25/06/2024
LA 🇮🇹
Il maggior numero delle Nazionali di calcio indossa una divisa che richiama espressamente i colori della propria bandiera. Tra le più, ne sono un esempio lampante l’Inghilterra (bianco-rossa), la Francia (maglia blu, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi), la Spagna (in tinta rossa con finiture dorate) o il Brasile (in classico “verdeoro”).
La , invece, esibisce una divisa che, fin dagli albori, non richiama il tricolore che ha reso la nostra bandiera un’icona sportiva a livello mondiale.
Il 6 gennaio 1911, all’allora Arena di Milano, contro l’Ungheria, la Nazionale di calcio dell’Italia scese in campo con una maglia completamente azzurra, accantonando la maglia bianca utilizzata fino ad allora (il bianco, secondo le voci dell’epoca, venne scelto in attesa di decidere il colore ufficiale ed è rimasto, tutt’oggi, come colore della seconda maglia).
L’ – che ancora oggi veste la nostra Nazionale – trova le proprie radici nello stemma di casa , dinastia regnante all’epoca in Italia e che fece di un azzurro molto intenso (derivante, a sua volta, dalla devozione che la casata aveva nei confronti della Madonna Maria Vergine) il proprio colore.
A riprova di tale connubio politico-sportivo, sul cuore dei calciatori era cucita la croce sabauda, evidente richiamo alla monarchia allora incarnata da Vittorio Emanuele III.
Tale stemma venne presto, nel 1927, affiancato dal fascio littorio, simbolo del regime totalitario fascista che nel 1922, con la marcia su Roma, portò Mussolini a formare il primo governo italiano di matrice fascista. Si dovette attendere la fine della seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica per vedere campeggiare al posto della croce sabauda, dal 1947, lo scudetto tricolore. Tuttavia, nonostante la rottura definitiva con la tradizione monarchica, venne mantenuto il colore azzurro sulle divise nazionali che, nel frattempo, dal calcio aveva “contagiato” anche le altre discipline.
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