04/07/2023
Quinto appuntamento con la rubrica sulla figura dell’allenatore, questa settimana è il turno della leadership autentica del boemo Zdenek Zeman.
Il materiale, a disposizione di chiunque voglia crescere e confrontarsi, è frutto degli studi di una appassionata della materia,che risponde al nome di Simonetta Venturi.
Buona lettura 📖 a tutti. ⚽️ 🧠
- « Non credo il mio gioco sia il migliore. Però è mio, ci ho passato la vita, ho cercato di fare il meglio
possibile, ho cercato di migliorare, ho cercato di fare di tutto per poter dare soddisfazioni a chi ci viene a
vedere, e anche ai giocatori, che se si accorgono che riescono a migliorare sono contenti anche loro » . ZZ
Zdeněk Zeman ha molto a che fare con la Leadership. Perchè ci costringe a capire cose che la riguardano.
Perché è un Mister che non ci lascia mai indifferenti e ci costringe, nella battaglia, a schierarci da qualche parte,
la sua, quella avversa o le 1500 che stanno nel mezzo. Il filo rosso che unisce tutti i capitoli della sua vita e delle
esperienze professionali segue delle chiare linee guida che non sono mai cambiate negli anni, che agli occhi dei
detrattori appaiono ageé, antiquate, non adeguate al ritmo di un calcio che cambia...insomma, come direbbe
Guccini “ Abito sempre qui da me ...” Eppure tifare una squadra di Zeman significa anche oggi essere
all’avanguardia e non perdere mai la speranza fino al 90’ e oltre. E’ capitato anche nell’ultimo confronto Pescara-
Foggia 2-2, turno di play-off preliminare per accedere alla serie B: tutto esaurito allo Zaccheria, 20.000 biglietti
venduti a tempo di record, considerando l’affluenza di appena 3000 tifosi di qualche mese prima: Zeman a 75
anni è ancora una volta capace di portare l’entusiasmo tra la gente della curva con “un gioco offensivo,
spettacolare, a 1000 all’ora, senza calcoli, coraggioso, innovativo, votato al più che a ” A.D.C.
Una carriera tra alti e bassi, dicono, quella di Zeman , Paradiso o Inferno, come nelle partite delle sue
squadre: numeri da pallottoliere o sconfitte deprimenti. E’ certo però che, nel primo caso, è stato in grado di
toccare vette altissime: “ Così si gioca solo in Paradiso “ fu il commento dei giornali di lunedi 30 ottobre
1995, dopo Lazio-Juventus 4-0. Anche se il calcio degli ultimi anni gli ha riservato un posto non primario tra
squadre di provincia – Salernitana, Lecce, Pescara-, Zeman rimane senza dubbio un allenatore capace di dire
ancora parole, di suscitare spettacolo ed emozione tra la gente, un Mister generatore di modernità con la sua
interpretazione del gioco puramente offensiva; Zeman è riuscito ad inanellare grandi imprese, svariate stagioni di
miglior attacchi e di peggior difese, sempre e comunque altissime anche a palla scoperta, mai sfiorate dall’idea di
un posizionamento di cautela. Chiaramente una medaglia a doppia faccia, boccone troppo prelibato il suo 4-3-3
per i plotoni schierati di match-analisti. Ma la sua leadership si disvela proprio in questa alterigia, nella caparbietà
di un visionario che ancora riesce a motivare i giocatori delle squadre attraverso i dogmi del suo credo, principi
duri come pietra, simili al suo profilo da Mount Rushmore : l’alternativa tra il prendere o il lasciare. In più di 50
anni di carriera, dall’esordio nel 1969 con il Cinisi fino al Pescara versione 2023, Zeman ha avuto tempo di
diventare leggenda imprudente, sempre nel rispetto etico delle regole però, spesso controcorrente: “U mutu” ha
saputo indicarci una via, dribblando con maestria certe Tv del superfluo, stravolgendo pronostici con la sua triade
d’attacco, sfidando e ridicolizzando l’italico gioco sparagnino, insegnando a tutti l’autentico attaccamento ai colori
sociali, valore impolverato fin dai tempi di un calcio ostaggio delle banche, in ammollo nel soldo come il Franco
Cerri di un’antica pubblicità. Lasciando tra le pietre della strada che da Praga lo ha portato fino alla sua attuale
abitazione di Collina Fleming in Roma perle assolute, talenti da lui scoperti o lanciati come Amedeo Carboni nel
Parma 1987, Totò Schillaci (Messina 1988), Beppe Signori, Roberto Rambaudi, Francesco Baiano, il famoso
tridente del Foggia dei miracoli, i russi Igor Shalimov e Igor Kolivanov, il rumeno Dan Petrescu, Francesco
Mancini (Foggia 1991), l’argentino Josè Chamot, Pasquale Padalino che farà esordire contro il Torino a soli 17
anni. E ancora , Luigi Di Biagio nel Foggia 1992, Giovanni Stroppa, Andrea Seno, ( Foggia 93-94) A lessandro
Nesta, Marco Di Vaio, P avel Nedved, Aron Winter, Pierluigi Casiraghi (Lazio 1994-95), D aniel Pablo Osvaldo,
Paulo Sergio, Marcos Cafu e Vincent Candela, Francesco Totti, Eusebio Di Francesco, Damiano Tommasi , Marco
Del Vecchio ( Roma 1997), Amauri ( Napoli 2001), Fabio Vignaroli ( Salernitana 2001 ) Pierpaolo Bresciani,
Simone Romagnoli, M arek Hamsik (Brescia 2005-06) , Antonio Carlos Zago, Vitali Kutuzov, Mirko Vucinic, Valeri
Bojnov, Marco Sau ( Foggia 2010 )L orenzo Insigne, Ciro Immobile e Marco Verratti ( Pescara 2011) Marcos
Antonio Marquinos, Alessandro Florenzi, Mattia Destro (Roma 2012), Godfred Donsah(Cagliari 2014).Solo per
nominare quelle più pregiate. Di perle. Difficile per la maggior parte dei suoi colleghi ba***re un simile record.
Non è per tutti saper offrire un senso compiuto a delle potenzialità in nuce. Ragazzetti sbrufolosi, bravi ma
ancora incerti, che si sono trasformati, grazie alle possibilità offerte da Zeman e dal gioco delle sue squadre in
calciatori di spessore, molti dei quali finiti in Nazionale. In questo momento pronunciare questa parola ci fa male.
Mentre ci lecchiamo le ferite e ci domandiamo a vari livelli cosa può esserci sfuggito, quanto abbiamo sbagliato
per essere scaraventati così tristemente in basso nel ranking mondiale, ripensiamo ad una frase del boemo: “Non
soccombere non è esattamente vincere” “Se molli Zeman l’Avellino si salva”: come ci appare spregevole, oggi, questa frase rivolta al presidente
Casillo nell’anno 2004 e conservata tra le intercettazioni telefoniche del letamaio di Calciopoli. Indegna e
riprovevole se paragonata alle indubbie qualità di leadership di questo Mister mai banale, mai scontato. A 75
anni ancora sulla breccia, per la fortuna dei calciatori che avrà la possibilità di incontrare. -
SEI UN AUTENTICO? DOMANDE CONSAPEVOLEZZA
Nel libroedito nel Novembre 2022 Zdeněk Zeman con Andrea Di Caro ci raccontano la lunga e intensa esperienza professionale dell’allenatore boemo. Molte delle riflessioni possono sostenerci nel percorso intrapreso verso la consapevolezza dell’essere LEADER nel calcio oggi.
1.”Non sono mai esploso di gioia ma ho visto i miei tifosi pazzi di felicità. Ho sempre pensato che il mio lavoro consistesse nel far provare emozioni agli altri” ZZ. Al termine di un incontro vinto a chi rivolgi sinceramente la tua gioia? A te stesso, ai giocatori, alla tua famiglia?
2.”Non ho mai avuto un sorriso stampato sul volto quando ho visto i giocatori divertirsi. Eppure dentro, in silenzio, a modo mio quello che hanno vissuto apertamente loro, l’ho vissuto anch’io” ZZ Come manifesti le tue emozioni ed i tuoi pensieri alla squadra? Sei autentico, senza filtri? Ricerchi le parole adatte ad ogni circostanza? Trattieni ciò che provi? Da cosa dipende?
3.Quanto ti piace stravolgere i pronostici?
4.Non esisteva per me un bivio. Non c’era altra strada da prendere: la bellezza è dire NO di fronte alle ingiustizie” ZZ. La storia di Zeman ci mostra chiaramente il fatto che schierarsi significa subire delle conseguenze. Sei uno che si schiera chiaramente oppure sei ?
5. Zdeněk è un nome che proviene dalla radice Zidati: costruire, creare. E’ il mio destino perché ho sempre cercato di creare qualcosa che lasciasse il segno” ZZ. Ti sei mai posto in questa prospettiva? Pensi di più al presente o consideri di lavorare per il futuro?
6. “I risultati si ottengono solo quando alla qualità si aggiunge il sacrificio.” ZZ. Zdeněk Zeman è famoso per le sue impegnative proposte di allenamento considerate da alcuni “out of date” ma che costituiscono un messaggio chiaro per i calciatori delle sue squadre: “L’allenamento punta ad alzare la soglia della fatica e se non ti stanchi non migliori mai” Quali mezzi utilizzi per far comprendere alla tua squadra quali sono le vie per arrivare ai risultati?
7.”Il calcio italiano è sempre stato un , eccetto alcune nobili eccezioni. Io ho sempre pensato il contrario: un pressing ultra-offensivo” ZZ Nell’interpretazione del 4-3-3 ritenuto da Zeman IL MODULO PERFETTO per occupare lo spazio e mantenere distanze efficaci, il pallone come deve viaggiare?
8.Che opinione hai in merito alla classica preparazione pre-campionato? Ritieni sia fondamentale, pensi non abbia più senso nel calcio del 2023 o cosa?
9.Ti piace rischiare nel gioco, adotti soluzioni attendiste o ricerchi sempre un certo equilibrio?
10.”Il giocatore di talento non viene ingabbiato dallo schema, anzi, si esalta quando, con il pallone tra i piedi ha davanti a sé due o tre opzioni e le sue qualità gli permettono di scegliere la migliore” ZZ Questa è l’opinione di Zeman. Quale la tua?
11.” Oggi le squadre sono formate perlopiù da 11 individualità, ciascuna con il suo mondo. Io ho sempre cercato di creare prima di tutto un GRUPPO AUTENTICO, una squadra dove i giocatori giocassero bene insieme, perché solo attraverso il collettivo c’è l’esaltazione delle qualità del singolo ed i limiti di ciascuno vengono coperti” ZZ. La costruzione di un gruppo coeso ed efficace, di una squadra, non sempre risulta cosa facile. Quali sono le tue competenze in proposito? In cosa potresti migliorare?
12.” Non esistono partite p***e in partenza. Si gioca sempre 11 contro 11 e le misure del campo e della porta sono uguali per tutti.”ZZ. Soffri una certa sudditanza nei confronti delle squadre più blasonate del campionato o sai infondere fiducia nei tuoi giocatori sia che si tratti di affrontare la prima o l’ultima squadra della classifica?
13.”Prima dell’inizio del campionato tutti prevedevano la nostra disfatta entro le prime 5 partite. Tutti tranne che noi. “ZZ Sei un Mister che sa infondere fiducia e fierezza nella squadra, ti abbatti facilmente oppure sai trovare delle vie d’uscita? Quali?
14.Nel suo libro Zeman racconta di aver incontrato quelli che lui chiama “talenti dissipati”. E’ capitato anche a te? A tuo parere, potrebbero esistere delle strategie efficaci anti-dissipazione, contro il burn-out, l’abbandono precoce dei calciatori?
15.” Il derby è una partita come tutte le altre” ZZ. Anche per te è così? Riesci a trasmettere alla tua squadra adeguata serenità per superare l’emozione molto provinciale che si prova in questi pre-partita?
16.”Se la vittoria diventa indispensabile, ogni modo per ottenerla appare consentito. Il fine giustifica i mezzi. Ma il problema è culturale. ZZ. Rifletti sulla tua esperienza e sul tuo comportamento tenuto in caso di partite fondamentali per la classifica. Hai mantenuto la calma, sei stato adeguatamente chiaro e rigoroso con i giocatori, gli accompagnatori, i genitori oppure hai mantenuto le maglie larghe?
17.” Se si sorvola su uno scandalo poi è complicato avere la mano pesante quando ne scoppia un altro” ZZ. Sorvolando sui casi ben noti a cui Zeman si riferisce, sei portato a lasciar correre o no perdi occasione per stigmatizzare fatti incresciosi, comportamenti anomali o poco educati all’interno dello spogliatoio?
18.è una serie animata scritta disegnata e diretta da ZEROCALCARE. Un titolo che riassume in qualche modo l’esperienza di Zeman che amaramente ma con fierezza afferma “ Non sono riuscito a cambiare un certo mondo del calcio, ma certamente quel mondo non ha cambiato me” ZZ. Sei anche tu un Mister non negoziabile o negli anni sei diventato più malleabile, ti sei rassegnato a pochi campi messi male, spogliatoi in degrado, ragazzi senza freni, qualità scarsa, orari inadeguati, rimborsi ridicoli?
19.” Per formare delle squadre che funzionino serve un po' di pazienza e nel calcio purtroppo ce n’è sempre stata poca. Riuscire a far competere i ragazzi che partivano da più lontano è stata una mia grande soddisfazione” ZZ. Qual è la tua esperienza in proposito? Il settore giovanile dove ti trovi ad operare è una fucina di talenti oppure si punta sempre a risultati precoci, ad esordi anticipati che privano i giovani calciatori del tempo giusto per maturare un’adeguata esperienza?
20.” Non ci sono aree che un allenatore si può permettere di non conoscere perché anche quando ha uno staff deve essere il punto di riferimento di tutti” ZZ Una spietata disamina sulle tue competenze è necessaria sempre, e l’estate è il tempo migliore per colmare alcune lacune con la leggerezza e la certezza che la vita ci darà sempre un’ulteriore possibilità per essere un Mister migliore.