09/01/2026
Nell'antica Grecia si praticava il pankràtion, una forma di lotta molto brutale a mani n**e, dove erano ammesse:
- prese di lotta (sia in piedi che a terra)
- pugni
- calci
- strangolamenti
- leve articolari
Le uniche tecniche non ammesse erano:
- morsi
- dita negli occhi (gouging)
- fish hooking (inserire ed usare le dita per ti**re la pelle della bocca, del naso o delle orecchie dell'avversario).
Gli atleti si allenavano nelle gymnasia/palaestras pubbliche o private. In allenamento, la vittoria era raggiunta atterrando (spesso per 3 volte) l'avversario, mentre nelle gare ufficiali combattute all'aperto, la vittoria era decretata per svenimento o per resa, e raramente anche per la morte dell'avversario.
Il pankràtion fu inserito nei Giochi Olimpici antichi dal 648 a.C al 393 d.C, e venne praticato anche nel periodo imperiale romano. I campioni erano visti come dei veri e propri eroi, tra cui:
- Il pluricampione Milo di Crotone
- Teogene di Taso
- Polidamante di Scotoussa
- Agasia d'Arcadia
- Platone, che prima di diventare filosofo, era un giovane praticante della disciplina
Probabilmente la storia più strana è quella del il 3 volte campione (572 a.C, 568 a.C, e in 564 a.C) Arrichione di Figaleia che è noto per la sua vittoria postuma, quando nel suo ultimo incontro fu intrappolato in una mortale presa al collo dal suo avversario. Incapace di respirare, Arrichione usò le sue ultime forze per storcere la caviglia dell'avversario, causandogli un dolore intenso e costringendolo alla resa. Nello stesso momento in cui Arrichione morì soffocato per la presa alla gola, il suo avversario si arrese, rendendo Arrichione il vincitore anche se era morto.