21/01/2026
Mi sveglio più incazzato di ieri. La notte non porta consiglio e nemmeno consolazione.
La metamorfosi tra il primo e il secondo tempo è una delle cose più oscene che abbia mai visto nella mia vita da tifoso.
All'intervallo, col Napoli in vantaggio, la mia unica preoccupazione è di farne un altro paio per la differenza reti.
Invece il Napoli rientra nello spogliatio in totale controllo e fiducia, ed esce scarrafone kafkiano.
Eravamo partiti con l'approccio giusto nel primo tempo: possesso e pressione contro un Copenhagen intimidito e arrugginito.
Hojlund al decimo di poco sopra la traversa su lancio di Vergara.
Poco dopo è lo stesso Vergara che riceve da Scott: suola, tiro a incrociare col destro e palla che sfiora il palo.
Lobotka per Di Lorenzo, palla dentro e cross non indimenticabile del capitano che il portiere respinge, ma cinque nostri giocatori a occupare l'area ed Elmas al limite.
Il dubbio non è se il Napoli avrebbe segnato, ma quando.
Prima del goal però c'è l'espulsione alla mezz'ora di Delaney. Tre minuti dopo, lo stacco di McTominay a regalarci il meritatissimo vantaggio.
Il campanello d'allarme suona al 60'. Su angolo dalla destra, Madsen va alla conclusione fiacca coi piedi sull'area piccola. Un goal divorato.
Il Napoli, però, non lo sente. Continua a subire la pressione dei danesi e non riesce a riprendersi la gara in superiorità numerica. In realtà, che loro giochino con un uomo in meno, nel secondo tempo non si vede mai.
Il pasticcio avviene al 68'. Non solo a difesa schierata, ma con tutto il Napoli in un fazzoletto di pochi metri.
Di Lorenzo e Buongiorno indicano entrambi Jordan Larsson: prendilo tu, no tocca a te, ma invece non lo prende nessuno.
Riceve, la dà in profondità ad assecondare lo scatto di Elyounoussi, la palla carambola tra le gambe di Juan Jesus e Buongiorno entra in maniera scomposta fotografando la sua mediocre condizione attuale.
Di testa, prima ancora che coi piedi, perché da quel momento Alessandro appare davvero sull'orlo di una crisi di nervi.
La beffa è che Milinkovic Savic il rigore lo para pure, ma la respinta finisce comoda sui piedi dello stesso Larsson.
Il Napoli va all'assalto finale con Lucca, Ambrosino e Lang dentro.
All'83' il portiere vola su un colpo di testa di Olivera sotto la traversa.
Arriva invece a una manciata di secondi dal 90' la scellerata conclusione di Lucca. Da ottima posizione, schiaccia troppo e il pallone rimbalza davanti alla porta spegnendosi alto sul fondo.
Il fischio finale arriva dopo quasi 8 minuti di recupero, in cui però non succede niente di rilevante, nonostante tanti giocatori offensivi in campo.
Questo Napoli ha mille giustificazioni, ma ieri sera non può invocarne nemmeno una.
Partita buttata, morale sotto i tacchi e domenica la Juve.
Qualificazione appesa a un filo e francamente immeritata per quello che abbiamo visto finora. Campionato che passa per la cruna dell'ago tradizionalmente stretta e sofferta della trasferta di Torino.
Speriamo in una prova d'orgoglio: ne servirà tanto per restare aggrappati.
RDI