: essere autentico.

Perchè nonostante 2 ore e mezza di film alla fine insegna, lasciandoti con lo stomaco sotto sopra?

❗️❗️❗️Ecco 3 insegnamenti:

1. Lo sport non è solo : è , allenamento, dedizione, disciplina. Del corpo come dell'anima e della mente. E Marty tende a violarle tutte.

2. L' va bene finchè non diventa : vale nello sport come nella vita. Va bene comba***re. A patto che tu sappia quando è il caso di fermarti.

3. Restare e in linea con i tuoi valori è l'UNICA STRADA che ti porterà davvero ad ottenere ciò che vuoi: Marty lo impara, davvero alla fine, dopo essersi dato il permesso di essere umiliato e "venduto".

4. BONUS: le cose importanti e i legami più solidi sono quelli che ti salvano l'anima e ti forniscono i perchè più validi.

Marty Supreme non è solo un film di sport.
E' un film che parla di vita, di scelte, di autenticità, spesso rinnegata.

Ti chiedo: quando è stata l'ultima volta che ti sei occupato della tua autenticità?

IN GARA 🏹 MI PERDO. PERDO ME STESS* E POI...😱E' questa una delle considerazioni che la voce di più atleti arcieri ha pro...
19/01/2026

IN GARA 🏹 MI PERDO. PERDO ME STESS* E POI...😱

E' questa una delle considerazioni che la voce di più atleti arcieri ha pronunciato ieri nella mia sessione di Sport Mental Coaching con gli Arcieri Lucani a Potenza.

Perdersi o peggio NON SENTIRSI presente in gara.

Certo, in allenamento il gesto c’è. È pulito, conosciuto, ripetuto.
I risultati arrivano.

Poi, è tempo di gara.
E qui le cose cambiano. Inaspettatamente.
La testa comincia a frullare, compilare pensieri in forma inconsapevole, la tachicardia compare, la paura di dimenticare e non riuscire prende possesso delle giunture e dei punti di contatto, la vista si sfuoca e le frecce non fanno ciò che devono fare.

Cosa cambia davvero?

In gara, sulla linea di tiro, inizi a notare tutto ciò che è intorno:
lo sguardo degli altri arcieri in fila sulla linea
il punteggio e il risultato
il pensiero di fare caos, di non riuscire.

Ed ecco che accade: mentre tenti di controllare tutto, il corpo dimentica ciò che sa fare e dà il via a rigidità, posizioni non proprio consone, allineamenti che saltano.

Che sia chiaro, non è sempre paura di sbagliare. Non è mancanza di carattere. In molti casi è una identità che inizia a sbiadire proprio quando dovrebbe reggersi sulla competenza acquisita, per ogni livello.

Ed è qui che il MENTAL COACH interviene:
✅che differenza c'è nel mio cervello quando funziona in allenamento e in gara?
✅quali sono le routine che mi consentono di portare il mio cervello a far funzionare il corpo in modo automatico in gara?
✅come recupero la presenza quando "non mi sento" in gara?
✅Se inizio a sbagliare qualcosa, cosa posso fare/dire a me stess*?

Parliamo di pratica, di abitudini, nel ritrovare la presenza del corpo, della mente e dei pensieri, delle parole (quelle giuste) da dire e dirsi, nel silenzio mentale che impari a creare per trovare il tuo stato di FLOW.

Perchè quando fai, non c'è pensare.
Quando ti fidi di ciò che hai allenato, non hai bisogno di giudicarti.
Il resto si annulla.

La gara non chiede di essere più forti. Ti chiede di stare nella presenza, nel corpo, nel gesto.

Lo sport, come la vita, non premia chi non sbaglia. Premia chi non si identifica con lo sbaglio. E questo non si allena tirando di più.

Si allena scegliendo di visualizzare che tipo di atleta vuoi essere di lì in poi.
Ogni risultato è parte di un insieme di passi che stai compiendo in una direzione: l'atleta che vuoi essere.
Sorretto da un PERCHE' che è bene rievocare, quando la motivazione vacilla e la disciplina è l'unico rimedio.

I sorrisi alla fine di questa giornata restituiscono 3 concetti chiave che hanno fatto centro:
>
> su come funziona il cervello
> ridefinizione del dialogo interno, con il licenziamento immediato delle voci di dialogo interno che non sono più funzionali.

Cosa posso desiderare di più?

HO PENSATO DI MOLLARE!Già, hai letto bene.Ho pensato di mollare, diverse volte nella mia vita.Quando dico mollare, dico ...
15/01/2026

HO PENSATO DI MOLLARE!

Già, hai letto bene.
Ho pensato di mollare, diverse volte nella mia vita.
Quando dico mollare, dico proprio GIVE UP, GIVE IN, insomma tutti i sinonimi che implichino una rinuncia, un "non ce la faccio più" detto alla Magda di Bianco Rosso e Verdone.

Perchè arriva un momento in cui NON CE LA FACCIO PIU' ti viene fuori con la voce dal corpo con l'intonazione torinese di "Magda" che però non fa ridere, ma è intrisa di sconfitta personale.

Non sono una di quelle persone che fin da bambina cedeva: tutt'altro.
Resistente, Combattiva, un pò polemica finanche per taluni.
Mollare non era un'opzione.
NON ERA, APPUNTO.

Ho pensato di MOLLARE molte volte. Anche recentemente.
L'ho fatto 1 sola volta veramente nel lavoro.
Almeno 2 nella mia vita sentimentale.

E l'ho fatto perchè MOLLARE in quel momento ha significato per me #3 cose in particolare:
1. Smettere di logorarmi e farmi controllare dall'ansia altrui, dall'idea continua ed estenuante di mettere paletti e confini non necessari alla relazione professionale, ma all'ego.
2. Recuperare una identità presa a schiaffi dai mille sì detti per non confliggere con chi non riesce più ad ascoltare, ma si ascolta e basta, perchè cerca solo conferme ma mai confronto.
3. Dare una chance e uno spazio a me stessa di crescere in un modo diverso, imparando anche a rinunciare ad alcuni obiettivi quando a rischio c'è CHI SEI veramente.

L'ostinazione è molto diversa dalla determinazione.
Quando MOLLARE significa tornare alla tua origine, a chi sei e quanto puoi davvero evolvere, allora forse è un'opzione da realizzare.

Il senso sconfitta non ti molla però.
Ed è questo il punto.
E' una di quelle sconfitte che ha almeno 2 cose da insegnare, perchè
a) non dice chi sei, ma cosa è successo in base alle scelte che hai fatto;
b) imparare DAVVERO usando l'arma preziosa del "perdonarti" di essere stato o stata tutti gli aggettivi che ti vengono in mente. Nel mio caso erano: ingenua, superficiale, generosa, estremamente fiduciosa, poco attenta nel selezionare le persone, anche meno nel sopravvalutare la tua capacità di sopportazione.

Imparare dalla sconfitta è sfidante. Ma possibile. Anche semplice. Non facile. Non ti e ci hanno allenato a capire che è risultato di azioni, non di identità. Che se fallisci, non sei un fallito.
Il mondo però (social soprattutto) non te la racconterà così.
I risultati contano, sia chiaro.
La testa che decidi di attivare per raggiungerli ancora di più.
Il linguaggio che usi per attivarla, è TUTTO.

Ho imparato a mollare. La presa.
Quando una scossa elettrica è a voltaggio esagerato e potrei solo defibrillare.
Perchè ho scelto di vivere e mollare, per liberare lo spazio delle mie mani verso qualcosa di migliore, se scelgo di imparare bene.

Noi ci siamo.Ed è FINALMENTE arrivato il momento.Se sei un/una odontoiatra o un medico/a fermati che questa è per te.E' ...
12/12/2025

Noi ci siamo.
Ed è FINALMENTE arrivato il momento.

Se sei un/una odontoiatra o un medico/a fermati che questa è per te.
E' arrivato il tempo delle date, del momento in cui dopo 12 anni di lavoro in ambito di e sanità e di coaching correlato al rapporto con clinici medici, studi odontoiatrici e pazienti, abbiamo (sì, sono felicemente accompagnata) realizzato un progetto che ci sta davvero a cuore.

Un progetto che PARLA, nel vero senso della parola.
Parla perchè parliamo di parola, linguaggio, voce. In inglese?
Di Speaking.
Non solo PUBLIC SPEAKING, ma tutti quegli ambiti in cui l'odontoiatria si confronta con la relazione, la comunicazione, la divulgazione: con i pari, con il personale e con i pazienti.

Ci abbiamo lavorato tanto.
Perchè non è un progetto cotto e mangiato.
E' un progetto che vuole creare uno spazio operativo, laboratoriale profondamente tecnico ed umano.
Un evento in cui gli odontoiatri e i medici hanno la possibilità di aggiustare il tiro del loro SPEAKING per avere alcuni effetti COLLATERALI estremamente positivi:
a. Aumentare la loro efficacia comunicativa (dai lo sappiamo che è facile questa, giusto?)
b. Aumentare il valore percettivo di ciò che stai comunicando
c. Potenziare il personal brand della tua professionalità, verso pubblici specifici.

Perchè è importante farlo?
Perchè lo abbiamo imparato insieme ai tuoi colleghi in questi anni di lavoro: secondo l'albo Odontoiatri ci sono circa 64.000 professionisti iscritti al 2025.
Attivi sono circa 47.000, tra studi e professione indipendente.

❓ Come fai a distinguerti?
❓Come fai a comunicare veramente il tuo valore e la tua unicità?
❓Come fai a farti scegliere?
(Non parliamo solo dei pazienti, ma se hai voglia di intraprendere o POTENZIARE la tua carriera accademica o da speaker, nazionale o internazionale...)

Per rispondere a tutto questo, abbiamo generato un progetto attivo:
✅ EMPOWER YOUR SPEECH - 📌 BARI, 20/21 FEBBRAIO 2026.
E no, non sono sola perchè con me sono affiancata da una persona visionaria e lungimirante, un professionista riconosciuto e coraggioso, che ha scelto la via della comunicazione preparata, efficace, che parla con garbo, eleganza e impatto: Longo.

Iscrizioni aperte per questo Programma Avanzato dedicato al mondo dell'odontoiatria e .

Scrivimi per conoscere il programma.
https://lnkd.in/dqrtf5Y6

Indirizzo

Bari

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 11:00
Martedì 17:30 - 20:30
Mercoledì 18:00 - 20:00

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