03/01/2026
Essere “troppo buoni” è davvero una scelta?
Molti di noi si sentono dire spesso: “Sei troppo buono/a!” e magari pensano che sia un complimento.
Ma cosa succede quando dietro a questa definizione c’è una realtà ben diversa?
La verità è che spesso chi viene definito “troppo buono/a” ha imparato a dire sì per paura.
Paura di non essere accettato/a, paura di non essere ascoltato/a, paura di mettere in difficoltà,
paura di essere rifiutato/a.
Crescere in un ambiente dove le proprie richieste, desideri e bisogni non trovano spazio, dove l’unico modo per essere “valid@” è essere sempre in ascolto degli altri e non chiedere mai niente per sé, può portare a dinamiche distruttive.
Quando i genitori (o le figure di riferimento) chiedono ai propri figli di essere “buoni e bravi”, cosa intendono veramente?
Che non debbano metterli in difficoltà, che non debbano esprimere bisogni che potrebbero essere complicati da gestire.
Questo può trasformarsi in un pattern che seguiamo per tutta la vita.
Nelle relazioni di coppia, ad esempio, chi ha vissuto queste dinamiche spesso non riesce a chiedere per sé, a mettere dei confini chiari.
Così, finisce per cercare partner che ripetono inconsciamente lo stesso schema.
Si dice sì per paura, non per scelta.
E spesso non si valorizza veramente ciò che si riceve dagli altri, perché manca quella consapevolezza del proprio valore.
💭 La domanda è: come possiamo fermare questo meccanismo? Come impariamo a dire “no” senza paura? Come iniziamo a chiedere ciò di cui abbiamo davvero bisogno, senza sentirci in colpa?
Non è mai troppo tardi per riprendere in mano il nostro diritto di essere ascoltati/e e rispettati/e.
È un cammino difficile, ma l’unico che ci permetterà di vivere relazioni autentiche e piene di rispetto reciproco.
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Info in bio del percorso “Il Cigno Nero”