01/08/2026
Penso alla mia passione di allenare, come all’arte di progettare ambienti in cui possano emergere comportamenti funzionali, non come all’arte di prescrivere soluzioni.
Ogni attività è un contesto temporaneo: un insieme di vincoli, informazioni e possibilità. Ma il suo valore non dipende dalla perfezione con cui viene eseguita, ma dalla capacità dei giocatori di destabilizzarla.
Quando un giocatore trova una soluzione inattesa, rompe un equilibrio, modifica le relazioni tra compagni, avversari e spazio, sta facendo esattamente ciò che il gioco richiede.
Per questo credo che il compito dell’allenatore sia progettare contesti sufficientemente ricchi da permettere ai giocatori di creare continuamente nuovi problemi… e nuove soluzioni.
In fondo, il miglior allenamento è quello in cui il giocatore costringe l’allenatore a ripensare il contesto che aveva immaginato.
È un processo che si fonde con lo stesso ciclo percezione-azione: l’allenatore disegna il contesto; il giocatore lo trasforma; l’allenatore lo ridisegna. È un fluire continuo di co-adattamento.