10/08/2026
Il problema non è soltanto come alleniamo i ragazzi, ma con quale bagaglio motorio arrivano oggi al campo.
Quando ero bambino, prima ancora di iniziare seriamente a giocare a calcio, facevamo ginnastica a scuola, ricreatorio, nuoto, basket, pallavolo, corsa campestre e soprattutto passavamo ore a giocare liberamente. Senza rendercene conto costruivamo coordinazione, equilibrio, agilità , capacità di adattamento e fantasia.
Oggi gran parte di quel movimento spontaneo è diminuito. Anche fonti pediatriche sottolineano che i bambini tendono a muoversi meno rispetto ai decenni passati.
E allora continuo a farmi la stessa domanda: possiamo allenare i bambini di oggi come allenavamo quelli di trent'anni fa?
Per me no.
Se la strada, il cortile e tante esperienze motorie sono venute meno, dobbiamo avere la capacità di portare la strada dentro la Scuola Calcio.
Nell'attività di base dobbiamo restituire ai bambini gioco, movimento, coordinazione, situazioni da risolvere, libertà di scelta, possibilità di sbagliare e anche esperienze motorie differenti.
Non dobbiamo avere fretta di formare il calciatore.
Prima formiamo l'atleta e la persona. Poi alleniamo il giocatore.
Sono anni che porto avanti questo pensiero, spesso sentendomi anche fuori dal coro. Leggere e ascoltare oggi sempre più persone parlare degli stessi problemi mi dà almeno una soddisfazione: forse la strada che vedevo tanti anni fa non era poi così sbagliata.
Il calcio è cambiato, i bambini sono cambiati e la società è cambiata.
Se è cambiato chi abbiamo davanti, deve cambiare anche il modo in cui lo formiamo.