28/03/2023
CONNETTERE… COSA?
Il termine “connessione” fa riferimento ad uno dei principi più comuni delle arti marziali. Non è prerogativa esclusiva di questa o di quell’altra disciplina, non riguarda soltanto il Taijiquan o l’Yi Quan; infatti sono molti i maestri che utilizzano questo termine anche nell’ambito dello Shaolin, del Wing Chun o del Karate.
La connessione riguarda innanzi tutto il legame che deve essere creato fra mente, intenzione e corpo; questo legame deve quindi produrre una sorta di collante percettivo-energetico in grado di stabilire una chiara relazione di interdipendenza fra le diverse parti del corpo; primariamente le spalle con le anche, i gomiti con le ginocchia, i piedi con le mani… ma non solo.
La qualità della connessione dipende dalla profondità con la quale percepiamo il nostro corpo, il nostro assetto posturale e i nostri schemi motori; una buona connessione comporta quindi la comprensione profonda dell’integrità strutturale del corpo e permette di esprimere il movimento in maniera unitaria, potente e ‘totale’.
Lo sviluppo della connessione passa attraverso la focalizzazione della mente sul corpo, tramite un ascolto attento e continuo della sua struttura:
- in stato di quiete (ad esempio, attraverso il Qi Gong statico, il Nei Gong, la meditazione da seduti e in piedi...);
- nel corso di movimenti elementari (camminata lenta e consapevole nelle diverse direzioni);
- nell’esecuzione di movimenti complessi, come le forme marziali;
- nell’interazione dinamica, anche aggressiva, con un avversario.
Il bisogno di ricevere dal corpo molti feedback e la necessità di regolare costantemente il suo assetto e la sua connessione vengono aiutati da un’esecuzione lenta e consapevole del movimento. È anche importante percepire il “centro” quale fonte di ogni movimento.
Non si tratta, quindi, di curare il movimento soltanto da un punto di vista meccanico, o di affinare costantemente la tecnica. Occorre percepire le più piccole variazioni del tono muscolare profondo, la distensione dei tendini, regolando nella maniera ottimale l’angolo di ogni singola articolazione (caviglia, ginocchio, anca, spalla, gomito, polso) alla continua ricerca della più armoniosa sincronia Yin/Yang, per cui mentre un muscolo si tende un’altro si rilassa (ad esempio, tricipite e bicipite); quando qualcosa sale qualcos’altro scende (ad esempio, il rachide si distende mentre le spalle e il torace affondano); un’articolazione apre un’altra chiude (ad esempio, se le anche sono in connessione, la rotazione a spirale delle teste dei femori crea una coppia di forze capace di generare una energia cinetica insospettabile).
La connessione, infine, permette anche di ottimizzare la “risposta” del suolo, attraverso una ritrovata capacità del corpo di… “affondare”. Ogni movimento può essere così espresso in maniera unitaria e potente, come manifestazione del corpo nella sua interezza e nel suo legame possente e indissolubile col suolo che lo sostiene.
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Il disegno è stato adattato in italiano da un originale realizzato da "Brisbane Taiji Chen".