PANCAFIT APRILIA

PANCAFIT APRILIA riequilibrio posturale ad approccio globale metodo raggi Sessioni di gruppo e individuali

pancafit metodo raggi (tecnica di riequilibrio posturale ad approccio globale) presso associazione culturale sportiva e ricreativa
"!perché no?" e palestra "Pianeta Forma" di Aprilia (LT).

Catene muscolari e dolori articolari: riequilibrio delle tensioni delle catene muscolari attraverso Pancafit®Il nostro a...
29/08/2016

Catene muscolari e dolori articolari: riequilibrio delle tensioni delle catene muscolari attraverso Pancafit®

Il nostro apparato muscoloscheletrico è organizzato in quelle che vengono definite Catene Muscolari. Non si devono perciò considerare i muscoli come singole entità a sè stanti, ma come una serie di unità funzionali che lavorano in maniera complementare con una influenza reciproca : anche muscoli che si trovano lontani tra loro (ad esempio i glutei ed i trapezi) sono comunque collegati dalle fasce connettivali che rivestono tutti i muscoli e hanno funzioni che si completano nel mantenimento delle posture e nell'esecuzione dei movimenti.

L’intreccio tra tutte le catene muscolari del nostro corpo, come queste si condizionino reciprocamente, sia distalmente che prossimalmente, sono dunque dati accertati e, dato che ogni catena condiziona la cinetica delle articolazioni, la corretta ampiezza fisiologica di ogni articolazione dipende da un buon rapporto articolare e dall’equilibrio delle tensioni muscolari che vi si applicano.

Il nostro corpo è sottoposto quotidianamente ad attività ripetitive in ambito lavorativo (si tratta spesso di attività sedentarie, caratterizzate da molte ore passate davanti ad un computer, al telefono o in macchina; o ancora di mansioni in cui si sollevano continuamente carichi pesanti sempre con gli stessi schemi motori ), sportivo ( in allenamento si ripetono gesti specifici per migliorare la qualità delle performance, ma se eseguiti scorrettamente o utilizzando catene muscolari retratte si favorisce l'insorgere di problematiche muscolari e articolari) e domestico ( attività di gestione della casa o del proprio tempo libero). In ognuna di queste situazioni si mantengono a lungo posture fisse che spesso sono errate e nocive o si compiono scorrettamente movimenti ripetuti.
A ciò si aggiunge un importante fattore aggravante, ovvero lo Stress psicofisico.
Come risulta da numerosi studi scientifici uno stato di stress emotivo continuo e ripetuto (sia esso causato da fattori emozionali personali o da pressioni esterne quali ad esempio le esigenze lavorative) produce gravi effetti negativi, tra cui:
• Aumento del tono ed Iperattivazione Mucolare.
• Accorciamento delle fibre muscolari.
• Retrazione del tessuto Connettivo Fasciale che riveste i muscoli
• Perdita elasticità.
• Ridotto apporto O2 e nutrienti.
• Riduzione della forza e resistenza muscolare.
• Irritazione fibre nervose
• Dolore locale e Dolore Irradiato

L'insieme di queste concause provoca uno squilibrio dei muscoli Posturali; in particolare alcuni saranno sottoposti ad un maggior carico di lavoro e di conseguenza con il tempo saranno sempre più "accorciati" e alla fine retratti.
Un muscolo ipertonico e retratto subisce delle modificazioni quali:
• perdita di elasticità;
• perdita della capacità di allungarsi ;
• perdita di forza;
• perdita di resistenza.
Quando gli stimoli dolorosi si protraggono a lungo per la mancata risoluzione delle cause può avvenire un fenomeno chiamato Centralizzazione del Dolore ovvero si ha un'ipersensibilizzazione dei neuroni del Sistema Nevoso Centrale che porta a percepire come dolorosi anche stimoli che non lo sono (ad esempio semplici stimoli tattili). Questo è il meccanismo del dolore cronico.
Se non viene individuata e corretta la causa o le cause principali quelli che nascono come problemi locali si trasmettono ad altri distretti corporei. Ciò in quanto, come più volte sottolineato, i muscoli sono collegati tra loro nella loro organizzazione e si influenzano.
Inoltre il nostro corpo ed il nostro sistema nervoso mette in atto meccanismi di difesa che ci permettano di vivere la quotidianità svolgendo le nostre attività senza il problema del dolore. Accade così che si sviluppino dei compensi, cioè si assumano delle posizioni diverse da quelle fisiologiche per non sentire dolore. Ma questo porta solo ad ulteriori squilibri, per cui da cause abbastanza semplici e circoscritte si può passare a sindromi dolorose che coinvolgono vari distretti del corpo con sintomatologie complesse, dolori irradiati ed importanti limitazioni funzionali (tra le tante, cervicobrachialgia, cefalee muscolotensive e cervicogeniche, dorsalgie con dolori costali e sternali, lombalgie accompagnate da problematiche radicolari o pseudoradicolari).

Il collegamento tra le catene muscolari fa sì cioè che lo squilibrio di un distretto raramente rimanga circoscritto: più spesso viene trasmesso a quelli confinanti e poi quindi a tutti gli anelli della catena.
Perciò possiamo dedurre che ogni articolazione può svolgere funzione:
o COMPENSATIVA cioè si adatta agli squilibri di altri distretti muscolari;
o CAUSATIVA cioè il problema può partire dalla una specifica area e andare a influenzare le altre aree vicine o lontane attraverso le varie catene neuro-muscolari.
Ne deriva che se si va ad agire sulle catene muscolari con con un metodo globale, esse si possono riequilibrare e con esse il rapporto articolare.
La Tecnica di riequilibrio posturale ad approccio globale Metodo Raggi® con Pancafit è una tecnica riabilitativa volta al riequilibrio delle alterazioni delle tensioni muscolari e delle disfunzioni articolari del corpo umano attraverso quello che viene definito “allungamento muscolare globale decompensato”.

Non si tratta di un semplice stretching analitico o classico. E’ un allungamento muscolare fatto in postura corretta e senza permettere “compensi”, cioè quei meccanismi antalgici che il corpo mette in atto per sfuggire alle tensioni, ai dolori o ai semplici disagi che reputa non graditi.
Agendo sulla globalità delle catene muscolari, fasciali, connettivali e neurologiche, che sono sempre tese, retratte o programmate secondo schemi alterata, si può risolvere qualsiasi problematica alla "radice", andando cioè ad eliminare la causa principale e non solo il sintomo.

Pancafit® è particolarmente adatta quindi a tutte quelle patologie che sono essenzialmente causate da retrazioni muscolari, dunque da iperpressioni endoarticolari.

Pancafit® agisce infatti sulle retrazioni muscolari, che altro non sono se non un processo di “fibrotizzazione” della componente fibrotica connettivale e della componente fasciale, che imprigionano i sarcomeri (unità contrattile del muscolo).

Tale “fissità” o “intrappolamento muscolare” avviene sempre nella direzione del muscolo in chiusura, ossia in direzione del raccorciamento, determinando nel tempo una condizione di accorciamento muscolare che risulta irreversibile, a meno che non si ricorra all’ausilio di tale tecnica ad azione globale decompensata.

Fermo restando tale principio generale, ogni patologia muscoloscheletrica, seppur con caratteristiche di base comuni, è legata alla persona, cioè ha delle caratteristiche individuali che dipendono da una serie di fattori anatomici strutturali ed ambientali esclusivi, che quindi cambiano da una persona all'altra.
Questa è la ragione per la quale la tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi® con Pancafit analizza e propone trattamenti individualizzati e non stereotipati, attraverso cui ognuno può raggiungere:

• Ripristino della fisiologia muscolare.
• Decompressione articolare e restituzione della libertà di movimento articolare.
• Scomparsa del dolore.
• Recupero di una corretta igiene posturale e sviluppo della capacità di automonitorizzazione e autocorrezione.
• una miglior respirazione
• articolazioni libere, migliore circolazione, benessere generale
• scomparsa di patologie osteomuscolari quali: cervicalgie, dorsalgie, lombalgie, lombosciatalgie, tendiniti, borsiti, pubalgie, radicoliti, epicondiliti, tunnel carpale, periartriti, fibromialgie, protrusioni discali, ernie discali, ernie jatali, processi artrosici alla colonna, coxartrosi, gonartrosi; grande efficacia si ottiene agendo sulle ipercifosi, iperlordosi, scoliosi.

Tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi con Pancafit®  e Dismetria degli arti inferiori: “la falsa gamba corta”Di...
18/05/2016

Tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi con Pancafit® e Dismetria degli arti inferiori: “la falsa gamba corta”

Dismetria degli arti inferiori è una locuzione usata comunemente in ambito ortopedico per indicare una differenza di lunghezza dei segmenti ossei degli arti inferiori, una condizione più frequente di quanto non si sia portati a ritenere, sebbene nella maggior parte dei casi essa sia più di tipo funzionale (c.d. “falsa gamba corta”), che reale.
A rigore, per indicare detta condizione si dovrebbe utilizzare il termine eterometria: dismetria è infatti un termine appartenente all’ambito neurologico, che indica la mancanza di misura nei movimenti compiuti volontariamente da un soggetto, che possono risultare eccessivi o, al contrario deficitari.
Dismetria degli arti: falsa o reale?
La difficoltà diagnostica è legata al fatto che gli arti inferiori non sono costituiti da segmenti scheletrici unici, ma, al contrario, da tre componenti che hanno come estremi anca, ginocchio e articolazione sottoastragalica, componenti il cui posizionamento può dar luogo a una variazione della lunghezza globale dell’arto inferiore che non è reale, bensì funzionale. Un’errata diagnosi può portare, com’è facilmente immaginabile, a errori nella prescrizione di eventuali rimedi.
La prescrizione ad es. di un rialzo per correggere una falsa dismetria non solo può essere totalmente inutile, ma addirittura dannosa.
La falsa gamba corta
La falsa dismetria o dismetria funzionale degli arti inferiori è il caso più comune. Esistono varie condizioni che possono essere causa di una falsa dismetria; tra queste:
• anormale ossificazione del bacino
• basculamento dell’osso iliaco
• fissazione viscerale
• retrazione muscolare dello psoas
• rotazione del bacino
• scoliosi lombare
• sindrome del piriforme
• valgismo del calcagno
• valgismo del ginocchio
• Retrazioni muscolari di psoas, piriforme (sindrome del piriforme), ecc..
E’ evidente perciò quanto sia necessaria un’attenta valutazione dell’effettiva condizione del soggetto prima di avventurarsi nella prescrizione di un rialzo.
Tale valutazione può essere effettuata con l’aiuto di esami quali la radiografia della linea cotiloidea e la scansioscintigrafia (una scintigrafia eseguita esplorando la zona in esame scorrendo l’apparecchiatura avanti e indietro), test osservazionali, funzionali, posturali e test osteopatici atti a valutare l’eventuale presenza di basculamento del bacino.
Di centrale importanza è l’attenta osservazione del soggetto. L’esame obiettivo prende in considerazione sia la posizione eretta sia quella seduta.
Dismetria reale

Una dismetria reale degli arti non è un’evenienza molto comune.
Ad ogni modo, essa può essere dovuta o a un incremento patologico (si può parlare in questo caso di ipermetria) o a un ritardo di accrescimento con accorciamento (ipometria) di uno degli arti inferiori.
Nella gran parte dei casi comunque le dismetrie reali sono dovute a un evento traumatico (per esempio l’esito di una frattura) o a un intervento chirurgico (per esempio un intervento di protesizzazione di anca).
Una reale dismetria degli arti inferiori può essere congenita oppure acquisita e le cause si suddividono quindi in malformative (quei processi morbosi che interessano le ossa compromettendone la crescita) e post-traumatiche.
Anche se reale, la dismetria non è sempre facilmente individuabile dal momento che bacino e colonna vertebrale possono mettere in gioco diversi atti compensatori.
Solo dunque dopo un’attenta valutazione e una corretta diagnosi si potrà decidere come intervenire.
Come intervenire?
La questione è molto complessa e non esiste unanimità di vedute fra gli operatori.
Preme l’obbligo però di contrastare la tendenza, diffusa anche in campo medico, a prescrivere troppo superficialmente un rialzo, che deve restare un rimedio residuale circoscritto alle rare ipotesi di eterometrie reali, sulle cui cause non si può agire altrimenti.
Nel caso invece di false dismetrie (si ribadisce, molto più frequente) si deve tener conto che ci si trova generalmente di fronte a una risposta adattativa o compensatoria messa in atto dal corpo per fronteggiare un problema che può essere di natura biomeccanica, posturale o fisiopatologica presente in un determinato distretto corporeo. Essenzialmente si tratta di un fenomeno di natura neuromuscolare che necessita di una diagnosi funzionale estremamente precisa; se, infatti, come già accennato, una dismetria funzionale viene corretta in modo inappropriato con un rialzo, possono con il tempo insorgere ulteriori problemi legati all’uso di una correzione meccanica a un problema che non è meccanico e nemmeno anatomico, ma neuromuscolare. In linea generale, quindi, nel caso di “falsa gamba corta” l’intervento deve essere di tipo posturale e/o fisioterapico.
In particolare, attraverso la tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi® con Pancafit si verifica un sensibile miglioramento della c.d. falsa gamba corta: ciò in quanto tale tecnica consiste proprio in un’allungamento globale decompensato che, impedendendo appunto al nostro corpo di utilizzare compensi (ovvero quelle alterazioni e/o posizioni che assumiamo istintivamente per far fronte a una disfunzione o evitare di sentire dolore) è in grado di rintracciare la causa che ha scatenato la falsa gamba corta. Solo l’ individuazione della causa permette infatti un trattamento adeguato, specifico e dunque risolutivo della patologia.

Tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi con Pancafit                                            e                ...
04/05/2016

Tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi con Pancafit
e
Diaframma Toracico

Andrew Taylor Still, padre dell'osteopatia e grande conoscitore dell'anatomia umana, descrivendo il diaframma toracico disse: "Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e morte, imparate a conoscermi e siate sereni".
Sicuramente la frase di Still è di assoluto effetto e lascia presagire ed intendere la centralità del diaframma, muscolo principale della respirazione, oltre che a livello bio energetico (come insegna la medicina orientale), nel complesso meccanismo del sistema posturale, sia per la sua ubicazione ( posizione centrale), che per la sua funzione egemonica nella relazione tra Contenente e Contenuto e i fini legami che intrattiene con i muscoli della statica e della dinamica, identificati come unità funzionali, organizzate in catene.
Tutte le catene muscolari si allacciano a livello del diaframma e in esso il centro frenico rappresenta il luogo d’incontro dove tutte le catene sono in interconnessione.
E’ dunque ovvio come in tale meccanismo si inseriscano eventuali alterazioni morfo-strutturali-funzionali del DIAFRAMMA, muscolo che si sviluppa in fase embrionale e la cui cupola si forma dalla migrazione di strutture che partono dal tratto cervicale (C3-C5). Questo stretto rapporto tra tratto cervicale e diaframma è la ragione per la quale un dolore cervicale può essere spesso causato dal diaframma bloccato (e viceversa).

Come si presenta il diaframma?

E' una cupola muscolo-tendinea che separa il torace dall'addome. La muscolatura diaframmatica risulta essere un complesso digastrico, formato perifericamente dall'accostamento di vari ventri muscolari piatti disposti a raggio e, centralmente, dalla parziale sovrapposizione di bande tendinee e aponeurotiche di natura connettivale ed estensibile.
Dobbiamo pertanto pensare al diaframma come a un muscolo dotato delle proprietà di:
• contrazione e rilasciamento (componente contrattile)
• elasticità (componente connettivale )
• funzione tonica o fasica (funzione caratteristica predominante del muscolo
• contrazione alternata delle varie unità motorie (comandato dal S.N.C. secondo le stimolazioni intra o extra corporee filtrate dal sistema vegetativo)
Per svolgere tali funzioni il diaframma deve sapersi continuamente adattare (pena la sopravvivenza dell'individuo) ad alterazioni di mobilità e di motilità impostegli da strutture anatomiche adiacenti, utilizzando compensi strutturali anche solo settoriali.
Se alla lunga non riesce a "trasferire" queste distorsioni strutturali e/o funzionali, ecco comparire sintomatologie tipo ernia jatale, dolori intercostali, ecc. oppure mialgie o rachialgie cervico-dorsali o dorso-lombare. Tra tutti i muscoli striati il complesso diaframmatico è infatti quello che non può permettersi di "riposare" mai; deve essere sempre pronto ad eseguire azioni fisiologiche di protezione come lo starnuto la tosse il vomito; deve produrre la "materia prima" della fonazione (ovvero il flusso aereo); contribuire al minor dispendio energetico per il mantenimento della postura mantenendo la funzione respiratoria e creare il blocco toraco-addominale su cui articolare il movimento degli arti per la fuga; ecc. ecc.

Il diaframma riveste una grande importanza anche sul piano emozionale

Esiste un modo di dire caratteristico per definire un grosso stress emotivo :" mi è mancato il respiro", oppure "ho ricevuto un pugno nello stomaco", quindi gli shock emotivi, così come quelli fisici, condizionano inevitabilmente questa struttura e possono essere memorizzati dai tessuti.
Il diaframma corrisponde al 3° chakra o "Chakra del Plesso Solare". In questo Chakra nasce la spinta che porta l'individuo ad affermarsi nella vita e rispetto al mondo che lo circonda, affrontando le continue sfide dell'esistenza di ogni giorno. E' la sede del carisma personale, della consapevolezza di essere un individuo unico al di là della semplice necessità di sopravvivere.
Uno squilibrio di questo centro può rende facili all'ira, predispone a ulcere di origine nervosa, all'incapacità di essere calmi, mentre uno squilibrio in senso opposto può causare timidezza, scarsa energia, necessità di ricorrere a sostanze esterne per stimolare il proprio fisico, tendenza alla sottomissione e disturbi di digestione.

L'importanza bio-energetica del diaframma la si può già trovare negli insegnamenti della medicina orientale. Difatti il respiro e l'atto che fa da tramite tra la sfera del trascendente e la sfera dell’immanente, tra la struttura e la componente spirituale dell'uomo. Pertanto è sotto diretto influsso dello stato mentale e psichico del soggetto. E un dato da tenere in considerazione nell'approccio riabilitativo dell'intero organismo

Relazione tra diaframma e postura

La postura, che è l’interazione tra struttura, funzione e psichismo, deve rispettare le leggi dell’ economia (essenziale per il fisiologico funzionamento chimico e energetico del nostro corpo), dell'assenza di dolore (con il dolore è pregiudicata la nostra capacità di difesa e di fuga ) e dell'equilibrio (bisogna mantenere la posizione verticale per permettere alla nostra vista di vedere il più lontano possibile).
Anche il diaframma toracico forse più degli altri diaframmi corporei ( pelvico e cranico) deve mantenere il suo lavoro entro i limiti posti dalle leggi, vitali per ogni struttura vivente, qui sopra richiamate.
L’atto che compiamo più volte durante la giornata è infatti la respirazione, che incide enormemente sullo stato di corretta funzionalità dell’organismo, ed in particolar modo sulla postura.
Una corretta respirazione utilizza in massima parte il muscolo diaframma, ma la normale dinamica della respirazione (e quindi il corretto utilizzo del diaframma) può essere alterata da molti fattori, fisici ed emotivi.
Pensiamo solamente ad un momento di forte spavento: la prima cosa che ci viene in mente è il blocco in inspirazione. Situazioni di stress cronico possono quindi alterare lentamente la meccanica respiratoria, spostando la maggior parte del lavoro dal muscolo diaframma ai muscoli toracici.
Numerosi altri eventi possono creare questa situazione, ad esempio interventi chirurgici addominali e relative aderenze cicatriziali.
Un utilizzo prevalente della respirazione toracica produce una tensione cronica in alcuni muscoli, in particolare nel trapezio, muscolo cervicale che ha un ruolo importante nella respirazione toracica. Sollecitato più di diecimila volte al giorno, il trapezio (che è il grande muscolo a lato del collo che ci massaggiamo quando sentiamo dolore cervicale) sviluppa una dolorosa contrattura, che nel tempo può produrre dolore, rigidità ed anche cefalea.
Il diaframma, al contrario troppo poco sollecitato, diventerà meno elastico, incidendo negativamente anche sugli equilibri della colonna lombare, alla quale si attacca saldamente.
Per questo motivo, la rieducazione alla corretta respirazione è fondamentale in qualsiasi percorso riabilitativo mirato alla risoluzione di un dolore cronico, sia esso mal di testa, mal di schiena, mal di collo ecc
Un diaframma teso e retratto, infatti, comprimerà ad es. costantemente lo stomaco, andando a disturbare le sue funzioni e arrivando a provocare addirittura l'ernia jatale.
Inoltre un diaframma retratto creerà compressioni su tutto l'apparato digerente, alterandone parimenti le funzioni: infatti comprimendo l'addome si creano congestioni, che determinano spesso difficoltà al circolo venoso nella sua risalita dagli arti inferiori. Perciò anche il sistema linfatico ne risentirà negativamente, mancando di quella compressione e depressione sulla cisterna d Pecquet.
Ma v’è di più
Il diaframma, essendo intimamente connesso al cuore attraverso il legamento frenopericardico, quando è teso traziona tale legamento più in basso del dovuto, creando
le conseguenti sgradevoli sensazioni nella zona cardiaca (disagi e dolori).

Anche la colonna verrà disturbata, perché il diaframma si inserisce su di essa attraverso i suoi potenti pilastri nella zona lombare; per questo motivo, ad es., alcune persone rimangono con la schiena bloccata durante uno starnuto.
Se il diaframma agisce scorrettamente, col tempo anche il torace stesso potrà deformarsi.

Una scarsa funzione del diaframma, che significa in primo luogo scarsa respirazione, obbligherà i muscoli respiratori accessori del collo e delle spalle ad agire al posto del diaframma stesso. Questo continuo sovraccarico di lavoro e di tensione per i muscoli accessori, che in realtà è previsto solo in particolari casi (corsa, sforzo fisico, etc.), provocherà inevitabilmente la compressione e lo schiacciamento di tutto il tratto cervicale, che tali muscoli, appunto, scavalcano. E se le cervicali vengono deformate, si scateneranno seri problemi alle spalle ed al collo: cervicalgie, artrosi, protrusioni, cervicobrachialgie, spalle dolorose, etc. Da non dimenticare infine l'importanza del diaframma sulla meccanica sulla digestione: ha una funzione che facilita la peristalsi degli organi sotto diaframmatici (in particolare lo stomaco), grazie al suo movimento continuo di p***a.

Concludendo, quanto innanzi porta a considerare il diaframma come un complesso muscolare polifunzionale. Da ciò ne consegue che è limitativo considerarlo solo come un muscolo da rinforzare (ad esempio nelle affezioni croniche respiratorie, quindi liquidarlo con alcune tecniche). Deve essere valutato nelle varie strutture di cui è composto e trattato con le più appropriate metodiche conosciute.
Di conseguenza, il complesso diaframmatico va valutato e trattato anche e in particolar modo al di fuori dell’ambito delle patologie cardiache o respiratorie croniche, e inquadrato, in molte forme croniche muscolo scheletriche, come origine o come concausa di una alterazione posturale.

Modificando la funzione del DIAFRAMMA nel contesto di un lavoro di riequilibrio delle alterazioni funzionali delle Catene Cinetiche, molto spesso vittime di retrazioni muscolari, si possano ottenere:
miglioramento delle alterazioni posturali
riduzione o risoluzione della sintomatologia algica in quei distretti corporei più direttamente connessi con la funzione del diaframma (tratto cervicale in particolare).
Attraverso la tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi® con Pancafit si verifica un sensibile miglioramento del rapporto tra freccia cervicale e freccia lombare a vantaggio di un migliore assetto posturale del soggetto, nonché una marcata riduzione della sintomatologia dolorosa.

Tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi con Pancafit®                                                       e    ...
29/04/2016

Tecnica di riequilibrio posturale Metodo Raggi con Pancafit®
e
Ileopsoas: “Il Muscolo dell’Anima”

Tutti noi conosciamo le funzionalità dei muscoli principali del nostro corpo, ma in pochi conoscono l’importanza del muscolo Psoas (muscolo ileopsoas). Questo muscolo serve per la stabilizzazione del nostro corpo ed è fondamentale per il nostro equilibrio strutturale. Lo psoas è l’unico muscolo che collega le gambe alla colonna vertebrale, quindi dal suo buon funzionamento dipende la nostra andatura, una corretta postura della colonna vertebrale e non solo..

Perché lo Psoas è uno dei muscoli più importanti del nostro corpo?

Dei recenti studi sostengono che lo psoas è strettamente collegato alle nostre emozioni, poiché messaggero primario del sistema nervoso centrale. Attraverso il tessuto connettivo, il muscolo è in comunicazione col diaframma, quindi anch’esso è coinvolto in fasi che interessano questa zona del nostro corpo, come la respirazione o il riflesso dopo uno spavento.

Che relazione c’è tra lo stress e il muscolo Psoas?

Uno stile di vita frenetico e stressante libera elevate quantità di adrenalina nel nostro corpo mantenendo in tensione costante lo psoas (il corpo si prepara a correre). Questo meccanismo di “auto-difesa” è dentro l’istinto naturale di ognuno di noi (la famosa parte rettile). Per capirci meglio: quando un animale si sente in pericolo di vita, scatta l’identico meccanismo, di solito si prepara a correre o s’immobilizza dalla paura.
La nostra parte istintiva lavora allo stesso identico modo:
Stress –> Adrenalina –> Cervello manda gli input al corpo –> Lo psoas si accorcia e s’irrigidisce
Mantenere lo psoas in tensione costante a causa dello stress può portare a gravi conseguenze come:
• Sciatica.
• Problemi alle vertebre.
• Problemi alle spalle.
• Malfunzionamento degli organi localizzati nell’addome.
• Problemi digestivi.
• Degenerazione dell’anca.
• Mestruazioni dolorose.
• Altre patologie
Come se non bastasse, essendo collegato al nostro sistema nervoso, lo psoas manderà dei segnali di tensione in tutto il corpo interferendo con la corretta circolazione dei fluidi e della respirazione. In poche parole, per colpa della tensione cronica di questo muscolo, il nostro corpo riceverà continui segnali di pericolo. Tutto ciò provocherà un affaticamento delle ghiandole surrenali e del sistema immunitario. A complicare le cose ci pensano le nostre cattive abitudini nella postura e nell’attività fisica.

Perché è importante mantenere lo psoas rilassato?

Mantenere rilassato questo muscolo migliorerà notevolmente la nostra qualità di vita.
Uno psoas libero dalle tensioni garantisce, tra gli altri vantaggi:
• Una maggiore fluidità del bacino.
• Un netto miglioramento della postura della colonna vertebrale.
• Il riequilibrio delle funzioni degli organi addominali.
• Una respirazione e un ritmo cardiaco più regolari Etc..

Perché lo Psoas è chiamato “Il Muscolo dell’Anima”?

In alcune filosofie orientali lo psoas è conosciuto come “il muscolo dell’anima”, un centro di energia principale del corpo. Quanto più lo psoas è flessibile e forte, tanto più la nostra energia vitale potrà fluire attraverso le ossa, la muscolatura e le articolazioni. Lo psoas sarebbe dunque come un organo di canalizzazione di energia, un nucleo che ci connette alla terra, permettendoci di creare un supporto solido ed equilibrato dal centro del nostro bacino. In questo modo la colonna vertebrale si amplia e, attraverso essa, tutta la nostra vitalità può fluire.

“Lo stretching come modello di allenamento: ripristino funzionale e potenziamento delle performances dell’atleta con la ...
10/04/2016

“Lo stretching come modello di allenamento: ripristino funzionale e potenziamento delle performances dell’atleta con la tecnica di equilibrio posturale metodo Raggi®“.

Oggi non ci si può più limitare solo ad un intelligente potenziamento, ad un mirato lavoro di resistenza, ad una dieta perfetta: è doveroso e fondamentale anteporre un'attenta e profonda osservazione di carattere posturale.

Ecco un paragone che non ha nessuna intenzione di sminuire l’atleta a livello di macchina. Immaginiamo di avere un’automobile il cui freno a mano è rimasto inavvertitamente un po’ frenato (riportato nel corpo potremmo paragonare ciò agli eccessi di tensioni muscolari o meglio ancora alle retrazioni muscolari). Il collaudatore, insoddisfatto del rendimento del motore, ordina al meccanico di aumentare la potenza del motore (rapportato all’atleta possiamo avere l’allenatore che, insoddisfatto del rendimento, si adopera per potenziare i muscoli dell’atleta).
E' palese sottolineare che la cosa migliore sarebbe quella di allentare il freno a mano per cui il motore, in modo del tutto naturale e senza sprechi di energie e distruzione dei freni, potrebbe esprimere al massimo la propria potenza.

La stessa cosa vale per l’atleta. Non esiste corpo umano che non abbia freni muscolari, tensioni eccessive nascoste, retrazioni (retrazioni: sarcomeri che, per un determinato meccanismo automatico di ergonomia corporea, nel tempo sono rimasti progressivamente fissati e bloccati dal tessuto connettivo in posizione più corta rispetto all’ideale). In seguito a queste retrazioni muscolari, che si possono paragonare, nel nostro esempio dell’automobile, al freno a mano rimasto inavvertitamente tirato, si può immediatamente capire che le articolazioni saranno uno dei principali bersagli su cui si scaricheranno le forze e gli effetti dei muscoli sempre tesi, retratti e di cattive posture.

Viene naturale chiedersi come mai, nonostante ogni atleta che si rispetti non trascuri di fare una buona dose di stretching, si trovi ad essere soggetto a posture spesso alterate o ad essere soggetto ai classici e frequenti disturbi quali crampi, stiramenti, strappi muscolari, lesioni articolari, tendiniti, borsiti, sinoviti, etc, etc.
Se la preparazione fisica di un atleta (e non solo dell’atleta), venisse fatta tenendo conto di tutti fattori posturali e chinesiologici necessari, si avrebbe una riduzione di eventi traumatici e, proporzionalmente, un aumento del rendimento atletico.

Non si può pretendere da un’automobile che abbia le convergenze fuori posto anche solo di un grado, di fornirci la stessa identica prestazione e stabilità su strada, come se avesse le convergenze perfettamente in ordine. Lo stesso vale per il corpo. Una piccola intrarotazione di un femore, un’anteposizione di una spalla, una piccolissima riduzione di mobilità in flesso estensione di una
caviglia, un diaframma bloccato che si fa sostituire nelle sue funzioni dai muscoli respiratori accessori, una lordosi troppo accentuata o ridotta, etc, etc, determineranno inevitabilmente dei limiti di funzionalità e dunque di efficienza. Saper eliminare queste incongruenze, migliorare la postura, ridare corrette informazioni di carattere propriocettivo all’atleta, significa ridurre ed eliminare i “freni” e dunque eliminare i limiti all’atleta stesso.

Si tratta di una metodologia innovativa, sia per quanto riguarda l’aspetto sportivo che per quello antalgico in generale: “l'allungamento muscolare globale decompensato”.
Il termine “allungamento muscolare o stretching” è ormai universalmente conosciuto, identificato come attività utile per il benessere del corpo in generale; nonostante ciò viene relegato a ruoli secondari, subordinato a tutte le altre attività, ma soprattutto eseguito in modo ormai superato, con protocolli obsoleti e stantii.
Ma qual è la differenza fra lo stretching classico e lo stretching o allungamento muscolare globale decompensato?
Quando si fa dello stretching classico su di un muscolo o un gruppo di muscoli, si ottiene una parte di allungamento delle fibre direttamente interessate, ed una parte di “apparente allungamento” viene “preso a prestito” da altri distretti muscolari, che si vedono costretti cedere momentaneamente una parte della propria lunghezza. Tale meccanismo di “prestito” (che darà una “falsa mobilità”), viene definito “compenso”. (Da una parte ci si allunga mentre altrove ci si accorcia, esattamente come avviene con un lenzuolo corto che, tirato verso il viso, lascerà scoperti i piedi e viceversa).
Ecco come si spiega il meccanismo tale per cui un atleta, che ha fatto stretching analitico per anni, se rimane fermo dall’attività per alcuni giorni, vedrà la propria mobilità ridursi drasticamente e ritornare alla postura di sempre.
Un allungamento globale decompensato lavora invece sulla struttura corporea nella sua totalità e nel rispetto dell’anatomia e della fisiologia articolare, riducendo o impedendo la possibilità dei compensi attraverso l’utilizzo di Pancafit, strumento indispensabile per eseguire i relativi esercizi., che coinvolgono ogni singlolo anello della catena muscolare, senza escludere il diaframma e, quindi, una corretta respirazione, che sarà specificatamente tecnica in relazione all’osservazione della postura dell’individuo.

Indirizzo

Via Pontina Km. 45. 500 N. 260; Via Aldo Moro Nn. 94-98
Aprilia
04011

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

3480496097

Sito Web

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