14/04/2026
Siamo solidali con la società di pallanuoto paralimpica e la sua allenatrice Laura Perego.
Riteniamo increscioso che, a pochi mesi dall'inizio di un campionato, si cambino le regole BASILARI che determinano la possibilità di schierare in acqua un sette che risponda a queste regole, vanificando gli sforzi immani (che non si limitano ad un paio di mesi, ma ad un'intera annata sportiva!) di società paralimpiche che, a causa dei numeri risicati di risorse umane, faticano anni e anni per riuscire a comporre una squadra in qualsiasi specialità.
Mi meraviglia che il nuovo corso federale, che si è anche recentemente espresso come attuatore di uno sviluppo "dal basso", possa dimostrare tale spregio del lavoro delle società che sono la brace del fuoco che deve (dovrebbe?) ardere in tutti noi per il primario fine comune che è il benessere psicofisico degli atleti con disabilità, valorizzando i loro sforzi e preoccupandosi di dare loro il massimo delle possibilità innanzitutto di "scendere in campo" (o in acqua, come in questo caso), perché per tutti gli atleti di tutta Italia questo DIRITTO è negato dalla mancanza di impianti adeguati (accessibili e fruibili), dalla mancanza dei mezzi necessari per la pratica sportiva (carrozzine, protesi e qualsiasi ausilio) sia a livello ludico-motorio che a livello agonistico, e, ultimo ma non ultimo, dalla mancanza di società sportive specializzate nella disciplina sportiva che si anela di poter praticare.
Mi lascia basito che si trascuri una regola non scritta di qualsiasi programmazione federale, al di là che questa sia giusta o non giusta, perché qui non si discute della regola (e in altre occasioni se ne discuterà) ma della tempistica: quando si cambiano le regole di una gara non lo si può fare a gara in corso ma neppure a ridosso di questa, ma si applica di solito per l'anno successivo, dimostrando così davvero di rispettare e riconoscere il lavoro che le società, prive di qualsiasi sostegno economico e organizzativo, da qualsiasi parte possa o debba provenire, fanno per portare avanti le loro attività.
Ricordiamoci l'aspetto imprescindibile e oggettivo che si DEVE tenere sempre presente: almeno la metà degli aspiranti atleti con disabilità (il che equivale a dire dei possibili futuri campioni paralimpici) che si vedono una porta sbattuta in faccia non cerca altre possibilità, ma rinuncia e torna, nella migliore delle ipotesi, a chiudersi in casa.
Intanto oggi abbiamo perso, almeno per quest'anno, un'intera squadra. E così non si può andare avanti.
IL PRESIDENTE
Maurizio Melis