06/09/2026
06 SETTEMBRE 2026
CICIRI!
Siamo nel 1265 ed a governare la Sicilia, c’erano gli Svevi, quelli del grande e amato imperatore Federico II, lo Stupor Mundi, la Meraviglia del mondo colui che tempestò la Sicilia di bellissimi castelli (Ursino, Ortigia, Milazzo…) ed alla cui corte ebbe la nascita la lingua italiana!
Mamma mia che uomo!
Un anno dopo, nel 1266 agli Svevi succedettero gli Angioini, settima dominazione straniera in ordine di tempo, ancora sangue siciliano che continuava a mischiarsi di DNA di altri popoli.
Siciliani biondi ed alti come Normanni, scuri e tozzi come Arabi, ostinati come Greci, strateghi come consoli Romani! (che poi, detto tra noi, furono le uniche quattro dominazioni degne di note e lustro per il nostro popolo).
Caro lettore della mia modesta rubrica settimanale, starai pensando: "Ma Mario si è ammattito? Che c’entra tutto questo con il nostro amato paesello?".
Ebbene, gente di poca fede, abbiate pazienza: tra poco vi svelerò l’arcano.
Questi Angioini, francesi di stirpe, erano proprio malvisti, non solo dalla popolazione ma anche dai ricchi proprietari terrieri e pensarono bene di tartassare la popolazione siciliana di tasse e soprusi di ogni genere.
Ovviamente prelevavano i soldi là dove c’erano, e cioè soprattutto dai ricchi proprietari terrieri, i famigerati “Baroni”, possessori dei feudi, che a loro volta si rifacevano sui poveri.
Ora dovete sapere che mi diletto con la storia e una cosa l’ho capita senza ombra di dubbio: storicamente un ladro può rubare ai poveri, ma guai a rubare ai ricchi.
E arriviamo al 30 marzo 1282, a Palermo per la precisione.
All’uscita dalla Chiesa del Santo Spirito, oggi nota come Chiesa dei Vespri – il termine Vespri indica la preghiera serale – un soldato angioino, con la scusa di controllare se c’era gente armata, mise le mani addosso a una bella ragazza, seno o sedere non si è potuto mai sapere, ma qualcosa di queste, se non addirittura entrambe, la toccò!
“Minchia!”, dovette gridare il fidanzato della bella Rosalia (le daremo questo nome) e da buon siciliano vendicò l’onta, uccise il soldato dalla mano morta, gli altri siciliani uccisero altri soldati accorsi in aiuto e… scoppiò la rivolta.
In breve: in tutta la Sicilia si sparse la voce del sopruso ed, al grido di Mora Mora, fu ufficialmente aperta la caccia al francese che, per essere sicuri che fosse francese, gli si faceva dire Ciciri.
E siccome i francesi non sapevano dirlo ma pronunciavano Scisciri, zac! testa mozzata e palla al centro.
I Siciliani, in questa loro storica ed epica rivolta, furono aiutati dagli Aragonesi che fiutavano la conquista dell’isola.
E qua, tra mito e leggenda, entra in gioco Aci Bonaccorsi!
Scrive lo storico del paese Nuccio di Stefano “ [...]E’ fuori di dubbio che in quelle passate vicende riguardanti la Rocca di Jaci, in quelle battaglie, in quelle imboscate, tra quei balestrieri che colpivano alle terga i soldati Angioini, tra quei vigneri che correvano per il bosco inseguiti dai bacinetti catalani (1), tra quegli appestati in cerca di scampo, tra quei boscaioli che cercavano di non pagare la tassa al collettore pontificio (2), ci fosse qualcuno dei nostri progenitori.”
Quindi, cari lettori, lo storico pur non avendo notizie certe di battaglie combattute vicino ai confini di quelle terre che sarebbero diventate Aci Bonaccorsi qualche centinaio di anni dopo, non può escludere che scaramucce e anche di una certa entità non siano state combattute.
Anche i Bonaccorsesi dovettero gridare Mora Mora e fecero dire Ciciri a chiunque di sospetto incontrassero.
E siccome noi vogliamo che quello che scriviamo non sia per voi fonte di dubbio, perchè qua si dice e sempre si dirà il Vero, abbiamo intervistato l’amico transalpino Matias, compagno di Maria Elena Massimino, figlia del famoso bocciofilo Bonaccorsese, Turi.
E vediamo come ci ha detto Ciciri!
Vediamo se lo dobbiamo accoppare! (video in allegato).
Quindi cari amici lettori che avete avuto l’ardire e la pazienza di essere arrivati a leggere queste righe, sappiate che se per caso, un giorno, lavorando nel giardino di casa vostra, la zappa, appena conficcata nel terreno, dovesse emettere un rumore metallico, potreste essere stati fortunati e trovare sotto i vostri piedi un elmo ammaccato, una spada arrugginita, una moneta o una balestra e forse anche un’armatura.
Ed in questo caso, non sto scherzando piu di tanto!
Mario Indelicato (Collaborazione di Giovanni Vallone)
I “bacinetti catalani” erano mercenari, soldati professionisti provenienti dalla Catalogna chiamati così per il tipico elmo a calotta in acciaio, appunto il “bacinetto”.
Praticamente l’esattore delle tasse per il Papa.
BIBLIOGRAFIA
Aci Bonaccorsi - Breve Guida Storica edito dal Comune di Aci Bonaccorsi.
Giovanni Vallone, I Castelli di Sicilia, 2005.
Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, 1868.
Stefano Di Stefano, Bonaccursi. Un antico quartiere di Jaci nella storia, 2005.
Immagini:
1 - Il Sacco di Ognina. Importante battaglia navale proprio nel nostro mare
2 - Logo
3 - I Vespri siciliani di Francesco_Hayez.
4 - Imboscata
5 - Intervista di Giovanni Vallone ad un nostro amico francese che non riesce a pronunciare la parola "Ciciri". Ai tempi dei Vespri siciliani gli sarebbe costata la testa.