21/05/2026
Oltre i 700 metri:
la "montagna sicura" non si misura con un altimetro
Di Davide Peluzzi Presidente Explora Guide Escursionistiche Spedizioni Internazionali
La normativa della Regione Lombardia che limita l’attività delle G*E oltre i 700 metri di quota solleva interrogativi profondi sul rapporto tra sicurezza, competenza e conoscenza reale della montagna.
La domanda è semplice, quasi paradossale: se io possiedo una casa in Val Malenco sopra i 700 metri, non potrò accompagnare ospiti sui sentieri attorno alla mia abitazione?
Non potrò raccontare il territorio che vivo da decenni, condividere cultura alpina, educazione ambientale e conoscenza dei percorsi?
Ridurre la sicurezza in montagna a una soglia altimetrica appare una semplificazione distante dalla realtà del terreno e dell’esperienza concreta.
Dopo oltre trent’anni trascorsi tra Appennino, Alpi, Artico e Himalaya, posso affermare con convinzione che il rischio non dipende automaticamente dalla quota. La montagna non diventa pericolosa perché un altimetro supera i 700 metri.
La vera differenza la fanno il tipo di ambiente, le condizioni del terreno, la preparazione delle persone e la capacità di valutazione.
Un sentiero orizzontale a 1.500 metri può essere infinitamente più sicuro di un traverso esposto a 400 metri. Un bosco innevato richiede competenze diverse da una cresta rocciosa. La sicurezza nasce dall’analisi del contesto: pendenza, esposizione, condizioni nivologiche, meteo, preparazione fisica e attrezzatura adeguata.
La quota, da sola, non racconta nulla.
Questa normativa rischia di creare un equivoco culturale molto pericoloso: far credere che sotto una certa altezza la montagna sia automaticamente sicura e sopra quella soglia diventi improvvisamente proibitiva. Ma gli incidenti dimostrano esattamente il contrario.
La maggior parte degli interventi di soccorso riguarda spesso escursionisti improvvisati, privi di preparazione, male equipaggiati e soprattutto senza accompagnamento professionale.
Il problema reale oggi non è chi accompagna con competenza e responsabilità. Il problema è l’improvvisazione.
Serve invece una cultura della prevenzione molto più seria e moderna. Occorre investire nell’informazione sulla sicurezza, nella formazione dei frequentatori della montagna e nella responsabilizzazione degli escursionisti.
Bisogna spiegare in modo chiaroed onesto :
* come leggere un bollettino valanghe;
* quale abbigliamento utilizzare;
* come scegliere un itinerario adeguato;
* quando rinunciare;
* come interpretare meteo e condizioni del terreno;
* quali differenze esistono tra un percorso escursionistico, uno EE o un itinerario alpinistico.
Questa è la vera sicurezza.
La montagna non ha bisogno di limiti burocratici scollegati dalla realtà. Ha bisogno di persone preparate, educazione, consapevolezza e professionalità.
Le Guide Escursionistiche Ambientali non devono essere considerate un problema, ma parte della soluzione.
RIFLESSIONI:
“La montagna non diventa pericolosa sopra i 700 metri: diventa pericolosa quando si smette di usare competenza e buon senso.”
“Il rischio non lo crea la quota, ma l’improvvisazione.
“Un altimetro non misura la sicurezza.”
“La vera emergenza in montagna non sono le Guide Escursionistiche: sono i frequentatori senza preparazione.”
“I dati dei soccorsi parlano chiaro: gli incidenti avvengono soprattutto dove manca cultura della montagna, non dove ci sono le guide".
“Limitare una guida competente per quota è come vietare a un marinaio esperto di navigare perché il mare supera una certa profondità.”
La montagna italiana ha bisogno di meno burocrazia astratta e più cultura della responsabilità.
Chi vive la montagna ogni giorno sa bene che la sicurezza non nasce da un numero scritto su una carta, ma dall’esperienza, dalla preparazione e dal rispetto dell’ambiente naturale.
E questo non si misura in metri.
Inoltre, per la Regione Lombardia si prospetta con ogni probabilità un calo delle presenze turistiche in alcune aree delle valli alpine, con il conseguente aumento dei rischi legati alla presenza di persone poco preparate e, inevitabilmente, di incidenti in montagna.
Questo è un appello rivolto a tutti coloro che hanno responsabilità amministrative: non si limiti né si penalizzi la professione delle Guide Escursionistiche, svolta da migliaia di professionisti che, da decenni, rendono possibile uno sviluppo sostenibile delle aree interne alpine.
Il futuro delle nuove generazioni dipenderà dalle scelte regionali di oggi. La sicurezza in montagna non può essere sacrificata da norme che non riconoscono il valore di un modello moderno e sostenibile di cultura della montagna, fondato innanzitutto sulla tutela degli escursionisti.
Le Guide Ambientali Escursionistiche hanno garantito tutto questo per decenni, accompagnando in sicurezza centinaia di migliaia di persone, in Lombardia e in tutta Italia, contribuendo concretamente alla crescita culturale, sociale ed economica dei territori montani.