Palestra Popolare Bari

Palestra Popolare Bari Palestra Popolare Bari, via Giulio Petroni 8/C c/o Ex Caserma Liberata. E' POPOLARE perché crediamo che lo sport sia di tutti\e, e non un lusso di
pochi\e.

La “Palestra popolare Bari” nasce da una precedente iniziativa di sport
popolare presente nell' Ex Caserma Liberata dando così continuità alla
volontà del collettivo di creare un luogo di aggregazione sportiva per
la Città. La “Palestra popolare Bari” è un’esperienza autogestita e
auto-organizzata, slegata dal lucro, antirazzista antifascista e
antiautoritaria. Crediamo che facendo sport si d

ebba abbattere qualsiasi
ostacolo economico affinchè chiunque possa avere la possibilità di
praticare a prescindere dalla possibilità o meno di permettersi un
abbonamento. La palestra popolare rifiuta le logiche del profitto, in
cui l'esperienza del maestro è solo merce di scambio a fronte di una
retta pagata, e la cultura dell'apparire delle palestre capitaliste. E' ANTIAUTORITARIA perchè crediamo invece in un'esperienza di autogestione orizzontale dove gli\le atleti\e non subiranno passivamente
una lezione frontale verticistica ma saranno protagonisti\e attivi\e di
uno scambio di esperienze. Ci adoperiamo per un luogo in cui il rispetto
e la solidarietà verso il\la compagno\a di corso sdiventino i
principi indiscutibili per creare un processo di crescita tanto
individuale quanto collettiva, allenamento dopo allenamento. E' ANTIRAZZISTA perché siamo consapevoli che lo sport popolare può
essere un ottimo terreno di interazione culturale oltre che sportiva,
mettendo a confronto in allenamento, persone di ogni estrazione sociale
culturale e di diversa provenienza geografica. E' ANTIFASCISTA perché contrastiamo con forza ogni forma di
discriminazione di genere, razziale, sociale o culturale. Vogliamo
abbattere ogni logica macista, volta alla sopraffazione contrapponendo
una modalità di praticare lo sport solidale e aggregativa. LOTTA, PRATICA,AGGREGA!!!!

Al di là delle critiche al mondo dello sport e dello spettacolo per com'è diventato e si è trasformato negli anni, quest...
29/10/2025

Al di là delle critiche al mondo dello sport e dello spettacolo per com'è diventato e si è trasformato negli anni, questi fatti son sempre importanti e servono a dire che ko sport nn può essere scevro da ogni ragionamento politico, anzi dovrebbe essere il mezzo per passare idee, valori e pratiche, per noi di inclusione e solidarietà, visto che l' accessibilità dello sport deve essere equa per tutti e tutte, appunto perché popolare e aperto alla società che noi vogliamo mantenere senza discriminazione e senza logiche di supremazia secondo cui chi è di fronte , che sia il ring, illa piscina , il campo di calcio, nn è un nemico da eliminare, ma qualcuno con cui crescere e migliorare e da cui apprendere!! Mentre le istituzioni sportive son sempre più sporche di soldi e interessi , c è ancora qualcuno che prende posizione in un periodo come questo, mentre x è ancora un genocidio in corso!! E lo sdegno è che quando prendi posizione le stesse " autorità e istituzioni sportive", incapaci di schierarsi, attaccano e squalificano il soggetto che si è esposto!!
Supporto totale alla Palestina e solidarietà per chi prende posizione!
Fuori l entità sionista da ogni istituzione https://www.facebook.com/share/19qi7emsJW/

Il campione libanese di kickboxing Nassib Hamada è stato escluso dalla partecipazione ai Campionati del Mondo WAKO in Uzbekistan dopo aver calpestato la bandiera israeliana durante la cerimonia di apertura del torneo.

Hamada ha spiegato di aver agito per protestare contro l'esclusione della bandiera palestinese, mentre la bandiera israeliana era esposta nonostante la presenza di partecipanti palestinesi.

Ha descritto il suo gesto come un rifiuto dell'ipocrisia e della disumanizzazione, affermando che derivava da dignità e solidarietà. L'ambasciata israeliana ha chiesto la sua sospensione alla World Association of Kickboxing Organizations (WAKO), che ha deciso di escluderlo a meno che non si scusasse formalmente. L'atleta ha rifiutato, dichiarando: "Anche se mi tagliassero la testa, non chiederei scusa".

Nouvelle Aube - Yeni Şafak French, 29 ottobre 2025

13/10/2025

Buongiorno, come avrete letto su diversi giornali, a Gaza in questi giorni ci sono state diverse sparatorie in diverse aree della striscia. Sono regolamenti di conti inevitabili dopo che l'occupante ha creato gang e bande di balordi per rendere impossibile la distribuzione di aiuti umanitari e creare il caos.
Questa notte è iniziata la liberazione di una parte di ostaggi, speriamo che questo renda più veloce l'ingresso di camion con aiuti umanitari e rifornimenti di carburante.
Noi, come tutte voi, siamo perplessi, stiamo a guardare una tregua fragile e senza Nessuna prospettiva solida per il popolo palestinese.
Non dobbiamo abbassare la guardia e provare a mantenere alta la pressione sulloccupante.
Continuiamo a scendere in piazza, ci vediamo oggi a Milano davanti a palazzo marino per chiedere la fine del gemellaggio tel Aviv Milano.
Palestina libera.

Anche nello sport bisogna prendere necessariamente posizione, le squadre, se pur competendo in gare sportive, portano co...
08/09/2025

Anche nello sport bisogna prendere necessariamente posizione, le squadre, se pur competendo in gare sportive, portano con loro il nome della nazione di riferimento e tutta la politica che uno stato si porta dietro!! E in questo caso la politica espressa dallo stato sionista israeliano è quella del più brutale colonialismo, del genocidio e della pulizia etnica che stanno attuando da dopo il 7 ottobre con una violenza inaudita. Dopo 77 anni di aphrteid, oppressione e violenze adesso stanno attuando la pulizia etnica e cui aspirano per controllare la Palestina e le sue risorse! Lo sport nn può essere cieco d' innanzi a questo nuovo massacro, e tutti gli eventi dovrebbero escludere lo stato genocida dalle competizioni, così come le nazioni dovrebbero smettere di competere con i team sionisti, che sicuramente nn esprimeranno supporto ai palestinesi ne prenderanno posizione contro il loro infame governo!
Palestina libera

Calcio Rivoluzione
7 settembre 2025

"[...] lo sport non è estraneo a ciò che accade intorno, ne è semmai un riflesso ed oggi più che mai serve la presa di posizione di tutti per spingere il Governo Meloni, che continua a girarsi dall’altra parte trincerandosi dietro la retorica dell’invio di aiuti umanitari e dell’accoglienza di qualche decina di bambini, a prendere una posizione netta e di rottura con Israele".
Con queste parole e con lo striscione "Rino non si gioca con chi uccide bambini" apparso a Schiavonea fuori l'abitazione di Gattuso, gli abitanti di Corigliano Rossano, paese natale del ct dell'Italia, rispondono alle vergognose dichiarazioni di Gennaro Gattuso dei giorni scorsi aprendo le danze a quella che si preannuncia una due giorni di contestazioni nei confronti dell'Italia che ha deciso di scendere in campo contro Israele, mettendo gli interessi sportivi davanti a quella che dovrebbe essere la base dell'umanità

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03/03/2025

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PERQUISIZIONE A DUE COMPAGNI
_Assemblea pubblica il 9 marzo H17_

Nel pomeriggio di martedì 25 febbraio due nostri compagni hanno subito una perquisizione da parte dei ROS. L’accusa? Essere parte di un’indagine che, al momento, sembra ruotare attorno a un teorema fantasioso: alcune scritte di solidarietà con il popolo palestinese e con Alfredo Cospito sarebbero considerate una minaccia.

Vogliamo dirlo chiaramente: la nostra solidarietà con il popolo palestinese è incondizionata. Non possiamo accettare che opporsi ad un genocidio sia criminalizzato, così come sta accadendo ormai in tutta Europa. Leggendo le pur scarne carte dell’indagine, non possiamo fare a meno di notare quanto tutto sembri guidato, se non da un disegno preciso, almeno da un indirizzo politico ben chiaro e orientato.

Viviamo in un momento storico in cui le potenze occidentali stanno sacrificando pezzi sempre più grandi di democrazia per giustificare la loro complicità con la violenza dello Stato israeliano e per assecondare l’élite tecnologica e finanziaria globale. Ogni giorno vediamo restringersi le libertà di associazione e di espressione, mentre il controllo sociale si fa sempre più serrato.

L’ultimo decreto sulle “zone rosse differenziate” da parte del Governo del 24 febbraio, accolto con sommo gaudio dell'amministrazione Leccese, non è un caso isolato: rientra in un processo più ampio di repressione e sorveglianza, che persino a livello locale si fa sempre più aggressivo. Il principio del "decoro" è brandito al servizio della gentrificazione più selvaggia, e ha portato tra le altre cose, sotto natale, ad una squallida operazione di rastrellamento contro i e le senza fissa dimora su Via Capruzzi.
Una città in cui la crescente criminalizzazione delle lotte sociali vuole rendere più fluido il processo di turistificazione senza limiti o paletti, appannaggio dei ricchi e a discapito di chi perde la casa.

Il confine tra i poteri dello Stato si assottiglia sempre di più, lasciando spazio a una gestione securitaria che punisce chiunque provi a contestare lo stato di cose.

E come sempre, a subire per prime le conseguenze di questo clima repressivo sono le persone razzializzate, i migranti, chi professa la fede musulmana. La storia si ripete: il potere colpisce sempre dove ha già colpito, rafforzando ingiustizie che sembrano senza fine.

Ma non è di due persone che si tratta: nel mirino c’è la possibilità stessa di ribellarsi, di dire no, di scegliere la solidarietà e la lotta invece della rassegnazione. Che si tratti di pretendere un lavoro dignitoso, di fermare la strage nel Mediterraneo o di opporsi alla militarizzazione delle nostre vite, la risposta che ci viene imposta è sempre la stessa: repressione.

Noi, e chiunque legga queste parole, sappiamo che una città non è un fortino da difendere né una vetrina da esibire. Le città appartengono a chi le vive, ogni giorno, con le proprie relazioni, i propri legami, la propria comunità. Non saranno le telecamere a renderle più sicure, ma la forza delle persone che le abitano.

Queste poche righe non sono la fine di qualcosa, ma solo l’inizio.

Per ora vi invitiamo all’assemblea pubblica in Ex Caserma Liberata domenica 9 alle ore 17

13/04/2023

"Sgombero all'ex caserma rossani" titolano alcuni giornali stamattina, buttandosi a pesce su una certa "pornografia del degrado" che tanto eccita certi pennivendoli, tra foto invadenti di cumuli rifiuti e imprecisioni di cronaca elevate a metodo.

Volevamo innanzitutto rassicurare chi ci vuole bene che noi siamo ancora qui, e ricordarlo anche a chi, precocemente e con sterile soddisfazione, si accingeva a festeggiare la scomparsa del centro sociale di Carrassi.

Un frammento di verità nel frattempo emerge tra le righe degli articoli di giornale, che per noi è decisamente più importante: il welfare, dopo le resistenze degli inquilini, si sta attivando per trovare soluzioni alternative. Che questa attivazione stia avvenendo solo a seguito delle resistenze di chi vive gli spazi alle spalle del centro sociale non ci sorprende, abbiamo visto già in passato come solo davanti al ricatto dell'opinione pubblica e alla resistenza di chi non vuole farsi strappare dal posto in cui abita l'amministrazione si muove.

Non sono mancate le provocazioni poliziesche, sotto forma di promessa d'essere "i prossimi".
I lavori della costruenda accademia di belle arti avanzano, e presto arriverà anche per il centro sociale ex caserma liberata il momento di fare i conti con questo. Noi saremo pront3.
Stay tuned.

Siamo pazz*, arrendetevi.

09/01/2023

Oggi alle ore 17 riprendono gli allenamenti di pugilato!! ci vediamo al cancelletto rosso NO TAP su via G Petroni 8 c! Portate scarpe pulite da usare solo sul tatami! 🥊🥊🥊
Supportate lo sport popolare

ricordatevi l' allenamento di pugilato alle ore 19, cancelletto rosso no tap su via g petroni 8 ! supporta lo sport popo...
02/11/2022

ricordatevi l' allenamento di pugilato alle ore 19, cancelletto rosso no tap su via g petroni 8 !
supporta lo sport popolare

24/10/2022

Allenamento di pugilato, appuntamento ore 17 su via G Petroni 8 c (cancello rosso NO TAP), portate scarpe pulite per il tatami e e vestiti comodi. Il corso è aperto a tutti e tutte, esclusi fascisti razzisti sessisti omofobi e....fdo!! Si compete ma non si opprime, "vincere" un match non è un brevetto di superiorità.
Supportate lo sport popolare
Supportate le occupazioni

complici e solidali!
16/10/2022

complici e solidali!

La solidarietà è un reato, ancora una volta.
Nell’ottobre del 2019 la Turchia dava inizio ad un’aggressione militare ai danni delle popolazioni
del Rojava, servendosi di bande di jihadisti finanziate ed addestrate dallo stesso governo turco per
mettere fine all’esperienza di autogoverno in atto da anni in tutta la Siria del Nord Est. Questa realtà
era resa possibile grazie ad un modello sociale basato sull’emancipazione delle donne e dei giovani,
il rispetto e la coesistenza pacifica di diversi gruppi etnici e religiosi e l’autodifesa. Durante questa
invasione (in territorio siriano secondo il diritto internazionale) furono assediate ed occupate le città
di Gire Spi e Sere Kanye e tutti i villaggi situati nella fascia di terra che le collega. Questa invasione
si celebrava con il benestare della coalizione internazionale, la stessa che negli anni precedenti si
era servita delle forze di autodifesa, inquadrate nelle Unità di Difesa del Popolo ed Unità di difesa
delle Donne kurde (YPG e YPJ) e delle SDF, per combattere le stesse frange jihadiste responsabili
di questa nuova aggressione guidate da un paese NATO.
Villaggi, strutture civili, ospedali sono stati bombardati per giorni dall’aviazione turca. Una scena
già vista un anno prima, quando nel corso dell’operazione militare “ramoscello di ulivo” la Turchia
invadeva il cantone kurdo di Afrin con le stesse modalità causando la morte di migliaia di civili
nell’indifferenza di Russia e coalizione internazionale. Mentre le bombe turche massacravano civili
inermi le bande jihadiste compivano ogni genere di violenza in diretta mondiale, come la barbara
uccisione di Hevrin Khalaf.
Di fronte all’ennesima aggressione militare turca ed al silenzio delle “democrazie” occidentali,
migliaia sono state le iniziative in tutto il mondo ed anche in Italia. In particolare nelle nostre piazze
si denunciava l’uso di armi italiane nel massacro di civili da parte della Turchia, durante l’assedio di
Afrin del 2018 il nostro governo riceveva il presidente Erdogan con tutti gli onori e con lui
stringeva accordi commerciali, molti dei quali nel comparto militare. Senza dimenticare i milioni di
euro regalati alla Turchia, di fatto, per bloccare i migranti diretti in Europa la quale li ha poi
utilizzati per armare frange jihadiste e combattere l’unica esperienza di democrazia diretta in un
territorio dilaniato da un decennio di guerra civile.
Anche a Bari il 12 ottobre del 2019 scendevamo in piazza per denunciare la connivenza delle nostre
istituzioni con il dittatore Erdogan e con un’idea di società basata sull’oppressione di genere e su
base etnica. In quella mobilitazione fu scelto come obiettivo simbolico, per denunciare queste
contraddizioni, un consolato turco con sede a Bari e fu reso evidente come emissari del governo
turco avessero le mani sporche di sangue.
Per quella giornata di lotta, oggi, a 4 compagn* è stato notificato un decreto penale di
condanna. Il messaggio è chiaro, un po’ di vernice rossa lavabile è più grave che
armare la mano di dittatori genocidi.
Ciò che intendiamo porre alla luce dell’opinione pubblica, oggi, non vuole scadere in una qualche
forma di vittimismo militante ma interrogarci sulla direzione (già intrapresa) dalle istituzioni e dal
loro apparato repressivo. Qualcuno reputa inaccettabile che durante un massacro immotivato
qualcuno scenda in piazza per dire “non in mio nome”. Al momento gli unici a pagare per quei mesi
di guerra ed uccisioni sono coloro che hanno espresso solidarietà. La criminalizzazione della
solidarietà non può passare inosservata ed essere normalizzata. Aggiungiamo (e non lo diciamo
perché questo dovrebbe dare legittimità alle nostre azioni, la legittimità ce la da la consapevolezza
di aver fatto la cosa giusta) che in quelle giornate anche diverse istituzioni locali hanno espresso una
posizione netta contro i massacri del governo turco, a decine sono state, solo in Puglia, le delibere di
solidarietà votate all’unanimità, scritte e presentate dalla Rete Kurdistan Puglia. Perseguire
penalmente la solidarietà non rappresenta forse un’ipocrita contraddizione con questi atti formali
intrapresi dalle amministrazioni locali?
Invitiamo tutte e tutti ad organizzare iniziative di solidarietà territoriali, per porre l’attenzione su
quanto accaduto e per dare una risposta concreta e dal basso a chi vorrebbe migliaia di morti nel
silenzio generale.
Rete Kurdistan Puglia.

C.L.A.B. - COBAS
Per Sempre Coinvolt* - cassa di resistenza del nord barese
Confederazione Cobas Puglia
Raggia Tarantina
Comitato Città Vecchia Taranto
Collettivo Entropia
Collettivo Terra Bruciata
Collettivo Terra in vista
Brigate poeti rivoluzionari
Rete internazionale in difesa del popolo Mapuche-Italia
Ex Caserma Liberata
PotereAlPolpo Bari e Provincia

Sono ripresi gli allenamenti di pugilato presso l' ex caserma liberata, ci vediamo oggi pomeriggio alle 17, all' ingress...
10/10/2022

Sono ripresi gli allenamenti di pugilato presso l' ex caserma liberata, ci vediamo oggi pomeriggio alle 17, all' ingresso "no Tap" su via G Petroni 8 C! Portate scarpe pulite , vestiti comodi e un cambio !! L' allenamento è aperto a tutti e tutte.
Supportate lo sport popolare

Oggi pomeriggio (lunedì 3/10) iniziano gli allenamenti di pugilato, presso l ' EX Caserma Liberata. Ci vediamo al cancel...
03/10/2022

Oggi pomeriggio (lunedì 3/10) iniziano gli allenamenti di pugilato, presso l ' EX Caserma Liberata. Ci vediamo al cancello rosso"no tap" , su via g, Petroni 8 c alle 17/17,15! Portate scarpe pulite per il tatami. No sono ammessi fascisti, razzisti e omofobi!
Supporta lo sport popolare

30/08/2022

"ARIVENDICATEMI": LA STORIA DI “BUCEFALO”, IL PUGILE CHE PRENDEVA A PUGNI LE CAMICIE NERE, UCCISO ALLE FOSSE ARDEATINE

Il suo vero nome era Lazzaro Anticoli ma a Trastevere, dove tirava di boxe, per tutti quel ragazzo dai capelli neri e dal pugno pesante era soltanto Bucefalo.
Classe 1917, nato in una famiglia di origine ebraica, Lazzaro fin da giovanissimo dovette confrontarsi con la povertà e la fame. Nel ghetto in cui viveva iniziò così a salire sul ring per racimolare qualche soldo. Poi visto che le capacità c’erano tutte, si fece strada nel mondo del pugilato non professionista fino ad essere considerato, ancora giovanissimo, una vera e propria promessa.
Sudore, fatica e qualche scazzottata per le vie della città. Perché allora la boxe nei quartieri popolari, specie a Roma, era tutto tranne che una disciplina confinata nelle stanze delle palestre.
E così Lazzaro, tra un lavoretto e l’altro, a colpi di sinistro tira su qualche soldo e sogna il grande salto di qualità. Salto che forse ci sarebbe stato se ad interrompere l’esplosione della sua carriera non fossero arrivate le leggi razziali.
Le nuove disposizioni gli vietano il ring e non solo quello.
Per un ebreo è sempre più difficile lavorare e portare a casa la pagnotta. E nel caso di Lazzaro ne servono tre, perché si è sposato con Emma ed ha anche avuto una bambina. Riesce a sopravvivere facendo l’ambulante mentre la vita diventa sempre più dura.
Arrivano infatti la guerra, i bombardamenti e ulteriori privazioni.
“Bucefalo”, che non può ti**re più cazzotti tra le corde, decide che adesso quel mancino potente va indirizzato contro il regime. Per questo inizia a collaborare con le organizzazioni clandestine antifasciste. Nell’ottobre del '43 riesce a sottrarsi con i suoi cari al rastrellamento operato dai nazisti nel ghetto di Roma. Dei mille ebrei presi soltanto in sedici sopravvivranno ai lager.
Ormai Lazzaro a tutti gli effetti è in clandestinità.
Il 23 marzo 1944 Celeste di Porto, detta la Pantera Nera, una spia ebrea al servizio dei nazifascisti, lo riconosce mentre è con alcuni amici e lo segnala ad un gruppo di camicie nere. Lazzaro invita gli amici a scappare e affronta gli assalitori a viso aperto. Il suo mancino va a segno con regolarità, e, in poco tempo Bucefalo mette tutti al tappeto. Sarà solo una caviglia malconcia a precludergli la fuga.
Lo raggiungono e lo portano nella famigerata via Tasso.
Lo stesso giorno c’è l’attentato di via Rasella.
Il nome di Lazzaro viene inserito tra quelli destinate alle Fosse Ardeatine. Sembra sempre per volere della Di Porto, che lo fece scambiare con suo fratello.
Un mese dopo la morte di Lazzaro, Roma è ormai liberata e sul muro della cella in cui era stato prigioniero trovano una scritta tracciata con la punta di un chiodo.

«Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mia è colpa de quella venduta de Celeste. Arivendicatemi».

Cronache Ribelli

La storia di Bucefalo è raccontata anche nel nostro primo libro, Cronache Ribelli. Lo trovate seguendo il link nel primo commento!

Indirizzo

Via Giulio Petroni 8c
Bari
70124

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 19:00
Mercoledì 19:30 - 21:30
Venerdì 19:30 - 21:30

Sito Web

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