26/08/2020
Il mondo si cambia solo con gesti importanti. Speriamo che questo serva a qualcosa
Siamo oltre lo shut up and dribble. È un momento storico.
L’NBA si ferma, i Bucks boicottano gara 5 e non scendono in campo per protestare contro l’aggressione subita da Jacob Blake, paralizzato dopo aver ricevuto 7 colpi di arma da fuoco alle spalle da dei poliziotti intervenuti sul luogo di una rissa che lui stesso stava provando a sedare. Onore a Milwaukee, a Boston e Toronto che nelle ultime ore stavano discutendo sulla possibilità di disertare gara 1 delle semifinali, onore a una lega che prima e meglio di tutte ha sempre veicolato i messaggi giusti.
Questa immagine del campo vuoto, del cronometro che corre, della sirena della palla a 2 che suona in un’arena il cui silenzio è in realtà assordante rumore di rabbia e orgoglio, passerà alla storia. Subito dopo l’ufficialità del boicottaggio sono arrivati e stanno arrivando centinaia di tweet di sostegno di tutte le star NBA.
Non si tratta più di una partita e di uno sport.
Si tratta di vite umane.
Milioni di spettatori si sono trovati davanti una scena che non può che portare a una reazione. Informarsi, farsi delle domande, pretendere delle spiegazioni.
Non è il pugno chiuso di Tommie Smith e John Carlos a Città del Messico. Ma dopo 52 anni, è un evento che farà breccia nella storia e lascerà il segno anche per le future generazioni.
Non solo protesta, ma azione concreta che finirà sui libri di storia.
Forza NBA, fa***lo il razzismo.