Il Salotto del Ciclismo

Il Salotto del Ciclismo Sono Turi Barbagallo, da sempre appassionato di ciclismo, ed in questa pagina commentero' gli avvenimenti ciclistici più importanti della stagione

POGACAR, CANNIBALE VERSIONE 2.0Tadey Pogacar vince anche a Liegi, riprende la tiritera interrotta a Roubaix e punta deci...
26/04/2026

POGACAR, CANNIBALE VERSIONE 2.0

Tadey Pogacar vince anche a Liegi, riprende la tiritera interrotta a Roubaix e punta decisamente Merckx. Con la 4^ LBL sono tredici le Monumento conquistate. Vista ll età del campione del mondo e la sua fame , visto che di avversari all’orizzonte se ne vedono pochi e quei pochi appaiono ancora lontani, raggiungere il palmares di Eddy pare decisamente possibile.
In verità oggi Paul Seixas, 19ne di belle speranze , ha fatto capire di essersi avvicinato un bel po’ al nuovo cannibale . Il francese ha corso la sua prima Liegi con una invidiabile sicumera. L’aver tenuto la solita furia scatenata da Pogacar sulla Redoute e poi di non aver disdegnato i cambi al campione del modo per una ventina di chilometri dopo la Redoute , aveva chiarito il perché un paio di uomini Decathlon si erano uniti con gli UAE per stoppare il coraggioso tentativo di Evenepoel. Il belga, l’altro favorito di giornata, si era inserito nel folto gruppo di fuggitivi, riuscendo a creare qualche grattacapo a Pogacar. Il piccolo contributo del team francese alla rincorsa UAE è stato certamente sorprendente, tuttavia, per quello che si è visto dopo, Seixas era più che consapevole della sua forza, si sentiva pronto per il faccia a faccia . Il duello si è risolto sulla Roche aux Faucons, milletrecentometri al dieci per cento. Pogacar l’ha aggredita a suo modo fin dal primo metro, Seixas, subito in difesa, ha resistito per poco più di metà coté prima di mollare la presa. I restanti dieci chilometri sono stati per entrambi pieni di belle sensazioni. Per Pogacar l’ennesima passerella solitaria di una collana alla quale ad ogni occasione aggiunge una perla.
Anche per Seixas sensazioni positive o quanto meno la chiara percezione di aver ottenuto una piazza d’onore priva di qualsiasi amaro retrogusto. Ha ottenuto il massimo, fra lui e Pogacar vi è ancora una bella differenza. Per fugare ogni dubbio bisogna dire l’iridato ha dominato la corsa in ogni suo frangente.
Discorso diverso per tutti gli altri che hanno fatto numero e poco altro. Eccezion fatta per Evenepoel, gli attesi Skjelmose, Vaquelin, Pidcock, Gregoire, Tulett, Ciccone hanno corso come al solito esclusivamente per il piazzamento. Evenepoel , invece, partendo da lontanissimo ha avuto il coraggio di tentare di ribaltare l’ordine naturale delle cose. Bravo, partire da lontano è merce rara . In fin dei conti contro questo Pogacar e questa UAE è l’unica possibilità che hai di giocarti qualche chance. Alla fine della fiera, con una splendida volata, Evenepoel è riuscito a guadagnare la terza moneta. Sconfitta netta, ma senza rimpianti.

La stagione delle grandi classiche si è conclusa, sta per aprirsi quella dei grandi Tour.

Per lo spettacolo Pagacar c’e’ sempre, vediamo se Vingegaard e Seixas avranno la forza per cambiare spartito
Il Salotto è fiducioso
Alla prossima

PAUL SEIXAS, LA FRECCIA PIU’ GIOVANESeixas, astro nascente francese si aggiudica la Freccia Vallone . E’ il più giovane ...
22/04/2026

PAUL SEIXAS, LA FRECCIA PIU’ GIOVANE

Seixas, astro nascente francese si aggiudica la Freccia Vallone . E’ il più giovane a iscrivere il proprio nome nel palmares di questa classica delle Ardenne.

Da quando la Freccia Vallone si conclude sul muro di Huy è diventata la corsa del panorama mondiale tatticamente più leggibile. Il team degli uomini più forti devono consegnare al leader il gruppo compatto ai piedi del muro. Il Chemin des Chapelles, che si inerpica fino al 25 per cento su questa collinetta di Huy ,difficilmente favorirà colpi di scena.

Oggi in un parterre non nutritissimo Seixas, fresco dominatore dei Paesi Baschi, era l’uomo più atteso, logica voleva che sarebbe stato il suo team , la Decathlon , a tarpare le ali al gruppetto dei coraggiosi della prima ora con dentro il pericoloso Leknessund, invece, con lo stupore di chi scrive, nelle fasi salienti dell’inseguimento della squadra francese e del suo asso neanche l’ombra. Non sarà parso vero agli uomini Decathlon che a togliere le castagne dal fuoco ci pensassero Lidl- Trek, Bahrain, Ineos.

Seixas fa capolino in testa al gruppo ai meno dieci, Leknessund, rimasto solo, spende le sue ultime energie, restano da affrontare la Cote de Cherave e l’erta finale, chiaramente non ha scampo. Si è già detto come la gestione del muro non possa sfuggire in alcun modo alla legge del più forte. Anche oggi è stato così. Seixas imbocca la salita in testa, non un allungo secco ma una progressione che inizia nel doppio tornante a metà salita. Al “Virage Criquelion” la corsa è già decisa, Tulett, il più vicino al francese in quel frangente, conserva solo una effimera speranza. L’arrivo è senza patemi a mani alzate. I rivali sono stati messi in fila con una facilità disarmante. Anche questa volta la legge del muro di Huy è stata inesorabile.

L’analisi breve e concisa guarda a chi come Skjelmose, Cosnefroy, Vauquelin, Lenny Martinez ha contribuito a consegnare a Seixas il gruppo compatto ai piedi di Huy. Che Frecce hanno corso in questi anni? Pochi punti raccolti valgono chilometri e chilometri ventre a terra? A nessuno dei tattici dei loro team è venuto il dubbio che fosse la Decathlon a dover inseguire Leknessund? Seixas isolato ben prima di Huy poteva forse essere messo in difficoltà. Nel ciclismo odierno la tattica sopraffina sembra essere diventata merce rara.

Ora sotto con la Liegi. Seixas troverà ben altri avversari

Il Salotto è già seduto comodo.

EVENEPOEL, L’AMSTEL E LA NUOVA SVOLTARemco Evenepoel si aggiudica l’edizione odierna dell’Amstel Gold Race, dominando la...
19/04/2026

EVENEPOEL, L’AMSTEL E LA NUOVA SVOLTA

Remco Evenepoel si aggiudica l’edizione odierna dell’Amstel Gold Race, dominando la corsa da cima a fondo.
Rispettato il pronostico della vigilia che lo vedeva favorito assoluto, direi unico.
Lo ha fatto controllando con i suoi uomini dall’inizio, dominando il finale, dopo aver disposto con estrema facilità dei rivali. Il fiammingo è emerso nettamente negli ultimi 40 chilometri, mettendo ordine in una competizione solitamente caotica, confusionaria e dall’esito incerto, spesso e volentieri fin sull’arrivo. Rotto gli indugi, insieme a Gregoire e Skjelmose, ha tarpato le ali all’ottimo Frigo, rimasto in avanscoperta in cerca di fortuna, poi si è liberato facilmente del francese Gregoire, infine ha battuto Skjelmose nell’infinito rettilineo d’arrivo in una volata priva di pathos. La serenità del danese , già vincitore della scorsa edizione, nell’accettare la sconfitta ci dice tanto sulla supremazia odierna del vincitore. I distacchi inflitti a tutti gli altri certificano un dominio netto.
La prestazione odierna ci invita ad una riflessione. L’ottima carriera di Evenepoel, ricordiamo ancora ventiseienne, aveva bisogno come l’aria di un successo di prestigio. Dopo un paio di affermazioni a Liegi e la maglia iridata , la strada, cercata con insistenza, della consacrazione nei Grandi Giri, salvo una Vuelta non ha dato i risultati da lui sperati, portando con se inevitabilmente un’aura un po’ triste . Del resto al Tour e non solo è stato sovrastato indiscutibilmente da Pogacar e Vingegard. Oggi che all’orizzonte nei GT si profila un altro crack di nome Seixas, forse è meglio cambiare aria e tornare a respirare a pieni polmoni quella delle grandi classiche . L’inizio della stagione, con l’ottimo Fiandre e il dominio odierno, sembra incoraggiante. Detto questo è indubbio che per sapere se si è tornati sulla buona strada tanto passa dalla Liegi. Domenica prox il livello dei rivali e della competitività salirà vertiginosamente.
Vedremo, ognuno degli uomini più attesi esibirà il proprio biglietto da vista. Pogacar quello dello strapotere indiscusso, Seixas quello del vento sempre intrigante della freschezza e forse della Freccia, Evenepoel si presenterà con l’ Amstel appena dominata.

Il Salotto aspetta con curiosità.
A domenica prossima.

VAN AERT, LA VOGLIA DI RIVALSAIl sogno di Pogacar, di centrare la Roubaix e continuare la rincorsa al grande slam delle ...
12/04/2026

VAN AERT, LA VOGLIA DI RIVALSA

Il sogno di Pogacar, di centrare la Roubaix e continuare la rincorsa al grande slam delle Monumento, si spegne a cento cinquanta metri dal traguardo. Lo scatto perentorio di Van Aert è di quelli senza appello, di quelli ai quali non è facile rispondere per chiunque. Men che meno per lui, che mostra in quel frangente, i segni della inevitabile fatica di una Roubaix corsa sempre in testa. Ora a cercare il rientro, ora a impedire agli altri di rientrare.
Il facile pronostico della vigilia prevedeva un braccio di ferro fra lo sloveno e Van Der Poel. In corsa a tutti è sembrato a lungo così . Protagonisti, telecronisti, tifosi, appassionati. E’ stato così prima di Arenberg, quando è toccato a Pogacar fare i conti con la sfortuna e mettere piede a terra , poi dopo Arenberg, quando un pasticcio poco chiaro in casa Alpecin ha condizionato decisamente la corsa di Van Der Poel. Per oltre centoventi chilometri tutti a guardare in alto a sinistra sullo schermo lo scandire del ritardo di chi insegue. Pochi a osservare la condotta tattica ineccepibile di Van Aert, protagonista fra l’altro di due allunghi che hanno indirizzato la corsa. Il primo appena entrati nell’insidia di Aremberg. Sull’accelerazione del belga Van Der Poel fora e a conti fatti perde la sua Roubaix. Il secondo ai meno 50, si stava per affrontare il tratto di Bersee, e Van Aert da il via all’azione decisiva in coppia con Pogacar. Se vogliamo da qui in poi Van Aert affina ancor di più la sua tattica. Collabora il giusto con il più forte compagno di ventura per impedire scomodi rientri. Risponde senza replicare ad un paio di allunghi di Pogacar. Entra nel velodromo a ruota dello sloveno e partendo da dietro lo batte nettamente in una volata senza storia.
La voglia di rivalsa di un corridore, a cui si ha la sensazione non venga mai riconosciuta l’esatta levatura tecnica, ha avuto la meglio su tutti. Un corridore che in questi anni ci ha deliziato con tante azioni di spessore, sia nelle corse in linea che nelle corse a tappe, e che aveva bisogno di un successo di prestigio per ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, che abbiamo a che fare con un campione con la C maiuscola.
Pogacar ha corso come al solito suo. E’ il più forte del lotto, ne è ben cosciente, non ne fa mistero. Non si sogna nemmeno che a volte per vincere si puo’ rischiare anche di perdere. Tira avanti per la sua strada, incurante di chi si porta a ruota. Se la tua ombra si chiama Van Aert, però, rischi. Eccome se rischi.
Van der Poel e i suoi compari l’hanno combinata grossa ad Arenberg. Bravo chi ci ha capito cosa. Sta di fatto che se esci con due minuti sul groppone da Arenberg e davanti a te hai Pogacar e Van Aert, anche la Roubaix diventa una corsa in salita. Dagli altri, da Stuyven a Pedersen, pochi spunti degni di segnalazione. Fra questi anche Ganna sul quale mi ero speso. Il piemontese è incappato in due-tre incidenti che hanno condizionato la sua corsa, onestamente, però, non l’ho mai visto veramente nel vivo della competizione.
Il Salotto non è sfuggito alla logica a senso unico del duello fra Pogacar e Van Der Poel, ipnotizzato dall’oscillare del distacco fra i due. Lo scatto bruciante di Van Aert ai meno centocinquanta lo ha riportato alla splendida realtà di questo sport, dove la logica e la forza possono essere ribaltate da una condotta di gara perfetta.

A buon intenditor poche parole.

Alla prossima

SENZA AVVERSARILa Ronde annoverava ai nastri di partenza il meglio che il ciclismo attuale possa offrire sulle pietre, e...
05/04/2026

SENZA AVVERSARI

La Ronde annoverava ai nastri di partenza il meglio che il ciclismo attuale possa offrire sulle pietre, eppure Pogacar ha disposto dei suoi avversari senza alcun patema d’animo.
Alzi la mano chi durante tutta la corsa ha pensato per un solo momento ad un epilogo diverso. La mattanza nel finale della corsa lungo le cote’ maligne che si susseguono senza soluzione di continuità con la quale il campione del mondo si è liberato via via dei presunti rivali, ha avuto un sapore conosciuto, scontato.

Del resto la corsa si è svolta secondo lo spartito preferito dallo sloveno. Un gruppetto in fuga sin dall’inizio che non preoccupa. Una sgasata di Florian Vermeersch, ad un centinaio di chilometri dall’arrivo, che seleziona i migliori e Pogacar ha cominciato ad assaporare il suo terzo Fiandre. Se vogliamo, da qui in poi, la disputa ha perso definitamente interesse. Tutti aspettavano lo show del campione del mondo che puntualmente è arrivato. Un paio di accelerazioni servono per eliminare prima Van Aert e Pedersen, poi Evenapoel e infine, nei primissimi metri dell’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont, l’ esausto Van Der Poel. A quel punto i chilometri che lo separano da Oudenarde sono solo passerella. Cosa dire? Una superiorità indiscussa, forse vista solo in Toto’ al Giro.
Gli avversari, schiacciati da una frustrazione preoccupante, cedono su tutti i fronti. Se dal punto di vista atletico è evidente che riescano a opporre solo una effimera resistenza, anche dal punto di vista tattico vi è sottomissione. Assenti gli attacchi da lontano di luogotenenti coraggiosi che Van Aert e Evenepoel preferiscono tenersi accanto a fare non so che, Van Der Poel addirittura ha dato un contributo non indifferente per una trentina e più chilometri per impedire il rientro di un coriaceo Evenepoel. Siamo certamente nel campo della fantascienza, ma il belga poteva costituire la variabile che uno spettacolo un po’ meno a senso unico in tanti si auguravano. Invece l’olandese spreca energie preziosissime prima di cedere appena imboccato per l’ultima volta l’Oude Kwaremont. Errore tattico dell’olandese che forse ha scelto di mantenere un minimo di dignità e cogliere una piazza d’onore a fronte delle eventuali piccole chanches di vittoria che la corsa poteva riservargli con il rientro di Evenepoel

Domenica la Roubaix, la rincorsa di Pogacar all'inedito grande slam delle cinque monumento continua. Gli avversari, ad eccezione forse di Evenepoel, saranno quelli di oggi con l’aggiunta di Ganna che puo’ regalare a se stesso e a noi qualcosa di sorprendente.

Ganna, rispetto agli altri, ha forse il vantaggio di non averci ancora fatto il callo.

Sperare non costa nulla.
Au revoir!

IL TASSELLO PIU’ COMPLICATOPogacar mette oggi nel suo palmares il pezzo per lui più difficile : la Milano- Sanremo. Lo s...
21/03/2026

IL TASSELLO PIU’ COMPLICATO

Pogacar mette oggi nel suo palmares il pezzo per lui più difficile : la Milano- Sanremo. Lo sloveno sbanca la corsa al culmine di trenta chilometri finali surreali. Una perfomance che solo lui nel ciclismo attuale fa sembrare scontata. Semplicemente fantastico.

Chissà cosa avrà pensato quando ad un tiro di schioppo della Cipressa ha dato il via ad un pericolosissimo strike, coinvolgendo buona parte della crema della corsa. In un gruppo tiratissimo che immediatamente esplode in mille pezzi, assieme a lui , fra gli altri, finiscono a terra Van Der Poel e Van Aert. L’iridato si rialza, non so quanto convinto di riuscire a metterci una pezza. I programmi della vigilia si sono resettati all’istante e, a differenza di come è solito fare, da qui in poi i problemi andranno affrontati uno alla volta. Risolto il primo, rientrando sulla testa con poche pedalate, a metà Cipressa comincia il compito piu’ complesso, domare il gruppo. Dopo l’affondo, anticipato dalla breve fiammata di Del Toro, resta con Van Der Poel e Pidcock, gli altri sono staccati ma non ancora battuti. Le prime rampe del Poggio smascherano la tenuta di Van Der Poel. Un altro problema in meno. Resta l’ultimo. Pidcock. L’inglese stringe i denti in salita, ma qua e la dà all’azione il suo piccolo determinante contributo. Gli altri, una muta abbastanza numerosa, inseguono e non mollano. Sanno bene che sulla Riviera venti secondi si bevono in un amen.

All’ultimo chilometro Pogacar sa che serve una volata speciale. Pidcock non gli darà più un cambio, sarà volata di testa. Ai meno duecento lancia lo sprint . L’inglese riesce quasi a rimontare e a portarsi a mezza ruota. Non basta per togliere la vittoria al marziano con la maglia arcobaleno.
Terzo Van Aert che anticipa Pedersen e gli altri fra i quali lo sconfitto di giornata Van der Poel.

Il commento ci dice una volta in più che Pogacar, con il suo personale inseguimento alla Sanremo, da qualche anno ha reso il finale di questa corsa fantastico. Il mattatore del ciclismo mondiale ha effettivamente spostato il punto nevralgico dal Poggio alla Cipressa. Nelle ultime edizioni, per dettagli tattici o per avversari superlativi, i suoi piani non si erano mai concretizzati. E’ successo oggi quando le condizioni di corsa facevano pensare che ancora una volta per lui sarebbe stato impossibile coronare il sogno più difficile. Evidentemente la forma e' più che ottimale e quindi sotto con il tassello mancante.

Quanto visto sul podio, lascia poco all’immaginazione. Pidcock e Van Aert erano il volto della rassegnazione. Le loro corse diverse sono sostanzialmente prive di appunti. Pidcock, ha corso da protagonista, speculando il giusto, insomma non facendo storcere il naso. Van Aert, anche lui finito nella carambola di Imperia, ha inseguito ventre a terra dai meno trenta fino alla fettuccia di via Roma. Entrambi si sono dovuti accontentare del podio. Per un professionista ai massimi livelli sta diventando un mantra probabilmente inaccettabile.

Van Der Poel, battuto nettamente. Unica scusante (forse) la caduta di Imperia che l’ha visto coinvolto.
La Sanremo e “questo” Pogacar hanno fatto riaprire il Salotto.

SIMON YATES E IL COLLE DELLE FINESTRESimon Yates aveva un conto aperto con questa magnifica salita piemontese. Era la 18...
31/05/2025

SIMON YATES E IL COLLE DELLE FINESTRE

Simon Yates aveva un conto aperto con questa magnifica salita piemontese. Era la 18^ tappa del Giro del 2018, che a lunghi tratti aveva dominato, e l’ inglese prese una legnata di quelle che non si dimenticano. Era il Giro del ribaltone di Froome, ribaltone maturato con coraggio proprio sulle terribili rampe di questa montagna. In verità in quella occasione si era trattato di una abdicazione preannunciata da uno evidente scricchiolio negli ultimi metri del giorno prima verso Prato Nevoso, ma il colpo di grazia era arrivato sullo sterrato del Colle delle Finestre. Oggi a Simon, mettendo in atto un altro ribaltone, si presentava l’occasione per cancellare definitivamente quella br**ta pagina della sua carriera. Nell’immaginario più ardito, bastava solo pensare di tenere a bada quel diavolo di Carapaz e mettere il sale sulla coda di Del Toro. Per essere più sicuri bastava chiedere a Van Aert di farsi trovare davanti dopo il Finestre e i giochi sarebbero stati fatti. Scacco matto alla maglia in due-tre mosse. Facile a pensarsi un po’ meno a farsi, anche perché Simon ha giocato un intero Giro a nascondino, non dando mai veramente l’impressione di poter sbaragliare il campo. Ieri, poi, inspiegabilmente a fine tappa aveva un diavolo per capello, pare non fosse per nulla soddisfatto della tattica che i suoi della Visma avevano tenuto in corsa. Forse pensava che tre- quattro uomini si erano consumati inutilmente aggredendo salite che non erano propriamente tali. O almeno mi piace pensare così, neanche a me la tattica dei Visma era piaciuta. Probabilmente lui aveva in mente una vendetta da consumare sul Finestre. In ogni caso, fosse vera questa ipotesi, a crederci era solo lui.
Tornando ai fatti in corsa, la EF ha aggredito il Finestre come se non ci fosse un domani e Carapaz ha immediatamente rotto gli indugi stanando Del Toro sin dalle prime rampe . Simon non ha risposto tempestivamente, procedendo un po’ come durante tutto il Giro. Rientrato poco più avanti sui due, si accorge che oggi Del Toro, a differenza del San Valentino, preferisca alla sua ruota quella di Carapaz. Qui si decide il Giro, al terzo allungo di Yates non lo vedono piu’. C’e’ ancora un sacco di strada da fare, ma lo “scienziato” va e poi si profila un altro problema. Lo “scienziato” ha chiesto a Van Aert di farsi trovare oltre il Colle e quello lo aveva preso in parola. Così gli ultimi trenta chilometri sono diventati una passerella trionfale. Rosa arraffata e un brutto ricordo definitivamente cancellato. Il Giro di Simon Yates in fondo è tutto qui.
I corsi e ricorsi storici non valgono solo per Yates, anche Carapaz oggi ci avrà fatto caso. Qualche anno fa, era il 2019, Roglic aveva scelto per buona parte del Giro la ruota di Nibali e Carapaz, verso Ceresole Reale e Courmayeur, ne aveva approfittato. Quel Giro, grazie anche a quella scelta di Roglic, era stato suo. Oggi la ruota eletta da Del Toro era la sua e lui ha perso. In entrambi i casi , è evidente che né Roglic allora, né Del Toro oggi fossero i nettamente i migliori. I migliori nei grandi Giri non scelgono le ruote, vincono!
Del Toro non ha nulla da recriminare, nessuno lo dava per favorito, neanche quando ha indossato la rosa. Anche a casa sua, a lungo, ha dovuto subire un dualismo ingiusto con Ayuso. Il suo è stato un ottimo Giro, anche se nelle due tappe snodo, San Valentino e Sestriere, ha sofferto e non poco.
Ancora una volta Caruso magnifico. La sua regolarità gli porta in dote un bel 5^ posto, primo dei nostri. Alzi il braccio chi lo aveva pronosticato prima del Giro. L’anagrafe non è dalla sua parte; qualche anno fa, nel giro di Bernal, Yates era stato messo alle spalle segno che negli anni migliori della sua carriera l’inglese è stato alla sua portata, ma oggi va più che bene così.
Un ultima cosa, Yates con il suo giocare a nascondino, ha imbrogliato anche il Salotto facendogli credere di aver ormai poco o nulla da spendere. Devo ammettere che, malgrado la simpatia sbocciata per l’inglese sin dall’arrivo sull’Etna nel Giro 2018, questa cosa un po’ gli rode.
A presto

IL GIRO DAVANTI AL GIUDICE Il Giro archivia la 19^ frazione con la  vittoria del francese Prodhomme , ultimo superstite ...
30/05/2025

IL GIRO DAVANTI AL GIUDICE

Il Giro archivia la 19^ frazione con la vittoria del francese Prodhomme , ultimo superstite della fuga del primo mattino che resiste bene al ritorno di Del Toro e Carapaz e vince con pieno merito. Prodhomme si aggiudica la Biella- Champoluc di 166 km, frazione piena di salite, stracolma di dislivello complessivo da superare, ma totalmente priva di snodi cruciali dove cercare concretamente lo spunto vincente per ribaltare l’ordine delle cose. Classica frazione da Giro disegnata male e inutilmente faticosa, che costringe i cronisti di tutto il mondo a cercare un sussulto che non arriverà mai, semplicemente perché non puo’ arrivare.
Tzecore, Saint Pantaleon, Col de Juox, i colli affrontati oggi, sono salite dolci, regolari, dove a ruota si sale bene con poca fatica e molto risparmio. Salite dove si puo’ trovare una cotta ma è molto, molto difficile, trovare l’impresa. Con questa realtà facilmente leggibile , ha avuto gioco facile la UAE nel difendersi , mentre è risultato difficile per Visma, EF e IPT offendere in modo efficace . Il risultato inevitabile è stato che Carapaz, Simon Yates e Gee hanno azzerato invano le forze dei propri coequipier, senza minimamente scalfire la corazzata della maglia Rosa. In questo scenario Del Toro l’ha fatta da padrone dovendo chiudere solo un paio di volte agli attacchi che Carapaz gli ha portato sul finire del Col De Joux e poi sulle morbide rampe verso Antognud. Azioni apparse più figlie della disperazione che del raziocinio. Per il resto la tappa ha detto che Simon Yates sembra ormai con le tasche vuote, che Gee appare volitivo ma pur sempre un gradino sotto i primi della classe, che un solidissimo Damiano Caruso ha piazzato facilmente un altro tassello per spuntare un ottimo piazzamento, che Bernal continua la sua difesa ad oltranza, che Pellizzari appare quasi appagato . Domani ultimo atto di questo Giro bello perché incerto. Il Colle delle Finestre si erge a giudice inappellabile. Sulle sue rampe non ci saranno vantaggi per chi a corre a ruota, sulle sue rampe si puo’ trovare l’impresa, a patto che ci sia chi ha voglia di cercarla. Una salita maiuscola piazzata al punto giusto, saranno state tre in tutto il Giro.
Per cio’ che si è visto tutto sembra apparecchiato per il duello Del Toro-Carapaz, in fondo è giusto così, sono stati sin qui i due uomini migliori. Sulle imprese degli altri invece si puo’ solo fantasticare e poco altro. Alla fine, come al solito, prevarrà la difesa del piazzamento.

Io ho già cominciato a fantasticare, il podio è distante poco più di due minuti.

A domani

LA SALITA, LA VERA ESSENZA DEL GIROCi voleva la prima vera tappa di montagna per far esplodere all’impazzata tutte le in...
27/05/2025

LA SALITA, LA VERA ESSENZA DEL GIRO

Ci voleva la prima vera tappa di montagna per far esplodere all’impazzata tutte le innumerevoli storie che la carovana del giro tiene nascoste fra i suoi ranghi. Storie tristi, commoventi, di speranze future e di certezze, di difese strenue, di assalti decisi.
Nell’esplosione fra le montagne trentine tante tinte azzurre, la parata Astana che si presenta sul traguardo di San Valentino di Brentonico premia Scaroni su Fortunato, poi poco staccato, Pellizzari. Un tris azzurro che neanche la storia più fantasiosa avrebbe azzardato. Scaroni cancella un fastidioso zero diventato parecchio ingombrante che sapeva di rassegnazione. Di suo già questa sarebbe una bellissima storia, senonché ci pensa Fortunato a condirla. Sull'ultima salita il titolare della maglia azzurra, simbolo dei Grimpeur, è evidente che ne abbia di più del compagno di casacca, ma logiche di corsa suggerivano che lasciasse il successo a Scaroni e così è stato. Non era scontato, ma Fortunato è un uomo generoso e di parola. Bravissimi entrambi.
Per strada si perde Roglic, l’ennesima caduta di questo Giro, o forse no, gli consigliano la via di casa. Su per le rampe dello splendido Santa Barbara, si perde Ayuso, anche qui si tirano dentro le cadute di inizio giro. Questa è una storia vecchia come il cucco e non si sa mai quanto corrisponda a verità. Fatto sta che i due maggiori favoriti della vigilia sono fuori dai giochi veri.
Isaac Del Toro risolve a suo favore il dualismo di casa UAE con Ayso, ma di certo non potrà raccontare la storia di questa tappa ai suoi nipoti. La sua è stata una onesta difesa di uno che è stato li li per capitolare. Il piglio spavaldo di un paio di giorni fa oggi non si è visto. I suoi avversari sono ora a un tiro di schioppo e sia Carapaz che Simon Yates oggi sono stati più convincenti del messicano. Del Toro nelle rampe finali ha fatto la sua scelta, è di Simon Yates la ruota che non deve mollare. L’equadoregno lo capisce bene. Il tempismo è la sua arma migliore e non impiega tanto a piazzare la sua rasoiata. Simon Yates impiega un pò a liberarsi della fastidiosa marcatura della maglia rosa e quando vi riesce, Carapaz è diventato irraggiungibile. Poco male ci sarà tempo per rimediare. Pellizzari lancia segnali molto positivi. Libero dalla zavorra Roglic, attaccato al suo sellino sin dall’inizio in terra di Albania, coglie di rimessa la terza moneta di giornata e risale nella top ten. Probabilmente ha goduto di una certa libertà visto il suo ritardo in classifica, tuttavia i segnali sono arrivati forti e decisi. Potrebbe essere lui l’uomo che aspettiamo da un po’. La certezza si chiama Damiano Caruso, buona prestazione e ottimo quinto posto in classifica. Il ragusano sceglie la via della regolarità e non risponde agli affondi di Carapaz e Simon Yates, raccoglie per strada quelli che la montagna respinge e chiude davanti alla maglia rosa. Caruso, partito per fare la chioccia di Tiberi, farà la sua corsa. Si era capito ed anche questa è una storia già vista . Quel che non capisco è perché l’acerbo Tiberi non possa correre per Damiano e perché non venga obbligato a farlo. Anche oggi, non appena si è accesa la miccia sul Monte Baldo, è rimasto a bagnomaria a sprecare inutili energie fra i migliori della classe e il gruppetto di Damiano. Caruso per Tiberi va bene, non va bene il contrario anche se l’evidenza dice così. Storia misteriosa e malcelata. Dei primi resta solo Gee, il canadese, autore di una bella prestazione, prova a scrivere una sua bella storia. Le premesse ci sono tutte.

Domani il Mortirolo difficilmente ci racconterà granchè. Il Mortirolo di mezza tappa e scalato al contrario è una storia che non riesco proprio a mandar giù.

Sono belle le volate, sono belle le strade con il profilo un po’ all’insu’, ma le salite, quelle vere, sono belle ancor di più ….

La storia secolare del Giro d’Italia racconta così!

PS.: io tengo d’occhio Damiano Caruso e da oggi anche Pellizzari.

RIFLESSIONI SUL GIRO Detto di Carlos Verona, vincitore della 14^ tappa del giro che chiude le prime due settimane della ...
25/05/2025

RIFLESSIONI SUL GIRO
Detto di Carlos Verona, vincitore della 14^ tappa del giro che chiude le prime due settimane della corsa rosa, butto giù un po’ di riflessioni su quello che sin qui è stato il Giro d’Italia. Un giro che in tanti frangenti ha mostrato stranezze e atteggiamenti tattici opinabili, mantenendo in ogni caso una intrigante incertezza di fondo.
Fatto un doveroso un cenno allo splendido scorcio di giro della Lidl-Trek che ha sin qui centrato cinque vittorie parziali, pur con qualche critica per qualche abbaglio verso Siena che avrebbe voluto Vacek al fianco di Ciccone sin sul traguardo, la stranezza, quella più eclatante, è che , malgrado diverse tappe movimentate e due cronometro, la generale è disegnata da due cadute, che hanno sconquassato il gruppo privandolo anche di protagonisti attesi.
Poi mi appare strano che Isaac Del Toro, sin qui con merito autorevole maglia rosa e nettamente il migliore del mazzo, non ha ancora del tutto convinto i pupari della UAE. Oggi i suoi compagni lo hanno di fatto rincorso quando il messicano ha seguito il tentativo di Bernal e Carapaz iniziato sulle ultime rampe del Grappa. Poi, gli stessi uomini, non hanno collaborato nel finale con Visma, Israel, e Barhain, per eliminare definitivamente dai giochi un Roglic staccato e in chiara difficoltà.
Non è meno strano che l’unico al momento che lancia segnali di sfida alla corazzata Emiratina risulti Bernal. La stranezza sta nel fatto che non toccherebbe di certo a lui muovere le acque, eppure lo ha fatto verso Siena e lo ha fatto nelle salite di oggi. In entrambi i casi ha mosso bene la squadra e in entrambi i casi nel finale è rimasto con un po’ di fiato corto. Sarebbe stato più facile seguire a ruota e cercare un buon piazzamento finale per puntellare una difficile risalita della china. Bernal non pare d’accordo e meno male.
Infine è ancor più strano che la UAE non sembra considerare Roglic un avversario per il successo finale. Eppure lo sloveno era alla partenza il protagonista più atteso. Intanto lo hanno ignorato verso Siena, quando per distanziare lo sloveno in modo più deciso non hanno fermato Del Toro per dar manforte ad Ayuso, non lo ha fatto oggi quando facilmente avrebbero potuto eliminarlo.
In quanto all’incertezza, lo è più di quanto appaia . Con distacchi attuali e le poche salite importanti vicine al traguardo, basta una stoccata ben assestata per fare jackpot.
In mezzo a stranezze tattiche e incertezze di classifica, una certezza si fa strada tappa dopo tappa, Damiano Caruso. Il ragusano si affaccia in condizioni ideali alla terza settimana, quella che lui preferisce nei grandi tours. Il fondo è il marchio di fabbrica, l’esperienza abbonda, la gamba è magnifica, la classifica pure.
L’augurio è che nella cabina di regia della Barhain, quando arriverà il momento , non si facciano travolgere dalle stranezze tattiche viste in corsa e liberino senza indugi Caruso da compiti di subalternità.
Sino ad oggi, come tante altre volte, è lui la nostra carta migliore.
Forza Damiano.

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