30/08/2018
Breve riflessione mattutina post allenamento...
Nelle arti marziali la maggior parte delle tecniche vanno eseguite sia da un lato che dall'altro (un calcio, una proiezione, una leva ec..) e spesso capita che risulti più semplice eseguirla da una parte che da quella opposta.
Molti praticanti dedicano tempo a migliorare solo il loro lato "forte" perché, diciamocela tutta, sentirsi goffi e impacciati non piace a nessuno e per questo motivo ci si dedica a ciò che ci fa sperimentare un senso di fiducia in noi stessi e "potenza".
Ma questo crea non pochi problemi nella costruzione del proprio stile marziale. Il corpo non si armonizza, i movimenti risulteranno scoordinati e poco fluidi ma, soprattutto, in situazioni in cui sarebbe utile saper applicare una tecnica (di difesa o attacco) dal lato "debole" questa non uscirà e perderemo cosi l'occasione di porre fine al combattimento o portare a casa la pelle.
Stamattina, appena finito il mio allenamento ho pensato alle implicazioni di tutto ciò nella vita di ogni giorno.
Sono sicuro che lavorare sui nostri punti di forza sia fondamentale ma far finta di non avere punti deboli è un errore clamoroso. Se continuiamo a fare solo ciò che ci piace, ciò che ci viene bene non avremo mai la possibilità di scoprire nuovi talenti o, semplicemente, nuove passioni. Perché? Perché sperimentarsi richiede la capacità di tollerare la frustrazione di "non sentirsi capace di..", di "sentirsi un perfetto id**ta"...
Se dessi sempre ascolto alla vocina nella mia testa che di tanto in tanto si affaccia e mi dici "lascia stare", "non fa per te" ecc. oggi non praticherei arti marziali perchè troppo acciaccato, non avrei iniziato a fare surf perché troppo vecchio e non avrei studiato all'università perché "tanto gli psicologi non lavorano".
Ricordatelo sempre, un punto debole è solo una parte di te che non hai mai allenato.