16/12/2020
Lo scilift Aela e i suoi volti
Un ringraziamento per Esther e Franco
Chi sin da giovane ha frequentato i pendii dell‘Aela ha sviluppato un rapporto particolare con quella montagna. Per molti di noi perdersi nel bosco silenzionso tra i cumuli di neve, spesso nel bel mezzo di una nevicata, significa dimenticare le preoccupazioni quotidiane per un istante e ricaricarsi di energia positiva. L’Aela è un luogo mitico, colmo di significati che solo chi la fequenta conosce. Il famigerato “ripido”, ovvero un tratto di scilift che conosce pochi eguali in fatto a pendenza; il “bosco grande”, dove tutti i più piccoli hanno potuto fare le loro prime esperienze di fuori pista, il “canalone”, o il “pian cavai”, da fare rigorosamente a uovo: sono innumerevoli le esperienze che ognuno di noi ha vissuto e porta sulla propria pelle.
Aela è, per chi la frequenta, uno stato d’animo, un luogo rifugio di libertà. E se ancora è così dopo tanti anni, il merito va anche dato ai suoi vigili guardiani: Esther Ritter e Franco Perotti.
Instancabile, rude montanaro dal grande cuore, la missione di Franco è sempre stata chiara: rendere l’Aela bella e libera per chi la vive. Già in autunno lo si può scorgere sul pendio, durante le lunghe settimane passate a preparare le piste con la neve che il cielo gli concede. E così l’inverno, innevato o meno, durante il quale assicura il più possibile i passaggi pericolosi dalle valanghe o dagli ostacoli, perché l’Aela rimanga quel luogo che dev’essere per chi ne conosce i segreti. Tutti conoscono il Franco, si fermano a salutarlo tra una discesa e l’altra, scambiano con lui le ultime informazioni su innevamento, tempo, piste, ma anche su quello che succede in valle. Franco è colui che fa gli onori di casa, che rende la giornata sull’Aela un momento speciale, più di una semplice sciata.
Esther, invece, lavora dietro le quinte e si occupa di far quadrare i conti: apparentemente più semplice e ordinario, il suo è compito fondamentale e difficile. Uno scilift di paese non ha mai generato degli utili veri e propri e il suo giostrarsi fra i numeri per far quadrare i conti non è meno complicato dello spianare con il gatto la parte ripida “della nera”: senza di lei il buon vecchio motore dello skilift non girerebbe. Così, benché la Esther non si veda molto sulle piste, il frutto del suo lavoro è fondamentale.
Purtroppo oggi l’Aela deve salutare proprio queste due figure, così importanti per la sua sopravvivenza e identità. Franco si concede la meritata pensione, Esther dopo tanto tempo volge lo sguardo ad altri progetti. Siamo certi che la loro dedizione, il loro amore per questa montagna all’imbocco dell’Engadina, affacciata sulla Bregaglia, saprà dare slancio a chi riprenderà il loro lavoro d’ora in poi. Prima di lanciarci nuovamente nel canalone, prima di tornare sul ripido o di affrontare con speranza il pian cavai, vogliamo ringraziare una volta ancora Franco e Esther per tutto ciò che hanno fatto per lo scilift dell’Aela, per Maloja e la Bregaglia. La non facile situazione attuale, tra mancanza di fondi e dubbi sul rinnovo della concessione, non gli hanno reso la vita facile; loro hanno sempre risposto presente. Grazie.
Auguriamo a Esther e Franco tante soddisfazioni per i progetti futuri, sicuri che serberanno i migliori ricordi dell’Aela cosi come noi, con un pizzico di nostalgia, ci ricorderemo di loro ogni volta che torneremo a calcarne le piste.
Sabato 19.12.2020 si riparte così nella nuova stagione con novità e con l’incertezza Covid. Grazie al supporto ed un nuovo contratto di servizio con la Corvatsch AG possiamo regalare pure quest’anno belle ore spensierate sulle nevi naturali di Maloja a chi ci visita. Vi aspettiamo!
Skilift Aela Maloja