09/06/2023
The "Carlo non farlo" project - Day 7+8
Bon, mettervi comodi che g'aven en par de robe da contarve.
Nelle puntate precedenti abbiamo attraversato mezza Europa fino a girare come criceti dentro a un velodromo.
Nuova levataccia in quel di Roubaix per solcare le rimanenti lingue asfaltate continentali, rigorosamente targate Fiandre Occidentali, accompagnate quindi dal consueto corollario di campi coltivati, pascoli, apatici bovini e spuza de grassa. L'ascesa verso il mitico Kemmelberg, asperità simbolo della prima guerra mondiale e Gand-Wevelgem in tempi di pace, costituisce l'ultima difficoltà altimetrica prima di attraversare la pianura verso Dunkerque. Giunti nella località costiera nell'estremo nord della Francia, realizziamo che il terminal dei traghetti verso l'Inghilterra è situato 18 km più a ovest e, orologio alla mano, improvvisiamo una cronosquadre per giungere all'imbarco in tempo per mo***re sul traghetto delle 14:00. Con 15 grassissimi minuti di anticipo riusciamo nell'impresa e una volta ottenuta la luce verde dei doganieri siamo ufficialmente passeggeri del battello Loon Plage - Dover della linea DFDS.
Dopo due ore di sonnellini, rischio di ibernazione per fumare sul ponte e cibo spazzatura alle 16:00 ora locale mettiamo piede in Inghilterra, con lo spettacolo delle bianche scogliere davanti agli occhi. La meraviglia lascia presto spazio al terrore, in quanto la guida a sinistra ci lascia impietriti a ogni incrocio, e nei primi chilometri inglesi rischiamo il frontale in un paio di circostanze.
Scongiurati i sinistri iniziali ci addentriamo del countryside del Kent, caratterizzato dagli immancabili saliscendi che non ci hanno mai abbandonato durante l'intero viaggio. Bastano una trentina di chilometri per vedere stagliarsi all'orizzonte il profilo della cattedrale di Canterbury, traguardo della penultima tappa del nostro progetto. La sera trascorre assai piacevolmente tra i pub del centro e tra una pinta e una chiacchera con i locali assistiamo alla storica affermazione del West Ham nella Conferenze League a scapito di una Fiorentina bella a vedersi ma poco concreta nei momenti salienti. Complici l'entusiasmo dei sostenitori degli Hammers, l'ebbrezza e una certa stanchezza, il resoconto giornaliero finisce "su per il camino" e la sua pubblicazione viene rinviata al giorno conclusivo, giovedì 8, data in cui lasciamo la città agostiniana per completare l'ultima frazione della nostra avventura.
Stavolta dobbiamo destreggiarci tra l'intenso traffico che interessa la periferia e fatichiamo a individuare l'angusta pista ciclabile che affianca l'autostrada verso Londra, tuttavia dopo una ventina di chilometri individuiamo il percorso per procedere spediti verso la nostra meta e sostiamo a Rochester per il rifornimento. Qui assistiamo al secondo incidente del viaggio che vede coinvolto lo scrivente, il quale nell'affrontare in maniera fin troppo disinvolta le scale del panificio Bruegger's Bagels si cappotta complici una superficie sdrucciolevole e lo scarso grip delle scarpe tacchettate. Risultato: sei gradini percorsi col c**o e diverse ammaccature agli arti, ma lo spirito è inscalfibile e riprendiamo (inde)fessi verso il nostro obiettivo. Superiamo anche Shooter's Hill, l'ultima asperità della nostra gita a pedali e dalla sommità scorgiamo finalmente lo skyline londinese, quindi ci tuffiamo giustamente emozionati in discesa verso Greenwich, il balcone della capitale. Il tempo di un paio di foto e ci addentriamo nella city, dove si susseguono i selfie tra Tower Bridge, Trafalgar Square, Westminster Abbey e Big Ben, fino a Buckingham Palace, che segna la fine di questa nuova e indimenticabile vacanza.
Anche stavolta nel giro di otto giorni abbiamo potuto scoprire numerose sfaccettature della gentilezza umana, tra i sorrisi di chi ci ha messo a disposizione un giaciglio e di chi ha chiaccherato con noi. C'è poi una considerazione da fare: per il 90% del percorso abbiamo potuto pedalare su piste ciclabili ben segnalate, mentre nel nostro Paese i governanti propongono frecce e targhe obbligatorie per le biciclette. Abbiamo dovuto constatare una differenza abissale tra la nostra scarsa considerazione dei ciclisti e della bicicletta come mezzo di trasporto rispetto a quella che hanno nei paesi vicini. In Austria, Svizzera, Belgio, Francia e Inghilterra ci si sente più al sicuro che da noi, ed è un peccato, perché al netto delle teste di c***o (presenti anche tra gli automobilisti), la bicicletta deve essere tutelata e propugnata. È il mezzo che consente di fare la spesa, di andare al lavoro, di svagarsi e di viaggiare in modo sostenibile e coinvolgente. Sarebbe ora di rendersene conto.
I Fuorigiri, Andrea, Elia e Martin, vi ringraziano per tutti gli incoraggiamenti e le belle parole e con una meritata pinta in mano vi salutano calorosamente da Londra.
A 'n altra de pu bele!
-Londra