Da una "tradizione orale" e secondo un "antico racconto" nel Corso Umberto 1° (già Via Costantinopoli, antica strada di estrema importanza storica di collegamento e di raccordo per le zone interne e la Puglia), sembra si svolgesse una gara detta "della botte". In Via Costantinopoli fioriva il commercio minuto e le tradizioni artigiane in ogni settore e proprio in quella strada rinomati erano i bot
tai, copellari, artigiani di "carre"...
Anche se la dovizia di particolari di tale gara spingerebbe ad andare oltre la semplice tradizione orale, tuttavia pensiamo con più realismo che, come avviene tutt'ora nei mercati, proprio gli artigiani del posto gareggiavano nel presentare ai passanti la qualità e la bontà dei propri manufatti; questo giustificherebbe una possibile gara tra i commercianti. Secondo il racconto probabilmente questa gara di sicuro significato popolare è stata fatta saltuariamente e comunque rimaneva appannaggio del "popolino" e tale da renderla poco importante, se non secondaria e insignificante rispetto alle grandi e sontuose feste sia religiose che civili che si svolgevano nel centro storico e nel castello di Avellino (si ricordano le feste seicentesche nel Castello). Facendo propri i dettagli secondo cui sembra che la gara "della botte" si svolgesse a partire dalla chiesa di Monserrato (Porta Puglia - Casina del Principe) e si snodava fino alla fontana di Bellerofonte, oggi detta "dei Tre Cannuoli". I rappresentanti delle varie contrade della città, nonché gli artigiani del posto si sfidavano facendo rotolare in salita una botte di circa 2 quintali di contenuto utilizzando esclusivamente un bastone di ferro. Inoltre tale gara sembra sia stata realizzata per festeggiare l'arrivo dei Caracciolo ad Avellino, quando acquistarono la città e per celebrare il ritrovamento dell'affresco della Madonna di Costantinopoli in contrada "Tuoppolo", come si evince dalle "cronache"della chiesa di Costantinopoli. Una riscoperta dell'epoca rinascimentale e cortigiana che si viveva nelle sontuose stanze del Castello, nella dimora dei Caracciolo. La sfilata della corte, con in testa il Principe e la sua famiglia, arricchita dalla colorata presenza dei figuranti, e le rappresentazioni delle sette contrade, attualizzate nelle sette zone cittadine, tendono a risvegliare, negli avellinesi, l'interesse per la tradizione e il sopito senso di appartenenza ad un rione o ad una contrada, non come sterile e vuoto campanilismo, ma come momento forte della propria identità all'interno di una comunità cittadina. Del resto, la storia di Avellino ha scritto le sue pagine più fulgide, per cultura e civiltà, proprio nei due secoli e mezzo del dominio della famiglia Caracciolo. Ed il Palio della Botte, che va in scena lungo Via Costantinopoli, è la rappresentazione di quei prìncipi, del loro illuminato governo, della loro munificienza per rendere più bello ed accogliente il centro cittadino, dove la testimonianza di questa lunga e fattiva presenza è ancora ben visibile nel Palazzo della Dogana e nell'omonima piazza, nella Torre dell'Orologio, nella Fontana dei Tre Cannuoli di Via Costantinopoli e nella Chiesa del Carmine, in via Triggio, vero gioiello dell'architettura del Seicento, scelta dall'augusta famiglia per seppellire i propri corpi. A quel tempo, oltre al marmo e al piperno, alle tele e alle splendide costruzioni, la città conosce lo sviluppo del commercio e delle arti. La lana e i panni di Avellino viaggiano lungo la strada Regia e approdano nei centri vicini. I cereali, la farina e il grano passano dalle Puglie a Napoli, via Avellino. Ciò contribuisce ad incentivare le attività molitorie e commerciali da Porta Puglia a Porta Napoli. E in questo clima di laboriosità si distinguono gli artigiani più capaci. Fabbricanti di carri e carrozze, maniscalchi e arrotini, ottonai e ramai, sediolari e canestrai, fabbri e scalpellino, maestri artigiani di gran valore. I mastri bottai di Avellino sono degli eccellenti artisti delle doghe, riconosciute nei paesi finitimi. E proprio all'attività dei maestri bottai si può attribuire l'origine dell'odierno Palio, che rievoca magistralmente il loro impegno nelle fiere e nei mercati nel presentare i prodotti, solidi ed indistruttibili, e perciò sottoposti a dure prove, come il forzato rotolamento su strade sconnesse e acciottolate. Il nostro progetto è stato quello di trasformare quel vecchio racconto sulla gara della botte in un "Palio" che festeggiasse un periodo storico fiorente per la città e ovviamente il ritrovo dell'affresco della Madonna di Costantinopoli. Ovviamente, come in ogni ricostruzione, si è proceduto tenendo presente quanto la storia e i documenti ci hanno lasciato. Tutto ciò che è stato possibile fin qui recuperare è stato inserito nella rievocazione. Nel contempo, senza forzature, si è tentato di tenere fede alla documentazione storica, inserendo però elementi di opportunità coreografica e di ambientazione per creare uno spettacolo gradevole e fruibile. Per ulteriori informazioni consultare l'enciclopedia Wikipedia al link che segue:
https://it.wikipedia.org/wiki/Palio_della_botte