09/08/2022
Conosci la storia zen del giovane che attraversa il Giappone per raggiungere la scuola di un famoso maestro di arti marziali?
Quando arriva al dojo il maestro gli chiede: «cosa desideri da me?»
Il ragazzo risponde: «voglio studiare con te e diventare il miglior combattente di tutta la regione.»
«Quanto tempo mi ci vorrà?»
«10 anni almeno» risponde il maestro.
«10 anni è un tempo lunghissimo» risponde il ragazzo «…e se studio 2 volte di più di tutti i tuoi studenti?»
«20 anni allora» risponde il maestro.
Il ragazzo, perplesso risponde «e se mi alleno giorno e notte con tutto me stesso?»
«30 anni» risponde il maestro.
A questo punto il giovane risponde: «come è possibile che più dico che lavorerò s**o, più è il tempo che mi dici ci vorrà?»
La risposta è semplice, conclude il maestro: «quando hai un occhio fisso sulla meta, ne hai solo uno rimasto per trovare la strada.»
Sono molte senza dubbio le interpretazioni che possiamo dare a questa storia.
Personalmente la considero un promemoria importante di quanto non sia necessariamente uno sforzo più intenso che può aiutarci ad arrivare prima alla destinazione che abbiamo in mente, quanto piuttosto un’attenzione alla qualità del nostro sforzo.
Fare meglio un passo dopo l’altro piuttosto che cercare di fare di più bruciando le tappe e creando solo un sacco di stress e ansia nella nostra vita.
È un po’ come quando alleniamo il nostro corpo. Un costante sforzo eccessivo servirà solo a traumatizzarlo. Mentre uno sforzo costante ma attentamente calibrato ci permette non solo di ottenere risultati duraturi, ma di rendere ogni tappa del viaggio molto più piacevole.
Dove puoi ridurre l’intensità dello sforzo migliorandone la qualità ?
Se non hai idea di come rispondere a questa domanda, ho qualcosa che può aiutarti.
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