09/12/2021
ARRENDETEVI AL KATA, di Robert Hunt
Può darsi che originariamente i kata fossero esercizi di allenamento a coppie, o metodi per ricordare tecniche di combattimento, o codici segreti per diffondere la ribellione Ming contro i Manchu, o una decina di altre scuse per mulinare nell'aria le nostre mani e i nostri piedi. Ma ciò che il kata è diventato è unico negli annali delle arti di combattimento. A giudicare dal numero di persone appassionate di kata, c'è ovviamente qualcosa di più di quello che può essere facilmente spiegato. Dopo tutto, dura da 1500 anni, fino ad oggi...
La risposta può trovarsi in qualcosa di più filosofico del combattimento. La pratica dei kata, gli stessi movimenti prestabiliti, possono produrre una qualità simile allo Zen che confina con la sensazione esistenziale di vivere il momento propria della meditazione Zen, l'essenza del "do",la "via", e un sentimento unicamente umano nel profondo della nostra psiche.
I gradini verso la padronanza del kata (o di quasi ogni cosa) sono chiamati in giapponese shu, ha e ri. "Shu" è l'imitazione del movimento e la memorizzazione. "Ha" si riferisce alla comprensione della profondità del kata - il bunkai. "Ri" è il punto in cui il kata è diventato nostro e la sua esecuzione automatica.
C'è chi afferma l'esistenza di un altro gradino. Il maestro di Goju Ryu Kimo Wall ha affermato che, attraverso anni di pratica, noi manipoliamo il kata ma, alla fine, il kata arriva a manipolare noi. Quando abbiamo praticato finché possiamo eseguirlo senza pensare, cominciamo ad arrenderci al kata e a consentirgli di guidarci a una nuova comprensione.Per Kimo Sensei è la "resa" che porta all'illuminazione - nel karate e nella vita.
La cultura asiatica è piena di arti simili al kata. La cha-no-yu è una cerimonia giapponese per preparare e bere il the. Comprende dettagli come preparare l'acqua con precisione, orientare la tazza correttamente, collocare il mestolo sul piatto in una maniera specifica e tenere la tazza in un certo modo - un kata virtuale per la degustazione del the. Una volta che la cerimonia è padroneggiata, non si richiede nessun pensiero e la mente è lasciata libera di fluttuare a volontà. Lo stesso vale per il kata di karate.Una volta padroneggiato, serve poca riflessione mentre il corpo è educato a muoversi con precisione. Si ritiene che la combinazione apra varchi alla comprensione che non possono essere raggiunti con la sola ragione.
E' verità o sono solo chiacchiere? Chi lo sa?
Un aspetto più mondano del kata e delle ragioni per ripeterlo potrebbe essere l'applicazione nelle gare - il kata come "arte della rappresentazione". Sta acquisendo piede sempre più e diventerà sport olimpico.
Ai nostri giorni il kata da gara viene eseguito da ragazzi dai 4 ai ...70 anni, e con tutta la spettacolarità di una produzione di Hollywood - smorfie, grida, labbra che tremano, sguardi concentrati, precisione ginnica...drammaticità. Vediamo kata di gara da 50 anni, ma ai nostri giorni c'è chi passa la vita specializzandosi nella rappresentazione. Non un'esecuzione per imparare e perfezionare la comprensione marziale o l'illuminazione Zen, ma una rappresentazione per impressionare cinque arbitri.
La maggior parte degli arbitri non capisce i kata al di fuori del proprio stile e i tornei si sono doverosamente adeguati. Il kata ora deve solo conformarsi superficialmente alla sua forma originale e gli arbitri sono incoraggiati ad accettare le interpretazioni delle singole palestre.
Per dire la verità, non so neppure cosa questo significhi. Ho passato anni a cercare di imparare come ogni stile dovrebbe eseguire i kata per capire le differenze e fare confronti. Per quel che riguarda i tornei, potrebbe essere tempo buttato via. Il giudizio ora si concentra solo sul movimento - su qualità come la velocità, la concentrazione e l'abilità di fermarsi di colpo senza ondeggiamenti. Sono sparite laprofondità e l'applicazione, il bunkai e la potenza. Come molti aspetti della società, si tratta della superficialità, punti riconoscibili da chiunque, non importa dove si siano allenati o per quanto tempo.
La cosa strana è che sono d'accordo. Se volete far gareggiare lo shotokan contro il goju e lo sh*to e il wado e lo shorin e il ruey ryu e l'uechi ryu e l'ishin ryu, dev'esserci un qualche minimo criterio di paragone. Giudicare se un atleta Goju esegue meglio nello stile goju di un atleta Shotokan nello stile Shotokan, è un rompicapo. Almeno, con un certo numero di criteri che non hanno niente a che fare con nessuno stile particolare, si ottiene un punto di partenza uguale per tutti. Significa anche che vincono solo alcuni kata e che dominano i kata di uno stile, in questo caso Sh*to Ryu.
Questo porta alla ribalta un altro annoso conflitto - la tensione fra "tradizionale" e "gara". I tradizionalisti sostengono da sempre che il kata da gara è in qualche modo meno autentico del modo originale in cui era eseguito il kata ed è privo di ogni applicazione marziale.
E' vero. E' meno autentico e meno marziale. E con ciò?
La gente pratica karate per un migliaio di ragioni diverse. E' la bellezza dell'arte. Senza gare, il karate non sarebbe quello che è oggi. Senza gare, non avrei incontrato tutti i grandi artisti marziali che ho conosciuto. Nessuno di loro si cura se il TUO kata è "autentico". Praticano per se stessi e per i propri allievi. Quello che fai tu è affar tuo. Se vuoi giocare e inventare le cose e far ginnastica, a loro non importa.
Nel passato, Itosu, un abitante di Okinawa e sostenitore del giappone, insegnava nelle scuole per preparare migliori cittadini giapponesi, perchè credeva che il Giappone fosse il futuro di Okinawa. Funakoshi, suo allievo, pensava la stessa cosa e si traferì persino in Giappone per guadagnare rispetto per se stesso e per la sua arte. (Ora, tra l'altro, è anche la MIA e la TUA arte)
Contemporaneamente a Itosu, viveva Kyan, un insegnante basso di statura e strabico che adattò i kata per adattarli al proprio fisico e che perdeva facilmente la pazienza. La tradizione orale dice che frequentava i bar a luci rosse e attaccava lite solo per il gusto di picchiare qualcuno. Si dice che abbia ucciso uomini in battaglia. (Molte di queste notizie sono contestate dagli storici degli stili derivati dal suo insegnamento).
Eppure le tecniche e i kata di entrambi sono vivi e vegeti nel karate moderno. Il karate di Itosu, tramite Mabuni e Funakoshi, è passato nel Wado, nello Sh*to e nello Shotokan. Quello di Kyan è la base di molto di quello che viene insegnato oggi a Okinawa. Chatan Yara Kushanku, uno dei kata più popolari in gara, è arrivato fino a noi da Yomitan Yara tramite Kyan.
Ancora una riflessione.C'è qualcosa di spiritualmente gratificante nel sapere che sto eseguendo gli stessi movimenti, in modo molto simile ai miei predecessori nel karate di 350 anni fa.Mi lega alla storia e al futuro. Mi fa sentire contemporaneamente antico e moderno. Dà radici e significato alla mia vita.
Chi sa che cosa una persona ottenga dal karate? La risposta è diversa cone gli uomini che lo praticano. Varia come la vita.
Per il kata, seguite il consiglio di Kimo Sensei e lasciate che il kata vi guidi. Arrendetevi.Smettete di esibirvi per qualcun altro e lasciate che il kata prenda il sopravvento. La libertà è impagabile. Grazie, Kimo Sensei.
E per quanto riguarda la tensione tra l'originale e il moderno - c'è sempre tensione. La vita è tensione.
Fate quello che volete. Godetevi il kata. Smettete di preoccuparvi. Andate dove vi porta.
Arrendetevi al kata.