08/09/2026
Ogni cammino ha i suoi ritmi, spesso dettati dalla natura del luogo, e il modo migliore per viverlo è di assecondarli, costruendo loro attorno l’intera esperienza.
E così, quando la luce del giorno ci sveglia presto, ci incamminiamo di buon ora, sfruttando il clima insolitamente asciutto per lunghe pause, ideali per rimanere soli con i propri pensieri, cullati dal debole moto ondoso di un loch, persi tra i colori delle eriche selvatiche, rapiti dai contrasti di ombre e luci sui versanti delle montagne.
Siamo felici quando si alza il vento, per la tregua che ci dona dai midges, i piccoli moscerini che popolano le estati scozzesi, e un po’ perché ci ricorda l’essenza di questa terra, un terra brulla, spesso ostile, in cui il vento non trova ostacoli sul suo corso. Non è Scozia senza vento.
Arriva la sera; montiamo le tende nei pressi di un loch o vicino a un bothy, prepariamo e gustiamo un pasto frugale. Due chiacchiere, il ricordo della bellezza di quanto visto e vissuto durante la tappa, e poi gli occhi si chiudono.
Un passo dopo l’altro, un risveglio in tenda dopo l’altro, nonostante i midges, le salite, il peso dello zaino, i piedi bagnati, ci siamo ritrovati alla fine di questa avventura, a festeggiare in un autentico pub scozzese.
È un viaggiare lento, che lascia spazio alla comprensione dei propri ritmi e di quelli che governano la natura che ci circonda.