26/05/2026
🎤 Urbano Cairo ai microfoni Sky: Avete sempre fatto grandi cessioni: avete già individuato il fiore all'occhiello della campagna cessioni di quest'estate?
“Ma non è che vogliamo fare cessioni... Purtroppo le fanno tutti e qualcosa va fatto. Ci sta, perché a volte i giocatori vogliono cambiare aria, hanno delle opportunità... Vediamo, la partita è appena cominciata”.
All'inizio pensavamo tutti che il Torino avesse fatto una buona campagna acquisti.
“Beh alla fine siamo arrivati 12esimi, siamo migliorati alla fine. I giocatori dipendono molto dall'allenatore che scegli, dal modulo che l'allenatore vorrebbe implementare, da quanto questo modulo è compatibile con la squadra che avevi e coi giocatori che hai. Ora stiamo vedendo le cose con molta attenzione...”.
Volete proporre un calcio più pimpante come il Como? Anche per portare più gente allo stadio?
“Il fatto che la gente venga allo stadio, si diverta, veda ragazzi del nostro settore giovanile che crescono, sono temi molto importanti. Poi Torino è una piazza molto esigente e se arriva un allenatore giovane deve avere già una certa scorza per riuscire a gestire una piazza che ha una domanda molto forte. Perché ci sono ricordi importantissimi del passato. Bisogna stare attenti a fare le cose giuste, perché se scegli una filosofia devi essere capace poi di implementarla, senza fare poi nuovi passi indietro”.
C'è un po' di amarezza e disappunto in quello che dice?
“Ma no, non c'è amarezza. Ci sta, purtroppo le contestazioni sono all'ordine del giorno, dappertutto... Anche per chi ha vinto scudetti, senza fare nomi. Ma conta capire che il mondo è questo, accettarlo e fare le cose migliori possibili, a prescindere che tu abbia il sostegno o meno. Se fai le cose bene, poi magari il sostegno ritornerà. Se invece arriverà qualcun altro, io lascerò!”.
Quanto è stata toccata la sua passione per il Toro da queste critiche?
“Non è mai stata minimamente toccata, io dedico al Torino la stessa passione e impegno che mettevo all'inizio. Poi io vedo le cose: negli anni '40 il Torino era una cosa pazzesca, negli anni '70 pure. Ma il mondo è cambiato, i fatturati contano molto di più di quanto non contavano 50 anni fa. Io ho preso un Torino fallito, che nei 10 anni prima di me aveva fatto 6 anni in B. Siamo in Serie A da 14 anni di fila, prevalentemente nella parte sinistra, con dei settimi posti. Abbiamo ricostruito il Filadelfia, con altre componenti, ma io ci ho messo personalmente una quota di investimento importante a fondo perduto, ma l'ho fatto volentieri perché era importantissimo che quel Filadelfia, che era demolito, distrutto, uno scempio, rinascesse e fosse ricostruito. Il Robaldo è pronto: 4 campi bellissimi per i giovani. Il settore giovanile ha sfornato 50 giocatori per la Serie A e per le altre squadre”.
Menzioniamo anche la solidità economica, in un contesto di tante società che sono in difficoltà, il Torino non lo è mai stato...
“Anche quest'anno noi potremo fare mercato tranquillamente, senza alcun tipo di blocco. Io dico: questo è quel che ho fatto. Poi se qualcuno meglio di me arriva, si presenta, io sono felice! Se il Toro fa bene, io sarò il primo tifoso! Magari vado anche in Maratona se mi accolgono, sennò vado in Tribuna. Quello che conta però è che il Toro sia sempre sugli scudi, faccia bene”.